Ru486 è sicura? Come cambiano le linee guida

Perché il ministro della Salute Speranza ha deciso di permettere l’assunzione della pillola abortiva in day hospital?

Ru486 è sicura? Come cambiano le linee guida

Una parte della politica italiana e del mondo cattolico si è sollevata (sui social e sui giornali) alla decisione del ministro della Salute Roberto Speranza sulla Ru486, la pillola abortiva, per la cui assunzione non servirà più il ricovero ospedaliero.

Il mifepristone, anche definito con la sigla Ru486, è uno steroide sintetico che viene utilizzato come farmaco per l’aborto chimico entro i primi due mesi della gravidanza. Perché nel prossimo futuro in Italia non sarà necessario il ricovero dopo averlo preso? È davvero sicuro? Facciamo chiarezza.

In Italia, il difficile dibattito sull’aborto farmacologico

Quando si parla di aborto, in Italia, è estremamente facile assistere a un dibattito ideologico che non fa bene né alla comprensione del tema, né alle donne.

Chi ha accolto con favore la novità di Speranza rivendica una scelta di civiltà, rispetto e maggiore libertà sull’interruzione volontaria di gravidanza. Chi rifiuta il day hospital per l’aborto farmacologico parla invece di minori tutele per le donne e di rischi per la loro salute.

In ogni caso, sull’aborto farmacologico c’è in generale poca informazione. Prova ne è il servizio del TG2 andato in onda ieri, che ha confuso la Ru486 alla pillola del giorno dopo.

Un errore comune, ma indegno del servizio pubblico: la pillola del giorno dopo può essere assunta entro 72 ore dal rapporto sessuale ed è considerata un farmaco per la contraccezione d’emergenza; il mifepristone è un vero e proprio farmaco abortivo.

Ru486, come cambiano le linee guida

Le nuove linee guida, basate sull’evidenza scientifica, prevedono l’interruzione volontaria di gravidanza con metodo farmacologico in day hospital e fino alla nona settimana. È un passo avanti importante nel pieno rispetto della 194 che è e resta una legge di civiltà del nostro Paese”, ha scritto su Twitter Speranza.

Le nuove disposizioni sull’aborto farmacologico erano già realtà in molte Regioni italiane, ma Speranza ha deciso di uniformarne la pratica su tutto il territorio nazionale. Rispetto a prima, non sarà più necessario il ricovero di tre giorni ed è possibile assumere la pillola entro la nona settimana, e non più la settima.

La scelta di eliminare il ricovero per l’aborto farmacologico è dettata sia dall’evidenza scientifica (su milioni di somministrazioni è minima la percentuale in cui si è rivelato necessario), sia per la situazione emergenziale in cui viviamo da sei mesi.

La pandemia di coronavirus, infatti, ha ridotto i posti disponibili negli ospedali e, dove è richiesto il ricovero dopo l’assunzione della Ru486, molte donne si erano viste negare un diritto fondamentale.

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