La crisi energetica dovuta alla guerra in Medio Oriente fa pressione su tutti gli operatori internazionali, partendo dalle compagnie aeree, in prima linea contro il caro carburanti.
Ryanair, EasyJet e le altre compagnie aeree low cost rischiano il fallimento a causa della crisi energetica e degli elevati costi dei carburanti. È la paura di molti analisti e perfino di Michael O’Leary, amministratore delegato della compagnia aerea irlandese che teme le ripercussioni della guerra in Medio Oriente sulle forniture. Il proseguimento del conflitto potrebbe così ripercuotersi sulle tratte, i prezzi dei biglietti e alla fine anche sulla salute dei vettori.
Questa attualissima riflessione rischia di apparire come una profezia visto che era stata annunciata da O’Leary in occasione della guerra Iran-Israele 2025, senza sapere che oggi il conflitto si sarebbe riacceso con la partecipazione degli Stati Uniti. Ovviamente, ci sono delle differenze tra la situazione di ottobre e oggi, ma resta il fatto che il carburante per gli aerei, una delle spese principali per le compagnie, ha subito rincari superiori al doppio.
Se anche Ryanair e EasyJet possono resistere qualche mese prima di passare a tagli e aumenti tariffari, altre compagnie low cost potrebbero essere costrette a chiudere i battenti molto prima e non è affatto un problema circoscritto. I rincari e la diminuzione della concorrenza imporranno prezzi più elevati e meno collegamenti, a danno dei consumatori e di tutti i lavoratori impegnati per le compagnie.
Nel caso in cui la guerra non finisca nell’arco di un paio di settimane, come ipotizzato da Donald Trump, comincerà così un vero e proprio declino nel trasporto aereo. Nel frattempo, i costi dei biglietti aerei sono già aumentati notevolmente, anche perché le risorse cominciano a scarseggiare, tanto che l’Unione europea sta preparando delle misure per contenere la domanda. Non di certo la risposta che vuole sentire la cittadinanza, ma uno strumento necessario per sopravvivere alla crisi.
La crisi energetica colpisce il settore aereo
Con tutte le misure di contenimento del caso, il petrolio comunque oscilla tra i 100 e 120 dollari al barile, lanciando un allarme non trascurabile. L’aumento rispetto al periodo precedente alla guerra in Iran è superiore al 50% e anche se c’è chi ritiene che resterà stabile a questo livello, come Bank of America, la rassicurazione è deludente. Il carburante per aerei, il jet fuel, è più che raddoppiato toccando i 1.500 dollari per tonnellata.
Seppur in modo altalenante, gli effetti già si vedono sui prezzi dei biglietti aerei, aumentati circa del 10% rispetto allo scorso trimestre per le rotte più riparate e più che raddoppiato nelle rotte intercontinentali più delicate. Un effetto dovuto all’aumento del carburante, che incide su un quarto dei costi operativi, ma anche alle nuove dinamiche imposte dal conflitto. Le operazioni belliche costringono a variare le rotte, allungarle e sospenderle, mentre la domanda dei consumatori spinge per collegamenti alternativi in modo massiccio, senza parlare delle polizze assicurative per sorvolare le aree più compromesse.
Si vede un’importante disparità tra gli aumenti sulle rotte brevi, tutto sommato modesti, e quelli sulle rotte lunghe, che si tradurranno inevitabilmente in aumenti altrettanto selettivi per i prossimi mesi. Cosa accadrà di preciso, tuttavia, è ancora tutto da scoprire. A ottobre O’Leary era stato piuttosto chiaro sui rischi per le compagnie aeree, che nel giro di un semestre arrivano a carenze di carburante fino al 25%, e rischiano di fallire. Forse a suo tempo era sembrato eccessivamente pessimistico, ma oggi l’Agenzia internazionale dell’energia parla della crisi energetica più grave della storia e invita Ue e Stati membri a contenere i consumi.
Ryanair, EasyJet e le altre compagnie low cost a rischio fallimento
Più la guerra e il blocco dello stretto di Hormuz proseguono più i carburanti costano e scarseggiano. Condizioni non sostenibili per nessuno, tanto meno per le compagnie aeree low cost, che guadagnano sulla quantità e spesso partono da situazioni già svantaggiate. Secondo il Ceo di Ryanair tra i problemi c’è la struttura dei costi elevata di molte compagnie europee low cost, si prospetta così un declino che parte dalle piccole e medie compagnie, ripercuotendosi sempre e comunque su consumatori e lavoratori.
Wizz Air e EasyJet sono tra le concorrenti in difficoltà secondo il Ceo, che comunque non nega carenti prospettive di crescita per la stessa Ryanair. Ma spostando l’attenzione a giudici più imparziali vediamo che la panoramica offerta da O’Leary si è rivelata persino ottimista alla luce della situazione attuale. L’agenzia di rating creditizio indiana ha prospettive negative per l’intero settore aeronautico, avendone appena cambiato il rating, mentre Moody’s ha stroncato JetBlue, Spirit e Frontier, poco redditizie anche prima dello choc geopolitico.
Anche J.P. Morgan teme le conseguenze dell’impennata dei carburanti, che decimeranno le compagnie low cost lasciando il settore in mano a pochi attori. Di fatto, compagnie come Delta e United stanno prendendo atto dei rialzi senza panico, pronte ad ampliare e variare la propria offerta. Inutile dire che giocano su campionati diversi e lo vediamo anche con Emirates, che - anche strategicamente - non ha dato il minimo cenno di disagio con la guerra in corso. Il direttore generale dell’Associazione internazionale del trasporto aereo (Iata), Willie Walsh, è stato esaustivo:
La nostra industria non può assorbire l’aumento del prezzo del petrolio. È inevitabile che i biglietti diventino più costosi.
È questione di settimane prima che il percorso delle compagnie aeree sia tracciato e se consideriamo lo stato di partenza, la lunga fila di fallimenti cominciata da qualche tempo, le speranze trovano poco spazio.
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