Rinnovo del contratto collettivo, 5 consigli per il datore di lavoro per prepararsi al meglio

Paolo Ballanti

26 Dicembre 2023 - 15:08

Il Ccnl ha un’importanza cruciale per la gestione dei dipendenti. Di conseguenza, quando c’è aria di rinnovo, è bene che l’azienda metta in campo una serie di azioni. Ecco in dettaglio quali

Rinnovo del contratto collettivo, 5 consigli per il datore di lavoro per prepararsi al meglio

Il rapporto di lavoro dipendente è tipicamente regolato tanto dalla normativa nazionale quanto dai singoli contratti collettivi nazionali di lavoro (Ccnl), questi ultimi stipulati dalle organizzazioni di rappresentanza dei datori di lavoro, da un lato, e dei lavoratori, dall’altro.

Proprio in ragione dell’importanza che i Ccnl hanno in termini di trattamento economico e normativo da riconoscere ai lavoratori, il loro rinnovo, essendo fonte di modifiche di istituti già esistenti, introduzione di nuove disposizioni o ancora aumenti retributivi, dev’essere trattato con la massima attenzione dai datori di lavoro.

Ecco in dettaglio 5 utili consigli per prepararsi al meglio.

Comprendere quali somme sono soggette ad aumento

Ad ogni rinnovo del contratto collettivo si accompagna di norma un aumento delle retribuzioni minime previste nel precedente accordo. A seconda di quelli che sono gli elementi di paga e gli accordi tra le parti stipulanti possiamo assistere ad un incremento di:

  • Paga base o minimi tabellari;
  • Contingenza;
  • Altri elementi retributivi come indennità di funzione o indennità di cassa e maneggio denaro.

A quanto appena citato può sommarsi anche un ritocco a quelli che sono gli importi previsti a titolo di:

  • Mensilità aggiuntiva, come l’introduzione di una quattordicesima mensilità oltre alla tredicesima;
  • Scatti di anzianità.

Questi ultimi, ricordiamolo, sono somme che maturano in ragione dell’anzianità di servizio del dipendente totalizzata in azienda. Ad esempio, il Ccnl Commercio e terziario - Confcommercio prevede la maturazione di dieci scatti complessivi, ciascuno di essi ogni tre anni di permanenza in azienda. L’ammontare del singolo scatto cambia in funzione del livello di inquadramento:

  • Euro 25,46 per il livello quadro;
  • Euro 24,84 per il primo livello;
  • Euro 22,83 per il secondo livello;
  • Euro 21,95 per il terzo livello;
  • Euro 20,66 per il quarto livello;
  • Euro 20,30 per il quinto livello;
  • Euro 19,73 per il sesto livello;
  • Euro 19,47 per il settimo livello.

Gli scatti devono essere riconosciuti in busta paga a decorrere dal mese immediatamente successivo quello di compimento del triennio.

Chiarita la disciplina degli scatti di anzianità un rinnovo del contratto collettivo potrebbe, ad esempio:

  • Ritoccare in aumento l’importo del singolo scatto;
  • Accorciare il periodo di maturazione dei singoli scatti, passando ad esempio da tre a due anni.

In definitiva è fondamentale per l’azienda comprendere innanzitutto il perimetro degli aumenti derivanti dal rinnovo del contratto collettivo, facendo un semplice elenco di quelli che sono gli istituti coinvolti.

Simulare l’impatto economico degli aumenti contrattuali

Una volta compresi quali sono gli istituti oggetto di aumento è bene che l’azienda quantifichi l’impatto in termini economici delle novità contrattuali.

Di norma si ottiene, una volta conclusi i calcoli necessari, una percentuale che esprime, in linea di massima, l’aumento del costo del lavoro derivante dal rinnovo del Ccnl.

L’azienda può essere agevolata in questa attività dalle comunicazioni provenienti dalle organizzazioni datoriali e sindacali coinvolte nella trattativa, nelle quali può essere già riportata un’ipotetica percentuale di aumento del costo del lavoro, utile per effettuare le prime simulazioni.

Ottenuta la percentuale in parola è possibile applicarla al budget dell’anno, così da avere l’espressione in euro dell’impatto del rinnovo del contratto collettivo applicato.

Sotto questo aspetto è opportuno precisare che la percentuale in parola può essere ricavata:

  • Mentre le trattative per il rinnovo del Ccnl sono ancora in corso;
  • Una volta stipulato l’accordo di rinnovo.

Come intuibile, nel primo caso la situazione è suscettibile di modificarsi a seconda di quelli che sono gli sviluppi delle trattative, sia nel senso di un minor costo per l’azienda che, al contrario, verso quello che è un maggior onere economico. Di conseguenza, in casi simili, è bene considerare, in via prudenziale, un margine di errore dell’ordine di 2-3 punti percentuali di maggior costo per l’azienda.

Al contrario, una volta stipulato l’accordo di rinnovo del Ccnl, è possibile applicare, sempre in un’ottica di prudenza, un margine di errore inferiore rispetto a quello sopra citato, compreso ad esempio in una forbice dello 0,5 - 1% di maggior costo aziendale.

Accantonare le somme in bilancio

Una volta ottenuto il valore in termine economici del maggior costo del lavoro derivante dal rinnovo del contratto collettivo, è consigliabile accantonare una somma corrispondente in bilancio.

In questo modo l’azienda, oltre a prepararsi agli effetti economici del nuovo accordo collettivo, rende edotti, grazie all’esposizione in bilancio, soci, azionisti, banche, clienti, fornitori ed altri soggetti esterni interessati alla salute economico - finanziaria della società, dell’impatto del rinnovo in parola.

Attenzione alle somme arretrate

Può accadere che tra la data di scadenza del contratto collettivo e il rinnovo dello stesso passino mesi se non anni. In queste situazioni, oltre a definire gli aumenti retributivi, le parti possono accordarsi per coprire dal punto di vista economico il periodo di «vacanza contrattuale» quello, per intenderci, in cui si è applicato il Ccnl scaduto in attesa del rinnovo.

Di conseguenza, nel quantificare il maggior costo del lavoro l’azienda è bene che tenga conto anche dell’impatto degli arretrati di retribuzione.

Come trattare i superminimi?

Un elemento che attiene tanto alle simulazioni sul maggior costo del lavoro quanto alla gestione del personale ed all’elaborazione delle buste paga è rappresentato dagli effetti del rinnovo contrattuale sui superminimi.

Questi ultimi sono compensi pattuiti nel contratto individuale o in sede di contrattazione aziendale, il cui importo si somma alla retribuzione minima definita dalla contrattazione collettiva nazionale e territoriale.

Nell’attribuire il superminimo le parti possono decidere se lo stesso è da considerarsi assorbibile o no da:

  • Futuri aumenti contrattuali, tali da modificare la citata retribuzione minima;
  • Aumenti di livello.

Ipotizziamo il caso del dipendente Mario al quale viene assegnato in sede di assunzione un superminimo assorbibile pari ad euro 200,00 lordi.

A fronte del rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro, la paga base di Mario aumenta di 50,00 euro (sempre lordi).

Essendo assorbibile, il superminimo dev’essere diminuito di 50,00 euro, portando così la somma mensile a 150,00 euro.

Di conseguenza, il datore di lavoro, prima dell’entrata in vigore del rinnovo contrattuale, è bene che verifichi le condizioni di attribuzione dei superminimi di tutti i dipendenti, in modo da avere una situazione aggiornata e veritiera di quali sono i soggetti con superminimo assorbibile o meno.

In tal senso si potrebbe valutare di inviare un’informativa ai dipendenti che saranno interessati dall’assorbimento, in modo da renderli edotti della novità prima di vedersi recapitare la busta paga.

Argomenti