Scatola di biscotti piena di libretti bancari. La scoperta shock di una pensionata di Fermo

Money.it Guide

27 Maggio 2026 - 16:03

Una consumatrice pensionata ha fatto una scoperta che potrebbe cambiarle la vita. Il tutto semplicemente ritrovando dei vecchi documenti in una scatola di biscotti

Scatola di biscotti piena di libretti bancari. La scoperta shock di una pensionata di Fermo
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Titoli dormienti, libretti persi e tesori nascosti nei cassetti di un comodino che possono valere una fortuna ancora oggi. Sembra impossibile ma la cronaca racconta di diversi episodi di “ritrovamenti”, di solito tra i vecchi documenti ereditati oppure nella famosa soffitta - o in cantina - delle case di una volta, quando si accumulava tutto fino a quasi a soffocare persino la memoria. Ecco, stavolta la storia della pensionata di Fermo passa ogni immaginazione.

Sì, perché in questo caso è una scatola di biscotti ad essere diventata una sorta di scrigno di tesori. Lì dove solitamente, una volta finiti i biscotti, si conservano aghi e utensili per lavorare a maglia - nella maggior parte delle famiglie italiane - c’erano dei libretti di risparmio dimenticati, dal valore di poche mila lire, alla data di emissione, ma che oggi possono davvero rappresentare una fortuna a cinque zeri. Ma il riscatto del tesoro non è così scontato.

Libretti bancari ritrovati: cosa è successo alla pensionata di Fermo?

La protagonista della vicenda è Liliana Marsili, pensionata residente a Fermo, nelle Marche. Stava semplicemente ordinando casa quando, frugando tra i vecchi ricordi, si è imbattuta in una di quelle anonime scatole di biscotti in metallo che nelle famiglie italiane non si buttano mai. Dentro, invece degli spilli o dei gomitoli di lana, c’erano tre libretti di risparmio cartacei emessi dalla storica Cassa di Risparmio di Fermo, istituto poi confluito nel tempo in altri gruppi bancari.

I titoli risalgono agli anni Sessanta e Settanta, con importi all’epoca compresi tra le mille e le cinquemila lire: cifre che, a prima vista, potrebbero far sorridere. Ma la donna ha fatto bene a non cestinarli. Rivoltasi a un’associazione di legali per ottenere assistenza, la sorpresa è arrivata dalla perizia: secondo i professionisti incaricati, il valore attuale complessivo dei tre libretti ammonterebbe a circa 73.000 euro, interessi e rivalutazione inclusi. Una fortuna autentica, rimasta sepolta in una scatola di latta per oltre mezzo secolo.

73mila euro ma c’è il rischio prescrizione: ecco cosa dice la normativa

Recuperare quei soldi, però, non è automatico. Il nodo centrale è la prescrizione: nei casi di vecchi titoli bancari o postali, chi li ritrova si sente spesso rispondere che il diritto al rimborso è ormai estinto per decorrenza dei termini. La legge italiana prevede in genere un termine decennale per far valere simili crediti, il che, su libretti degli anni Sessanta, sembrerebbe tagliare fuori ogni speranza. Ma i legali della signora Marsili puntano sull’articolo 2935 del Codice civile, secondo cui «la prescrizione comincia a decorrere dal giorno in cui il diritto può essere fatto valere».

L’argomentazione è chiara: se la donna ignorava l’esistenza stessa di quei libretti, il termine non potrebbe decorrere dalla data di emissione, bensì dal momento del loro effettivo ritrovamento. Una tesi tutt’altro che peregrina, già accolta in alcuni precedenti giudiziari. Il caso, intanto, riaccende i riflettori su un fenomeno vastissimo e spesso sottovalutato: secondo le stime degli esperti del settore, in Italia esisterebbero circa 10 milioni di titoli di credito «dormienti» ancora potenzialmente riscuotibili, per un valore complessivo che vale milioni di euro e che alimenta un contenzioso legale in costante crescita tra rimborsi, ricorsi e risarcimenti.

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