Lo sciopero dei tir, già in corso in Sicilia, potrebbe presto spostarsi in tutta Italia: camionisti fermi dal 20 al 25 aprile contro il caro carburante.
I camionisti hanno annunciato uno stop di sei giorni in tutta Italia. Dopo lo proteste già in corso in Sicilia contro il caro carburanti provocato dalla crisi nello stretto di Hormuz, lo sciopero dell’autotrasporto potrebbe spostarsi anche nelle altre regioni: lo stop è previsto dal 20 al 25 aprile, ma è ancora in attesa di conferma da parte del comitato esecutivo. Fermare i tir metterebbe a rischio logistica, distribuzione e prezzi al consumo.
L’Unatras - Unione Nazionale Associazioni Autotrasporto Merci - denuncia un aumento dei prezzi dei carburanti legato alla guerra in Iran ricaduto totalmente sui lavoratori. Il comportamento della committenza, infatti, avrebbe provocato una compressione dei margini con un riduzione dei compensi che potrebbe arrivare fino a 40 centesimi al litro.
Ma nel mirino degli autotrasportatori c’è anche il Governo per la sua “mancanza di attenzione” alla problematica. Lo sciopero del 20-25 aprile potrebbe causare un blocco delle merci, svuotare gli scaffali dei supermercati e provocare un aumento generale dei prezzi.
Sciopero dell’autotrasporto dal 20 al 25 aprile
È stato proclamato un fermo nazionale dell’autotrasporto per sei giorni, dal 20 al 25 aprile 2026, contro l’aumento dei prezzi del carburante, che sono ricaduti pesantemente sui lavoratori, e contro l’inerzia del Governo di fronte a una situazione ormai insostenibile. La protesta, guidata da sigle come Trasportounito, infatti, nasce principalmente dal caro carburante (con il diesel che ha superato i 2 euro al litro) e dall’aumento insostenibile dei costi di gestione per le aziende del settore.
Per quasi una settimana, salvo eventuali revoche, si prevede il blocco dei mezzi pesanti in circa 100 città italiane, con assemblee permanenti nelle piazze indette da Unatras. Il rischio principale riguarda l’approvvigionamento dei supermercati e l’aumento dei prezzi legato alla scarsità delle merci a disposizione.
La Commissione di Garanzia per gli scioperi ha formalmente invitato le associazioni a riformulare o revocare il fermo, ravvisando possibili violazioni delle normative che regolano i servizi pubblici essenziali. Nonostante ciò, al momento le associazioni di categoria confermano l’emergenza del settore.
Sciopero dei camion: 5 giorni di stop in Sicilia
In Sicilia la protesta degli autotrasportatori è già in corso (fino al 18 aprile 2026) e ha coinvolto anche i porti e il trasporto intermodale. L’obiettivo è quello di sottolineare l’importanza del trasporto su gomma e via mare e per farlo è stato interrotto il rifornimento alla grande distribuzione organizzata, con ricadute dirette sui consumatori.
I lavoratori siciliani dell’autotrasporto chiedono quindi una serie di interventi:
- fare chiarezza sui calcoli e i criteri di pagamento del Sea Modal Shift, il contributo al trasporto combinato strada-mare;
- l’utilizzo dei fondi Ets versati dalle compagnie marittime al ministero dei Trasporti per finanziare il Sea Modal Shift;
- la proroga a Bruxelles dello stesso Sea Modal Shift che scadrà nel 2027;
- chiarimenti sull’introduzione dell’Ets2 nel 2028;
- un intervento sull’aumento del costo di traghettamento.
Camionisti fermi contro il caro carburante: i motivi e le richieste
In una nota diffusa la scorsa settimana, Unatras denunciava come le aziende dell’autotrasporto stiano oggi “lavorando in perdita” a causa del caro carburante e come “non sono più in grado di assorbire ulteriori rincari”. Lo stop indetto per la metà di aprile, quindi, va in questa direzione in attesa di un intervento a livello statale.
Le richieste dei camionisti sono piuttosto chiare:
- approvazione di un decreto attuativo con un credito di imposta da almeno 100 milioni di euro;
- ristori per il mantenimento degli strumenti di compensazione;
- interventi a sostegno della liquidità delle imprese;
- attuazione dei provvedimenti normativi e immediata compensazione per i rimborsi delle accise.
Fermare il settore del trasporto su gomma significherebbe mettere a rischio l’economia, considerando che la maggior parte delle merci italiane si sposta su camion. Uno stop prolungato dei camionisti potrebbe svuotare gli scaffali dei supermercati e provocare un ulteriore aumento dei prezzi dei prodotti di prima necessità.
© RIPRODUZIONE RISERVATA