Riforma prescrizione: la proposta del Governo entrerà in vigore nel 2020

La riforma sulla prescrizione che ha diviso il Governo e l’opinione pubblica entrerà in vigore da gennaio 2020. Il 19 novembre ci sarà la votazione.

Riforma prescrizione: la proposta del Governo entrerà in vigore nel 2020

La riforma della prescrizione ha iniziato l’iter per l’approvazione in Parlamento provocando scontri e polemiche. Il punto dibattuto è l’interruzione dei i termini di prescrizione dopo la sentenza di primo grado, voluta dal Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede e tradotta in emendamento dai relatori grillini.

L’emendamento in questione vuole troncare i termini di prescrizione dopo la sentenza di primo grado, sia che si tratti di una sentenza di assoluzione che di condanna. Ciò ha suscitato l’indignazione della Ministra della PA Giulia Bongiorno e di gran parte della classe giuridica italiana, nonché la perplessità della Lega.

Al momento sembra che le forze politiche vogliano posticipare al 2020 l’entrata in vigore dell’emendamento e subordinare la modifica della prescrizione al più ampio progetto di riforma del processo penale (voluto dalla Lega).

Lo sapremo con certezza tra pochi giorni: la riforma infatti sarà in aula per la votazione il 19 novembre e dovrebbe essere approvata in tempi brevi.

In caso di votazione favorevole, la nuova prescrizione entrerà in vigore dal 1° gennaio 2020 e si applicherà ai reati commessi a decorrere dalla stessa data. Il dibattito però è ancora aperto: per alcuni la riforma è l’unico modo per impedire la prescrizione dei reati dovuta ai tempi eccessivi della giustizia italiana, per altri, al contrario, la prescrizione è l’unico modo in cui l’ordinamento può difendere gli imputati dalla lunghezza dei processi e delle indagini.

Che il nostro Paese abbia bisogno di una riforma dell’istituto della prescrizione è un dato di fatto; tutti i governi precedenti hanno tentato di riformare con coerenza la prescrizione e garantire la “giusta durata del processo” senza raggiungere i risultati sperati.

Prima di analizzare quello che sta succedendo in Parlamento, facciamo brevemente chiarezza sulla funzione della prescrizione nell’ordinamento italiano.

La prescrizione nel diritto italiano

La prescrizione è l’istituto che concerne gli effetti giuridici del trascorrere del tempo e ha un significato sensibilmente differente in base all’ambito di applicazione:

  • nel diritto civile, secondo l’art. 2934 del Codice Civile, la prescrizione è l’estinzione di un diritto qualora il titolare non lo eserciti entro il termine fissato dalla legge e persegue la ratio di garantire la certezza dei rapporti giuridici;
  • nel diritto penale, secondo l’art. 157 del Codice Penale, la prescrizione è l’estinzione di un reato al trascorrere di un determinato periodo di tempo ed ha lo scopo di assicurare all’imputato un giusto processo in tempi ragionevoli.

Dunque la prescrizione, così come disegnata sia dal Codice Civile che Penale, risponde al principio di economia dei sistemi giudiziari. Lo Stato infatti, trascorso un determinato periodo di tempo tassativamente stabilito rinuncia a perseguire l’autore del reato. In più garantisce il diritto di difesa dell’imputato perché il trascorrere del tempo può rendere più difficile recuperare prove a suo favore.

Nonostante la prescrizione sia uno strumento a garanzia del giusto processo, le eccessive lungaggini della giustizia italiana fanno sì che spesso cadano in prescrizione reati per i quali si aspetta ancora giustizia, lasciando i colpevoli impuniti.

Questo perché, anche se la prescrizione non opera come un’assoluzione a formula piena, in molti casi gli effetti per l’imputato possono sembrare identici; ciò scatena la rabbia e l’indignazione dei parenti delle vittime che vedono svanire la speranza di avere giustizia per i propri cari.

Per un maggiore chiarezza vi invitiamo a consultare il nostro articolo di approfondimento sulla prescrizione; adesso vediamo quali sono i punti della riforma e perché ha sollevato tante polemiche.

La riforma della prescrizione

L’emendamento apposto dai redattori grillini sulla prescrizione ha messo a dura prova il Governo giallo-verde. La norma è stata inserita nel disegno di legge anticorruzione che inizia il suo iter in Commissione alla Camera e ha scatenato accese polemiche.

Con questo emendamento il Movimento 5 Stelle vuole modificare radicalmente l’istituto della prescrizione ed è determinato ad andare fino in fondo, anche senza l’appoggio della Lega e della Ministra della Pubblica Amministrazione Bongiorno.

L’emendamento tanto discusso prevede l’interruzione dei termini della prescrizione dopo la sentenza di prima grado, sia di assoluzione che di condanna, misura che - a detta del M5S - garantirebbe la certezza della pena e la velocizzazione della macchina giudiziaria.

Al contrario, per altri questa riforma è inutile, dannosa e addirittura anticostituzionale dal momento che:

  • non riduce i tempi troppo lunghi delle indagine dei p.m. ( causa principale dell’eccessiva durata dei tempi della giustizia );
  • rende eterni i processi successivi a quello di primo grado perché, dopo che il reato cade in prescrizione, si perderebbe l’interesse a procedere con un secondo grado di giudizio.

Dopo le opinioni contrarie degli alleati di governo e delle maggiori associazioni di avvocati e magistrati, i grillini avevano fatto dietrofront, salvo poi presentare oggi il medesimo emendamento con un titolo diverso.

La riforma della prescrizione sta spaccando il Governo e sicuramente farà parlare a lungo; non ci resta che aspettare quale sarà stavolta il compromesso che porrà fine all’ennesima lite tra le maggiori forze politiche del Paese.

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