Un Boeing 737 di Ryanair è stato sequestrato per un debito da 1.182 dollari nei confronti di un passeggero.
Ryanair è tra le compagnie aeree più famose del mondo, ma è spesso al centro delle notizie per eventi che non hanno a che fare con i voli, quanto piuttosto con controversie spinose. Di recente, il vettore irlandese è tornato sotto i riflettori per aver rifiutato di corrispondere un pagamento da 1.182 dollari a un passeggero, al quale spettava a titolo di risarcimento. Non è questo però l’elemento curioso della vicenda, visto che le controversie su rimborsi e risarcimenti sono all’ordine del giorno e tutto sommato non era successo nulla di eclatante, bensì un semplice ritardo.
La notizia è diventata virale perché a seguito di questo mancato pagamento è stato sequestrato un aereo di Ryanair, un Boeing 737, proprio come quando viene posto un fermo amministrativo sull’auto per un debito di qualche euro. Le procedure burocratiche possono far sorridere a volte, in tutto il mondo, ma d’altra parte i debiti devono essere onorati.
Ryanair si è rifiutata di pagare $1.182 a un passeggero
La vicenda è nell’insieme molto semplice. Una donna che doveva viaggiare da Linz a Palma de Maiorca, insieme ad altri due passeggeri, ha subito un ritardo di ben 13 ore. Per riuscire ad arrivare a destinazione il gruppo ha dovuto acquistare un altro biglietto aereo, che è stato poi rimborsato dalla compagnia aerea. Quest’ultima si è tuttavia rifiutata di corrispondere alla viaggiatrice il risarcimento del danno dovuto secondo la normativa europea. Così, la donna ha agito legalmente per far valere i propri diritti, ottenendo il riconoscimento di una somma complessiva di 1.182 dollari tra risarcimento, interessi e spesa legale.
Il sequestro dell’aereo
Quando neanche il provvedimento è stato sufficiente a ottenere il pagamento da Ryanair, il tribunale ha incaricato un ufficiale giudiziario, che si è recato all’aeroporto di Linz insieme all’avvocato della ricorrente. Sembra che il personale di Ryanair non abbia potuto, pur volendo, provvedere al pagamento del debito. Non erano infatti disponibili contanti con cui consegnare la somma all’ufficiale giudiziario, il quale non poteva riscuotere la somma con altri mezzi. Proprio per questo motivo, la compagnia ha promesso di saldare quanto dovuto ma l’ufficiale giudiziario ha dovuto seguire la procedura per assicurarsene.
Così, è stato accompagnato sull’aereo e ha apposto sul velivolo l’adesivo del sequestro, necessario a imporre il pagamento (perché in alternativa il bene sarebbe stato pignorato e venduto ovviamente). La misura potrebbe sembrare eccessiva, ma comunque Ryanair ha saldato l’importo alla passeggera dopo qualche giorno e tutto si è risolto per il meglio. Di fatto, non è neanche la prima volta in cui un tribunale autorizza il sequestro dei beni di una compagnia aerea per riscuotere un credito e nemmeno la prima volta in cui tale sequestro viene effettivamente applicato. L’aereo, peraltro, non è stato neanche immobilizzato o messo fuori servizio, quindi pur essendo stato formalmente sequestrato la compagnia non ha subito grossi disagi.
La tutela dei consumatori
Un altro episodio di questo genere era accaduto durante la pandemia, quando gli ufficiali giudiziari hanno bloccato i check in di Delta Air Lines a Heathrow per riscuotere un credito di 3.400 dollari, anche in quel caso il rimborso dovuto a un passeggero. Casi come questo suscitano sempre un misto di reazioni, perché i consumatori si sentono fortemente protetti, ma allo stesso tempo c’è il timore per l’apparente sproporzione tra il danno e l’azione. Si parla di beni da centinaia di migliaia di dollari sequestrati per crediti da poche migliaia, ma è proprio questo il meccanismo dei sequestri.
© RIPRODUZIONE RISERVATA