Riforma delle professioni, cosa cambia per i lavoratori coinvolti spiegato in maniera semplice

Simone Micocci

4 Agosto 2026 - 11:41

Nuove regole per architetti, geometri, consulenti del lavoro, giornalisti, geologi e altre 10 categorie professionali. In arrivo la riforma delle professioni, ecco cosa può cambiare.

Riforma delle professioni, cosa cambia per i lavoratori coinvolti spiegato in maniera semplice

Si avvicina la riforma delle professioni, definita dal ministro del Lavoro, Marina Elvira Calderone, come una “grande opportunità” per intervenire in un ambito nel quale è necessario muoversi con particolare attenzione, considerata la rilevanza, anche sociale, del lavoro svolto dai professionisti.

Nel dettaglio, sono 15 gli ordini interessati dalla riforma, tra i quali figurano quelli di architetti, geometri, giornalisti, consulenti del lavoro e assistenti sociali.

Va comunque precisato che l’introduzione delle novità è ancora lontana, dal momento che al momento sono noti solamente i principi generali e non i dettagli delle singole misure. È proprio questa, infatti, la funzione di una legge delega: attribuire al Governo il potere di intervenire su una determinata materia, definendo però i confini e i criteri ai quali dovrà attenersi nell’approvazione della riforma. Lo schema del provvedimento è quindi importante per comprendere in quale direzione andrà la riforma delle professioni e quali aspetti verranno interessati.

Tra questi figura anche il percorso di accesso alla professione, con particolare attenzione alla coerenza tra le competenze riconosciute, il titolo di studio, l’eventuale tirocinio e le materie previste dall’esame di abilitazione.

A tal proposito, vediamo quali sono le novità attese e cosa potrebbe cambiare per i professionisti coinvolti.

Quali professionisti sono coinvolti nella riforma

Come anticipato, sono 15 gli ordini e collegi professionali interessati dallo schema di legge delega, Nel dettaglio, la riforma riguarda:

  • agrotecnici e agrotecnici laureati;
  • architetti, pianificatori territoriali, paesaggisti, conservatori, architetti iunior e pianificatori iunior;
  • assistenti sociali specialisti e assistenti sociali;
  • attuari e attuari iunior;
  • consulenti del lavoro;
  • dottori agronomi e forestali, agronomi e forestali, zoonomi e biotecnologi agrari;
  • geologi e geologi iunior;
  • geometri e geometri laureati;
  • giornalisti;
  • ingegneri civili e ambientali, industriali e dell’informazione, compresi i relativi profili iunior;
  • periti agrari e periti agrari laureati;
  • periti industriali e periti industriali laureati;
  • spedizionieri doganali;
  • consulenti in proprietà industriale;
  • tecnologi alimentari.

Come possiamo notare dall’elenco, per alcune di queste categorie vengono ricomprese anche le articolazioni interne previste dagli ordinamenti vigenti, come nel caso dei profili “iunior” o dei professionisti laureati.

Cosa prevede la riforma

Fatta chiarezza sulle professioni coinvolte, possiamo quindi analizzare quali sono i principi che guideranno la prossima riforma, che dovrà essere attuata dal Governo attraverso uno o più decreti legislativi entro 24 mesi dall’entrata in vigore della legge delega.

Valorizzazione del ruolo dei professionisti

Come primo obiettivo si punta alla valorizzazione del ruolo sociale ed economico delle professioni regolamentate, riconoscendo il contributo che assicurano allo sviluppo tanto economico quanto sociale e culturale del Paese.

Allo stesso tempo, la riforma dovrà garantire l’indipendenza e l’autonomia intellettuale del professionista nello svolgimento della propria attività.

Competenze e attività riservate

Uno degli aspetti centrali riguarda poi la definizione delle attività riservate o comunque attribuite, anche in via non esclusiva, a ciascuna professione.

A tal proposito, le competenze riconosciute agli iscritti dovranno essere coerenti con il percorso seguito per accedere alla professione, tenendo quindi conto del titolo di studio, dell’eventuale tirocinio - laddove previsto - e delle materie previste dall’esame di abilitazione. Le attività che la legge non attribuisce espressamente alla competenza di una o più professioni resteranno invece libere e potranno essere svolte da tutti i professionisti.

Accesso alla professione ed esami di Stato

Come anticipato, la riforma dovrà intervenire anche sulle regole per l’accesso alle professioni, che resterà libero ma potrà essere subordinato, nei casi già previsti dalla normativa, al superamento di un apposito esame di abilitazione che servirà a verificare la coerenza tra il percorso formativo seguito e la professione che si intende esercitare. L’utilizzo del relativo titolo professionale sarà inoltre riservato esclusivamente a chi risulta iscritto all’Albo.

Arrivano le specializzazioni professionali

Inoltre, per le categorie interessate potrà essere introdotta anche una disciplina delle specializzazioni, di cui i corsi di formazione potranno essere organizzati dai consigli nazionali, dagli ordini e dai collegi territoriali, anche attraverso convenzioni con le università.

La loro introduzione dovrà però essere valutata sentendo il consiglio nazionale della professione interessata.

Nuove regole per gli ordini professionali

La riforma interverrà anche sull’organizzazione interna degli ordini e dei collegi professionali, a partire dai sistemi utilizzati per eleggere gli organi nazionali e territoriali.

Le modalità di voto potranno prevedere l’utilizzo di piattaforme informatiche, a patto che siano garantite la segretezza e la personalità del voto. I regolamenti dovranno inoltre assicurare la parità di genere attraverso quote, doppia preferenza di genere, alternanza nella composizione delle liste o altre misure adeguate.

Saranno poi riordinate le incompatibilità con l’esercizio di altre attività e verrà definita la natura giuridica dei Consigli nazionali e degli Ordini territoriali, qualificati come enti pubblici non economici sottoposti alla vigilanza del ministero competente.

Procedimenti disciplinari più rapidi

Un altro intervento riguarderà i consigli di disciplina territoriali e nazionali, per i quali sarà compito della riforma definire le fasi e i tempi dei procedimenti, garantendo agli iscritti coinvolti la massima tutela del diritto di difesa. Potrà inoltre essere previsto l’utilizzo di strumenti telematici, così da velocizzare le procedure e rendere più agevole l’accesso alla giustizia disciplinare.

Codici deontologici e utilizzo dell’intelligenza artificiale

Sarà riservata ai Consigli nazionali la competenza ad adottare e aggiornare i codici deontologici, i quali dovranno tener conto anche dell’impiego delle tecnologie digitali, garantendo che la prestazione, pur svolta con l’ausilio di questi strumenti, resti il risultato della professionalità e delle competenze specifiche dell’iscritto. L’obiettivo è chiaro: si vuole tutelare il consumatore anche quando il professionista si avvale di sistemi digitali o di intelligenza artificiale.

Equo compenso

La determinazione del compenso tra il professionista e il cliente resterà libera, ma l’importo pattuito dovrà in ogni caso essere proporzionato al lavoro svolto e alla rilevanza dell’incarico, garantendo in ogni circostanza il rispetto dell’equo compenso.
Di conseguenza, per ogni Ordine professionale dovranno essere stabiliti o aggiornati i parametri utilizzati per determinare il valore delle prestazioni, comprese quelle svolte in forma associata o societaria.

Assicurazione professionale obbligatoria

Confermato l’obbligo per i professionisti di stipulare una polizza assicurativa per la responsabilità civile derivante dall’esercizio dell’attività. I Consigli nazionali e gli enti previdenziali potranno stipulare convenzioni e polizze collettive a favore degli iscritti, definendo condizioni essenziali e valori minimi dei massimali, che dovranno essere aggiornati ogni quinquennio.

Più tutele in caso di malattia e maternità

Dovranno essere introdotti anche sistemi di tutela per i professionisti che, a causa di particolari impedimenti, non riescono a rispettare le scadenze fiscali e previdenziali previste, in particolare in caso di infortunio, ricovero ospedaliero, grave patologia e maternità, evitando che l’impossibilità temporanea di svolgere l’attività provochi automaticamente conseguenze negative per il professionista.

Come cambia la formazione continua

La formazione continua dovrà garantire l’aggiornamento degli iscritti e contribuire a migliorare la qualità delle prestazioni professionali.

Ogni Consiglio nazionale dovrà stabilire il numero minimo di crediti da ottenere, le modalità per assolvere l’obbligo, i requisiti dei corsi e le condizioni per autorizzare soggetti terzi a organizzare le attività formative. Una parte della formazione dovrà essere obbligatoriamente dedicata ai nuovi strumenti digitali e all’intelligenza artificiale, compresi i limiti deontologici da rispettare nel loro utilizzo.

Novità per le società tra professionisti

Infine, la riforma dovrà aggiornare la disciplina delle società tra professionisti, intervendo sulle modalità di iscrizione agli albi e al registro delle imprese, la partecipazione alle società, le incompatibilità, il conferimento degli incarichi, gli obblighi di informazione verso i clienti e le responsabilità disciplinari dei soci.

Dovranno essere rivisti anche gli obblighi assicurativi e il regime fiscale e previdenziale delle società, il quale dovrà essere reso coerente con il modello societario adottato.