Dalle edizioni record - in crescendo - con Amadeus all’incredibile ritorno di Carlo Conti nel 2025, segnato da un nuovo boom di ascolti: dove si colloca Sanremo 2026?
Nel pieno della 76ª edizione del Festival di Sanremo, il dibattito sugli ascolti TV è già entrato nel vivo. E non potrebbe essere altrimenti: Sanremo resta il principale termometro dello stato di salute della televisione generalista italiana, un evento capace di polarizzare l’attenzione mediatica e, al tempo stesso, di generare aspettative enormi. Il problema, quest’anno, è che quelle aspettative si sono scontrate con una partenza più fredda del previsto.
Il confronto con il recente passato pesa come un macigno. Dopo il quinquennio targato Amadeus, culminato con edizioni da record assoluto e share stabilmente sopra il 60%, il ritorno di Carlo Conti nel 2025 aveva rappresentato una sorta di rassicurazione per Viale Mazzini: numeri altissimi, pubblico trasversale, Festival di nuovo centralissimo. Il 2026, però, racconta una storia diversa. Gli ascolti tengono, ma arretrano in modo netto. E soprattutto lo fanno in un contesto privo di grandi scossoni esterni.
A incidere, secondo molti osservatori, è una combinazione di fattori: un cast percepito come meno “evento”, l’assenza di veri big capaci di catalizzare l’attenzione del pubblico generalista, una scaletta solida ma giudicata da più parti piatta e prevedibile. Sanremo 2026 non è un Festival respinto dal pubblico, ma nemmeno uno che riesce a infiammare l’immaginario collettivo come negli anni scorsi.
Il risultato è un racconto mediatico ambiguo: share ancora altissimi, dominio totale della serata televisiva, ma un confronto diretto con il 2025 che risulta impietoso. Ed è proprio da qui che nasce la domanda che circola con insistenza: siamo davvero di fronte a un flop o semplicemente alla fine di una fase irripetibile?
Sanremo 2026 negli ascolti TV: cosa ci dicono i dati delle prime due serate?
I numeri delle prime due serate del Festival 2026 raccontano una storia coerente, ma non priva di sfumature. La prima serata, andata in onda martedì 24 febbraio, ha totalizzato circa 9,3 milioni di spettatori in total audience, con uno share medio del 58%. Un dato imponente se letto in isolamento, ma che diventa inevitabilmente più fragile se confrontato con il debutto del 2025, quando la stessa serata aveva superato i 12,2 milioni e sfiorato il 65% di share.
Il calo è netto: quasi 3 milioni di spettatori in meno e oltre sette punti percentuali di share persi. Eppure, Sanremo resta padrone assoluto della serata. La frammentazione dell’ascolto, la concorrenza praticamente azzerata e una durata molto estesa spiegano perché il Festival continui a cannibalizzare il prime time, lasciando alle altre reti soltanto le briciole.
Analizzando il dettaglio, emerge un andamento piuttosto classico: una partenza fortissima con Sanremo Start, oltre 12,8 milioni di spettatori, seguita da una prima parte stabile sopra i 12,7 milioni e da una seconda parte che, pur calando nei valori assoluti, mantiene uno share elevatissimo. Il pubblico resta sintonizzato, ma è meno numeroso rispetto a un anno fa.
La seconda serata, mercoledì 25 febbraio, conferma il trend. La media complessiva si attesta intorno ai 9 milioni di spettatori, con uno share che sale leggermente oltre il 59%. Anche qui il confronto con il 2025 è severo: allora si parlava di oltre 11,4 milioni e di uno share superiore al 64%. Il Festival perde ancora più di 2,5 milioni di spettatori, ma riesce a migliorare la performance percentuale rispetto alla prima serata.
Il segnale più interessante arriva proprio dallo share: la seconda parte supera il 62%, indicando che chi resta davanti allo schermo è fortemente fidelizzato. Non c’è fuga, non c’è rigetto. C’è semmai una platea iniziale più ristretta. Un Festival che non allarga il bacino, ma che continua a presidiare con forza il suo pubblico storico.
Ma Sanremo 2026 è davvero un flop? Il confronto con gli ultimi 10 anni
Per capire se parlare di flop sia corretto, serve allargare lo sguardo. Se si osservano i dati delle prime due serate negli ultimi dieci anni, il Festival 2026 non crolla affatto. Al contrario, si colloca nella fascia alta della serie storica, superando nettamente le edizioni pre-Amadeus e avvicinandosi ai valori medi del ciclo più recente.
La prima serata 2026, con il suo 58% di share, è inferiore ai picchi del 2023, 2024 e 2025, ma resta sopra molte edizioni considerate “solide” solo pochi anni fa. Lo stesso vale per la seconda serata, che con quasi 60% si posiziona ben al di sopra dei dati registrati tra il 2016 e il 2019.
Il problema, quindi, non è il dato in sé, ma il termine di paragone. Dopo aver abituato pubblico e addetti ai lavori a numeri eccezionali, ogni arretramento viene percepito come una battuta d’arresto. In realtà, Sanremo 2026 paga soprattutto l’effetto rimbalzo: il confronto con un 2025 eccezionale e con il quinquennio record di Amadeus.
Di seguito una tabella riassuntiva che colloca il 2026 nel contesto degli ultimi dieci anni-
| Anno | Conduttori | Ascolti prima serata (spettatori - share) | Ascolti seconda serata (spettatori - share) |
|---|---|---|---|
| 2017 | Carlo Conti / Maria De Filippi | 11,37 mln – 50,4% | 10,36 mln – 46,6% |
| 2018 | Claudio Baglioni | 11,60 mln – 52,1% | 9,69 mln – 47,7% |
| 2019 | Claudio Baglioni | 10,08 mln – 51,3% | 9,14 mln – 49,3% |
| 2020 | Amadeus | 10,05 mln – 53,9% | 9,69 mln – 55,5% |
| 2021 | Amadeus | 8,36 mln – 49% | 7,58 mln – 44,5% |
| 2022 | Amadeus | 10,91 mln – 57,8% | 11,32 mln – 58,7% |
| 2023 | Amadeus | 10,75 mln – 62,4% | 10,54 mln – 62,3% |
| 2024 | Amadeus | 10,56 mln – 65,1% | 10,36 mln – 60,1% |
| 2025 | Carlo Conti | 12,21 mln – 65% | 11,41 mln – 64,1% |
| 2026 | Carlo Conti / Laura Pausini | 9,30 mln – 57,7% | 9,05 mln – 59,5% |
Letti così, i numeri ridimensionano la narrativa del flop: Sanremo 2026 non è un tracollo, ma una normalizzazione.
Sanremo oltre gli ascolti TV: quanto vale la macchina del Festival?
Ma, a conti fatti, il fantomatico crollo di ascolti avrà dei ritorni anche economici per la kermesse? Va detto subito che, al di là dell’audience, Sanremo resta una macchina economica impressionante. I costi diretti di produzione si aggirano intorno ai 20 milioni di euro, una cifra che comprende scenografie, regia, allestimenti, sicurezza e logistica. I cachet incidono in modo significativo: il compenso complessivo di Carlo Conti è stimato tra 500 e 600 mila euro, mentre Laura Pausini percepisce circa 250 mila euro per la presenza fissa. I cantanti in gara ricevono un rimborso spese di 75 mila euro ciascuno.
Ma il vero dato chiave è il ritorno economico. Tra pubblicità e sponsorizzazioni, il Festival genera circa 70 milioni di euro di ricavi, rendendosi di fatto autofinanziato. Sommando investimenti e introiti, la macchina Sanremo muove risorse per quasi 90 milioni di euro.
In questo quadro, anche un calo di ascolti non intacca il valore strategico dell’evento. Sanremo resta il fulcro del palinsesto RAI, un brand capace di garantire visibilità, ricavi e centralità culturale. E forse è proprio questa la vera chiave di lettura del 2026: non un Festival in crisi, ma un Festival che ha smesso, almeno per ora, di superare sé stesso.
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