Insegnanti di sostegno: le fasi della riforma svelate dal MIUR

La riforma del sostegno darà i primi effetti già nel 2017, ma per la completa attuazione bisognerà aspettare il 2019. Ecco la roadmap della riforma svelata dal MIUR.

Insegnanti di sostegno: le fasi della riforma svelate dal MIUR

Riforma del sostegno: il Ministero dell’Istruzione ha emanato la nota n°1153 del 2017 nella quale sono indicate le istruzioni operative per l’attuazione di quanto previsto dalla delega della legge 107/2015 che ha introdotto diverse novità per l’inclusione scolastica degli alunni con disabilità.

La riforma del sostegno comincerà a produrre i propri effetti all’inizio dell’anno scolastico 2017-2018, ma per la piena attuazione bisognerà attendere il 2019. Infatti, la riforma procederà per fasi ed è su queste che si concentra la nota pubblicata dal MIUR in questi giorni.

Da Viale Trastevere hanno fornito i chiarimenti sulle decorrenze della riforma, indicando le fasi con cui il decreto sarà applicato. Ad esempio, già da settembre avrà inizio la fase per l’assegnazione delle risorse in base a quanto proposto dai Gruppi per l’inclusione scolastica, come il GLIR e il GIT.

Obiettivo della riforma del sostegno è quello di promuovere l’inclusione scolastica e questo verrà perseguito non solo tramite una nuova distribuzione delle risorse a disposizione, ma anche attraverso la revisione delle modalità e dei criteri di certificazione e modificando la formazione iniziale per diventare insegnanti di sostegno.

Per quest’ultimo punto la riforma uniforma i percorsi dei docenti di sostegno a quelli degli insegnanti curriculari: a partire dal 2018, quindi, ci sarà un nuovo concorso scuola valido per l’accesso ad un periodo di formazione triennale, il cosiddetto FIT. Solo chi avrà completato con successo questo percorso potrà diventare un insegnante di ruolo.

Sarà importante - come si legge nella nota del MIUR - che tutto il personale della scuola si applichi per il perseguimento degli obiettivi, dando il giusto supporto agli alunni con disabilità. A tal proposito il collaboratore scolastico avrà un ruolo molto importante, poiché dovrà occuparsi dell’assistenza di base igienico-personale degli alunni disabili.

Ma la riforma del sostegno nel 2017-2018 comincerà a muovere solamente i primi passi; infatti per la sostituzione della diagnosi funzionale e del profilo dinamico funzionale con il profilo di funzionamento - punto cardine della riforma - bisognerà attendere il 2019. Come cambierà quindi il sostegno nei prossimi anni? Ecco la roadmap della riforma svelata dal Ministero dell’Istruzione.

Dal 2017 operativi i Gruppi per l’inclusione scolastica

Dal 1° settembre 2017 - data d’inizio dell’anno scolastico - saranno operativi i Gruppi per l’inclusione scolastica, quali:

  • GLIR: Gruppo di lavoro inter-istituzionale regionale;
  • GLI: Gruppo di lavoro per l’inclusione a livello di istituzione scolastica;
  • Osservatorio permanente per l’inclusione scolastica.

Il primo è l’organo che fa capo all’USR che si occupa di definire e attuare gli accordi del programma, verificando che vengano realmente perseguite le finalità indicate dalla Buona Scuola. Inoltre, questo dà supporto alle scuole per la progettazione dei Piani di formazione in servizio per il personale scolastico.

Il GLIR dà anche supporto ai GIT (Gruppo per l’inclusione territoriale), istituiti a livello di ambito territoriale. È il GIT a formulare la proposta agli USR sulle risorse da assegnare alla singola scuola, in base alle necessità indicate dai singoli dirigenti scolastici.

Inoltre il GIT potrà svolgere compiti di consultazione e programmazione delle attività, coordinandosi con le associazioni rappresentative dei disabili, con gli Enti Locali e con le varie aziende sanitarie presenti sul territorio.

A differenza del GLIR, però, il GIT sarà operativo solamente dal 1° gennaio 2019.

Dal 1° settembre di quest’anno invece saranno operativi i Gruppi di lavoro per l’Inclusione - i GLI - istituiti presso ogni singola istituzione scolastica. Ne fanno parte docenti curriculari e di sostegno, gli specialisti della ASL del territorio e - ma non è obbligatorio - il personale ATA.

Questo ha il compito di dare supporto al Collegio dei Docenti nella definizione del Piano per l’inclusione e di supportare i docenti nella fase di attuazione dello stesso.

Per svolgere questo importante compito i GLI potranno avvalersi della collaborazione di studenti, genitori e associazioni, collaborando con le istituzioni pubbliche e private del territorio.

Inoltre, già da quest’anno il dirigente scolastico in presenza di determinate condizioni può confermare il docente di sostegno supplente anche per l’anno successivo, così da garantire la continuità didattica dell’alunno disabile, come annunciato dalla stessa Valeria Fedeli.

Nel 2019 debutta il nuovo profilo di funzionamento

Come indicato nella nota del MIUR, la riforma del sostegno verrà applicata completamente solamente nel 2019, quando il nuovo profilo di funzionamento sostituirà la diagnosi funzionale e il profilo dinamico-funzionale.

Questo è il nuovo documento redatto singolarmente per ogni alunno affetto da disabilità dopo un attento accertamento della sua condizione. Il profilo di funzionamento è quindi il documento propedeutico per la realizzazione del Progetto Individuale e del PEI, nel quale sono indicate le competenze professionali e la tipologia di attuazione delle misure di sostegno.

Dal momento che questo documento comprende sia la diagnosi funzionale che il profilo dinamico-funzionale, così da rendere il più efficace possibile il sostegno, è necessario aggiornarlo al passaggio ad ogni grado di istruzione (a partire dalla scuola dell’infanzia), così come qualora sopraggiungano delle nuove problematiche.

Vista la sua importanza, il profilo di funzionamento viene redatto da una commissione multidisciplinare, composta da diversi professionisti del settore Sanità, quali:

  • medico specialista (che varia in base al tipo di disabilità dell’alunno);
  • specialista in neuropsichiatria infantile;
  • terapista esperto nella riabilitazione;
  • assistente sociale (o rappresentante dell’Ente Locale che in carico l’alunno).

Alla redazione del piano collaborano anche i genitori dell’alunno più un rappresentante dell’istituto scolastico, preferibilmente uno dei docenti della classe frequentata dal ragazzo affetto da disabilità.

Infine, il MIUR ha ricordato che con la riforma del sostegno viene confermata la disposizione prevista dal DPR 81/09 la quale stabilisce che il numero di alunni per classe non può superare le 22 unità qualora sia presente uno studente disabile.

Una disposizione troppo spesso ignorata; vedremo se con l’attuazione della riforma le cose cambieranno e si farà più attenzione all’applicazione di questo principio.

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