Un numero enorme di aziende con perdite elevate che andrebbero ristrutturate anche riducendo la partecipazione statale.
In Romania esistono enormi problemi legati alle aziende statali: secondo le stime, oltre 1.500 società pubbliche registrano perdite molto elevate e lo Stato è ora chiamato a decidere cosa farne, se avviare una profonda ristrutturazione oppure ridurre la propria partecipazione. A lanciare l’allarme è stata la vice primo ministro rumena Oana Gheorghiu.
«Le aziende statali hanno bisogno di una riforma seria prima di poter pensare a un’espansione all’estero. Non sappiamo nemmeno da dove iniziare, perché i problemi sono davvero tanti», ha ammesso Gheorghiu. La vice premier non ha fatto tanti nomi specifici, ma ha riconosciuto che tra le società coinvolte figurano anche realtà molto importanti, con una forte partecipazione pubblica, che potrebbero diventare attori rilevanti anche a livello internazionale. Per farlo, però, sarebbe necessaria una profonda ristrutturazione. Tra i pochi esempi citati c’è CFR, l’azienda ferroviaria statale, che potrebbe diventare un player significativo nel settore delle infrastrutture e dei servizi di trasporto anche nei Paesi confinanti, come Moldavia e Ucraina, una volta riformata.
La vice primo ministro ha inoltre ammesso che la Romania dispone di molte strategie sulla carta per rilanciare le aziende statali anche oltre confine, ma fatica a trasformarle in realtà concreta. Per attrarre investimenti privati, da parte di soggetti interessati a entrare nel capitale di queste imprese, il Paese deve ridurre i rischi strutturali e investire maggiormente in energia e infrastrutture. «Le infrastrutture non sono solo una spesa, ma possono diventare un moltiplicatore di produttività. Senza stabilità e regole chiare, gli investimenti diventeranno sempre più difficili», ha sottolineato Gheorghiu.
Ha poi aggiunto che una politica industriale efficace deve basarsi su una reale competitività, sulla disponibilità di energia a costi sostenibili e su una forza lavoro qualificata, elementi che giustificherebbero nuovi investimenti. La vice premier si è detta convinta che la Romania, se riuscisse a garantire stabilità e a ridurre il rischio per gli investitori, potrebbe attrarre capitali significativi e avviare una fase di forte crescita economica nel prossimo decennio. Il piano appare quindi chiaro: lavorare su una serie di iniziative per ristrutturare le aziende statali che oggi accumulano perdite e non riescono a generare profitti, riducendo al contempo la partecipazione pubblica e aprendo maggiormente agli investitori privati, con l’obiettivo di rilanciare le imprese attraverso investimenti mirati.
Si potrebbe prendere spunto dalla Polonia
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Un percorso simile a quello intrapreso dalla Polonia, che negli ultimi anni sta registrando una crescita economica così sostenuta da poter, in prospettiva, superare anche grandi potenze europee come la Germania. In pochi anni, Varsavia ha trasformato radicalmente la propria posizione economica, passando da Paese di emigrazione a nazione sempre più attrattiva per gli investimenti stranieri. Se in passato molti polacchi lasciavano il Paese in cerca di opportunità, oggi il fenomeno si è invertito: non solo molti cittadini stanno rientrando, ma la Polonia attira sempre più lavoratori e capitali dall’estero. Secondo diverse stime, il ritmo di crescita dell’economia polacca è tale che potrebbe superare, nel giro di pochi anni, anche quello di Regno Unito e Germania. Solo nell’ultimo trimestre del 2025 il Pil polacco è cresciuto del 3,8%, mentre in Italia la crescita è stimata intorno allo 0,6%. Tra i fattori che hanno favorito questo sviluppo non ci sono soltanto stabilità economica e sicurezza sociale, ma anche un costo della vita più contenuto, con immobili e servizi decisamente più accessibili rispetto ad altre nazioni europee.
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