Sciopero della fame: come funziona, conseguenze per l’organismo e quanto tempo si può stare senza mangiare

Ilena D’Errico

3 Febbraio 2023 - 21:28

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Lo sciopero della fame di Cospito ha ormai superato tempistiche record. Ecco cosa succede all’organismo quando ci si priva dell’alimentazione e quanto si può sopravvivere.

Sciopero della fame: come funziona, conseguenze per l’organismo e quanto tempo si può stare senza mangiare

Alfredo Cospito, detenuto al 41 bis, ha ormai superato un centinaio di giorni di sciopero della fame e ormai non si parla d’altro. In effetti Cospito grava in condizioni molto delicate, come confermato dai pareri medici e dal recente incidente. In molti si stanno schierando contro la sua detenzione nel carcere duro, perciò il digiuno prolungato sembra aver sortito l’effetto sperato. In ogni caso, la pratica del digiuno come forma di protesta pacifica si è consolidata da molto tempo. Peraltro, lo sciopero della fame è molto spesso impiegato dai detenuti, i quali non hanno altro modo di protestare efficacemente senza creare disordini. Ci si chiede, quindi, come funziona lo sciopero della fame e per quanto tempo può essere prolungato ma, soprattutto, quali sono le conseguenze che ne derivano.

Per quanto tempo si può stare senza mangiare?

Il nutrimento è essenziale per il funzionamento del corpo umano, proprio come l’idratazione. A differenza di quest’ultima, però, il cibo può essere eliminato per un digiuno prolungato. Gli uomini, infatti, possono sopravvivere a digiuno per circa 24-30 giorni, oltre i quali sopraggiunge la morte. Evidentemente, quindi, qualsiasi digiuno che si prolunga oltre questo periodo non è assoluto, ma questo non significa che sia privo di conseguenze. La risposta dell’organismo al digiuno si articola infatti in quattro fasi distinte e consecutive:

  • Periodo postassorbimento.
  • Digiuno breve.
  • Digiuno medio.
  • Digiuno prolungato.

Conseguenze del digiuno per l’organismo

Il periodo postassorbimento è assolutamente fisiologico e privo di conseguenze, in quanto si verifica non appena passa qualche ora dall’ultima assunzione di cibo. Nel dettaglio, si parla di periodo postassorbimento per definire l’intervallo di tempo che intercorre fra il completo assorbimento degli alimenti da parte dell’intestino tenue e la successiva alimentazione. In situazioni normali, perciò, questo periodo si prolunga per circa 4 ore.

In ogni caso, durante il periodo postassorbimento si assiste all’aumento progressivo della glicogenolisi epatica (la scomposizione del glicogeno in singole unità di glucosio a servizio dell’organismo. Si tratta di un processo fondamentale, in quanto permette di far fronte senza troppi inconvenienti al calo glicemico e fornisce il glucosio ai tessuti esterni al fegato.

Il digiuno breve, invece, caratterizza le prime 24 ore di privazione alimentari, le quali iniziano a comportare alcune conseguenze. In questo periodo, inizia a diminuire la scorta di glucosio, perciò i tessuti iniziano a utilizzare gli acidi grassi, così da riservare il glucosio al cervello e ai globuli rossi. Nonostante ciò, a causa del digiuno è impossibile per il fegato produrre l’ammontare di glucosio richiesto, e inizia una via emergenziale: la gluconeogenesi. Quest’ultima è pur sempre una sintesi del glucosio, che tuttavia parte da sostanze diverse dai carboidrati, principalmente dagli amminoacidi.

La gluconeogenesi si accentua progressivamente anche nel digiuno medio, continuando a utilizzare gli amminoacidi. Questi ultimi derivano dalla degradazione delle fibre muscolari, e non avendo il corpo umano riserve proteiche, le conseguenze sono:

  • Riduzione della massa muscolare;
  • debolezza;
  • apatia;
  • aumento dell’acidità ematica (a causa della chetosi).

In ogni caso, il quantitativo prodotto dalla gluconeogenesi diminuisce progressivamente, andando a intaccare tutto l’organismo. Dopo il 24° giorno di privazione alimentare, circa, si parla di digiuno prolungato. Superato questo termine il corpo ha finito di sfruttare tutte le risorse proteiche, con conseguenze progressive:

  • Disidratazione;
  • edema;
  • abbattimento del sistema immunitario;
  • efficienza respiratoria ridotta;
  • morte.

Alfredo Cospito e lo sciopero della fame

La situazione di Alfredo Cospito appare senza dubbio rientrare nel digiuno medio/prolungato. In effetti, la dottoressa di fiducia di Cospito ha spiegato che il detenuto si trova ormai in condizioni di estrema debolezza muscolare, tanto da non riuscire a mantenere la posizione eretta e cadere frequentemente. L’avvocato di Cospito ha anche ottenuto un’anticipo dell’udienza fissata per marzo, in quanto la dottoressa ha stimato che Cospito non riuscirà a sopravvivere fino ad allora.

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