Riunione BCE, le previsioni sui tassi di Lagarde. Chi vince e chi perde con il nuovo rialzo

Laura Naka Antonelli

08/09/2026

Analisi e mercati d’accordo nel prevedere un secondo rialzo tassi nell’imminente riunione della BCE. Chi vince e chi perde con la stretta monetaria?

Riunione BCE, le previsioni sui tassi di Lagarde. Chi vince e chi perde con il nuovo rialzo

Il BCE Day è ormai in arrivo: stavolta la riunione del Consiglio direttivo della Banca centrale europea guidata dalla Presidente Christine Lagarde, che si terrà non a Francoforte ma a Berlino, prenderà il via domani, mercoledì 9 settembre, per concludersi giovedì 10 settembre, con l’annuncio della decisione sui tassi di interesse dell’area euro.

Analisti, economisti e lo stesso mercato sono concordi nel prevedere un secondo rialzo dei tassi, dopo la pausa decisa nell’ultima riunione della fine di luglio, a seguito della stretta dello scorso 11 giugno, la prima dal settembre del 2023, varata per rimettere di nuovo in riga l’inflazione dell’Eurozona. Quali saranno gli asset vincenti e perdenti dell’imminente rialzo del costo del denaro del blocco?

Quali gli effetti sull’azionario, sull’euro, sulle banche, sui BTP e su altri bond sovrani dell’area euro?

Atteso rialzo tassi 25 pb dalla BCE di Lagarde. Spinta rialzista su euro-dollaro o no?

Intanto, vale la pena di ricordare che il rialzo dei tassi di interesse della BCE atteso dal consensus sarà di 25 punti base.

Ciò significa che i tassi sui depositi, i tassi sulle operazioni di rifinanziamento principali e i tassi sulle operazioni di rifinanziamento marginali saliranno rispettivamente al 2,50%, al 2,65%, al 2,90%.

Gli esperti hanno già precisato che è possibile che alcuni asset finanziari abbiano già scontato questa prospettiva. Ma molto non è stato ancora prezzato, in quanto permangono le incognite su cosa dirà la Presidente della BCE Christine Lagarde e su cosa emergerà dall’aggiornamento delle proiezioni economiche elaborate dallo staff dell’Eurotower. In sintesi, su quelle che saranno le nuove scommesse dei mercati e degli esperti sulla traiettoria dei tassi fino a fine anno e oltre.

Sotto i riflettori la reazione del rapporto euro-dollaro EUR-USD, che sarà condizionato nel breve termine anche dal prossimo appuntamento cruciale per i mercati: la riunione del FOMC, il braccio di politica monetaria della Federal Reserve, che annuncerà anch’esso la decisione sui tassi, al termine della riunione di due giorni del 15-16 settembre.

Occhio a tal proposito alle previsioni degli analisti che sono stati contattati da Money.it in attesa dei verdetti cruciali di entrambe le banche centrali.

Fino a che punto i Titoli di Stato dell’area euro hanno davvero scontato rialzo tassi BCE?

Cosa potrebbe succedere inoltre con un rialzo dei tassi della BCE ai BTP, Bund e Titoli di Stato dell’area euro, reduci da un’ondata di sell che ha portato i rendimenti a balzare ai livelli record della storia?

Intanto, va ricordato che i bond a long duration sono probabilmente gli asset che soffrono in misura maggiore un orientamento hawkish sui tassi delle banche centrali.

In generale, comunque, le obbligazioni si confermano gli asset perdenti delle strette monetarie in quanto, nello scommettere su tassi più alti e dunque su bond che in futuro offriranno rendimenti più elevati, gli investitori tendono a vendere i bond attuali, che rendono di meno rispetto a quanto potranno rendere quelli emessi in futuro.

Ciò è vero soprattutto se, nel caso della BCE ma anche in quello della Fed e di tutte le altre banche centrali, le aspettative sono su tassi che rimarranno più alti per un periodo di tempo più lungo.

Tra l’altro, più è lunga la duration, maggiore è la sensibilità dei bond alle strette monetarie.

Bisogna tuttavia vedere fino a che punto i Titoli di Stato dell’area euro abbiano scontato le manovre della BCE.

Interessante a tal proposito è quanto scritto da Florian Spaete, Senior Bond Strategist di Generali Investments, in un commento dedicato nello specifico ai Bund.

Spaete ha fatto notare che, nel corso del terzo trimestre, “il rendimento del Bund decennale è aumentato di quasi 50 punti base, raggiungendo il livello più elevato dal 2011, in un movimento attribuibile quasi esclusivamente alla revisione al rialzo delle aspettative sui tassi della BCE”, e in un contesto in cui “i mercati scontano ora pienamente un rialzo di 25 punti base a settembre e quasi altri due aumenti entro l’estate del 2027”.

Lo strategist ha tuttavia affermato anche che, “nonostante ciò, il premio a termine (term premium) del Bund decennale è rimasto sostanzialmente invariato dalla fine di giugno”, precisando che, viaggiando al momento “attorno allo 0,5%, esso si colloca ben al di sopra dei minimi del 2023, ma resta contenuto rispetto agli standard storici”.

E questo fattore “suggerisce che il recente incremento dei rendimenti sia riconducibile principalmente alle aspettative sui tassi ufficiali, piuttosto che a una più ampia richiesta di remunerazione per il rischio di duration”.

Tassi BCE, il dubbio: i mercati stanno prezzando troppi rialzi?

L’analista ha poi affermato che i mercati starebbero scommettendo su una politica monetaria della BCE eccessivamente restrittiva, a fronte della view di Generali Investments AM, che prevede un altro solo rialzo nel corso del quarto trimestre.

Nonostante questa precisazione, Spaete ha avvertito che, “nel breve termine, non ci aspettiamo una significativa discesa dei rendimenti dei Bund”, ritenendo “probabile un ulteriore aumento dei premi a termine, sostenuto da una volatilità obbligazionaria ancora elevata, da persistenti incertezze inflazionistiche e dal progressivo deterioramento dei rapporti debito/PIL nei principali Paesi europei, mentre la BCE prosegue il processo di Quantitative Tightening (QT)”.

È dunque ancora “prematuro adottare un posizionamento più lungo in termini di duration”.

Di certo, poi, eventuali stime sull’inflazione riviste al rialzo e dichiarazioni hawkish di Christine Lagarde nel BCE Day potrebbero deprimere ulteriormente i bond, che sono già stati attaccati da forti smobilizzi nelle sedute precedenti.

Occhio comunque al giudizio più confortante che è stato dato ai BTP soprattutto rispetto agli OAT francesi.

La nota di Generali Asset Management su BTP, Bund e OAT in attesa riunione BCE

Detto ciò, in un’altra nota recente Mauro Valle, Head of Fixed Income di Generali Asset Management ha sottolineato che, nel caso dell’Italia, i BTP “continuano a offrire un profilo interessante, con gli spread BTP-Bund intorno agli 80 punti base, livelli che riteniamo sostenibili grazie a una dinamica di crescita economica favorevole, al miglioramento dei conti pubblici e a rischi elettorali ancora lontani”.

Nel complesso, Generali AM ha confermato di preferire i BTP, i Titoli di Stato europei e spagnoli, a fronte di un sottopeso sui titoli francesi, precisando anche di “privilegiare le scadenze brevi e intermedie rispetto al tratto lungo della curva”.

Tassi BCE, un rialzo può fare davvero bene alle banche dell’area euro?

Per quanto riguarda l’impatto della stretta monetaria della BCE sulle banche dell’area euro, qui il discorso è più complesso in quanto da un lato un contesto di tassi più alti sostiene i margini netti di interesse degli istituti di credito, dunque i loro ricavi.

Dall’altro lato, le strette monetarie rischiano di far aumentare gli NPL, ovvero i crediti deteriorati delle banche, in quanto si traducono nel rischio di un incremento del numero di imprese e consumatori che, alle prese con tassi sui prestiti e costi di finanziamento più alti, facciano più fatica a rimborsare i crediti ricevuti.

Con rialzo dei tassi a rischio anche le azioni. Quelle che possono soffrire di più

Tra gli asset a rischio anche l’azionario, che di norma tende a beneficiare di un contesto di tassi più bassi, soffrendo quando il costo del denaro aumenta, ovviamente non solo dalla parte della Banca centrale europea.

A tal proposito, nel pubblicare il suo weekly market outlook, Anthony Willis, Senior Economist di Columbia Threadneedle Investments ha messo in evidenza la correlazione tra l’azionario e i rendimenti delle obbligazioni (già sotto i riflettori, visto che il recente sell off sui bond ha contagiato anche le Borse mondiali).

Willis ha ricordato che gli yield dei bond “più elevati possono modificare i tassi di sconto, mettere sotto pressione le valutazioni ed esporre i segmenti di mercato che hanno fatto ampio affidamento su capitale a basso costo”.

La dinamica, ha aggiunto, “riguarda anche alcune componenti del tema dell’intelligenza artificiale, dove una quota crescente degli investimenti e della spesa infrastrutturale viene finanziata in un contesto di tassi più elevati”.

Di conseguenza, “se il costo del credito continuasse a salire, alcune ipotesi alla base di questo scenario potrebbero essere sottoposte a un maggiore scrutinio”.

A rischio, in generale, sono soprattutto le azioni attive nel comparto della tecnologia, nello specifico le azioni AI e software e, anche, i titoli caratterizzati da un P/E elevato. Un contesto di tassi più alti tende a penalizzare anche le aziende caratterizzate da una debole generazione di cassa e, ovviamente, quelle che sono già alle prese con molti debiti.