La società statale russa Rosatom avvia la costruzione della centrale nucleare Paks II in Ungheria, a 600 km dall’Italia: costi, finanziamenti russi e lo scontro legale con l’Unione europea.
600 chilometri, o poco più, separano la cittadina ungherese di Paks dal confine italiano con il Friuli Venezia Giulia. Un nome che dice poco al grande pubblico, ma che in realtà ha un peso enorme nel sistema energetico del Paese: qui si trova l’unica centrale nucleare ungherese, un impianto che da solo produce oltre la metà dell’energia elettrica nazionale.
I reattori attualmente in funzione erano stati progettati per essere dismessi tra il 2012 e il 2017, dopo circa 30 anni di attività. Gli interventi di ammodernamento e aggiornamento dei sistemi di sicurezza hanno però consentito di prolungarne l’operatività di altri 20 anni, rinviando la chiusura ma non il problema della sostituzione.
È proprio per questo che Budapest ha deciso di puntare su Paks II, il nuovo progetto nucleare affidato alla società statale russa Rosatom. Una scelta che ha acceso il dibattito politico e giuridico a livello europeo, fino ad arrivare a una sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea sul sistema di finanziamento e sull’affidamento diretto dei lavori.
Nonostante il contenzioso con Bruxelles, però, il progetto non si è fermato: i lavori per la centrale nucleare Paks II sono ormai entrati nella fase operativa.
La Russia avvia la costruzione della centrale nucleare Paks II
Il progetto Paks II è entrato ufficialmente nella fase di costruzione. In Ungheria si è svolta infatti la cerimonia per il “getto del primo calcestruzzo”, passaggio che segna l’avvio formale dei lavori della centrale nucleare.
L’annuncio è arrivato dalla società statale russa Rosatom, incaricata della realizzazione dell’impianto; poco prima, l’autorità ungherese per l’energia atomica aveva rilasciato le autorizzazioni necessarie per l’avvio dei lavori principali.
Il progetto prevede la costruzione di due nuovi reattori e un investimento complessivo stimato intorno ai 12,5 miliardi di euro. La maggior parte dei finanziamenti arriverà da un prestito russo fino a 10 miliardi di euro, mentre circa 2,5 miliardi saranno coperti direttamente dal bilancio dello Stato ungherese.
L’accordo tra Mosca e Budapest per la realizzazione dell’impianto risale al 2014 e rappresenta uno dei principali progetti energetici comuni tra i due Paesi. Una collaborazione che tuttavia, come vedremo nel paragrafo successivo, da anni è al centro di tensioni politiche e giudiziarie tra Budapest e Bruxelles.
Il contenzioso con l’Unione europea
L’avvio dei lavori della centrale nucleare Paks II arriva però in un contesto giuridico complesso.
Nel settembre 2025, infatti, la Corte di giustizia dell’Unione europea ha annullato la decisione con cui la Commissione aveva autorizzato gli aiuti di Stato ungheresi al progetto, ritenendo che Bruxelles non avesse verificato il rispetto delle norme sugli appalti pubblici nell’affidamento diretto a un’impresa russa.
Secondo la Corte, l’assegnazione diretta del contratto e il sistema di finanziamento pubblico erano elementi strettamente collegati tra loro e non potevano essere esaminati separatamente. Per questo motivo, la Commissione avrebbe dovuto valutare non solo la compatibilità degli aiuti con le regole sugli aiuti di Stato, ma anche la conformità dell’intera operazione alle norme europee sugli appalti.
La sentenza ha annullato sia la decisione della Commissione del 2017 sia la successiva pronuncia del Tribunale dell’Unione europea del 2022, che aveva respinto il ricorso dell’Austria contro il progetto. Bruxelles dovrà quindi riesaminare la procedura e adottare una nuova decisione.
Per il governo ungherese, però, la sentenza non blocca automaticamente l’investimento: l’esecutivo di Budapest ha sostenuto che il progetto resta centrale per la sicurezza energetica del Paese e che i lavori possono proseguire mentre la Commissione avvia una nuova valutazione. Il risultato è un cantiere che avanza sul piano operativo, mentre sul piano giuridico la partita con l’Unione europea resta ancora aperta.
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