Riforma pensioni: e se alla fine restasse Quota 100?

Pensioni: il dopo Quota 100 potrebbe essere Quota 100 stessa (ma con penalizzazioni in uscita).

Riforma pensioni: e se alla fine restasse Quota 100?

Pensioni: e se alla fine restasse Quota 100? È una possibilità, ma solo a determinate condizioni. Nella giornata di domani, martedì 8 settembre, i sindacati e il Ministero del Lavoro riprenderanno il dibattito sulle pensioni iniziato prima dello scoppio della pandemia.

Domani si discuterà di temi minori, come ad esempio della proroga per il 2021 dell’Ape Sociale e dell’estensione dell’Opzione Donna; l’appuntamento più atteso è infatti quello del 16 settembre, quando sarà il momento di affrontare il tema del post Quota 100 con la previsione di una nuova misura di flessibilità tale da evitare che alla data del 1° gennaio 2022 si venga a creare uno scalone di cinque anni.

Le ipotesi sul tavolo sono diverse: i sindacati spingeranno ancora su Quota 41 per tutti, con la quale verrebbe data ai lavoratori la possibilità di accedere alla pensione, indipendentemente dall’età, al raggiungimento dei 41 anni di contribuzione.

Tuttavia sembra che il Governo abbia altre idee: e tra queste comincia a farsi spazio quella di una conferma di Quota 100, ma a determinate condizioni.

Riforma delle pensioni: e se alla fine restasse Quota 100?

Il post Quota 100 sarà il tema al centro dell’incontro del 16 settembre che vedrà Governo e sindacati (CGIL, CISL e UIL) discutere del futuro delle pensioni. Le ultime indiscrezioni ci dicono che durante l’incontro il Governo presenterà la propria proposta per una misura di flessibilità simile a Quota 100, ma con la differenza che questa volta per chi decide di anticipare l’accesso alla pensione scatterà un taglio dell’assegno.

Nel dettaglio, il Ministero del Lavoro ha idea di consentire le uscite già a partire dall’età di 62 anni, a fronte appunto di 38 anni di contribuzione. Una vera e propria Quota 100. Non sono escluse però sorprese a riguardo: l’età pensionabile potrebbe anche salire a 63 anni, mentre non è escluso che per la nuova proposta possano essere sufficienti 36 anni di contributi.

Si va quindi da una Quota 98 ad una Quota 101 e solo dopo il confronto se ne saprà di più a riguardo.

Riforma delle pensioni: tagli dell’assegno per chi anticipa l’uscita dal lavoro

La differenza rispetto alla misura di flessibilità introdotta dal Governo Lega-M5S è che questa volta ci sarebbero penalizzazioni per coloro che decidono di anticipare l’accesso alla pensione. Questo perché l’obiettivo principale, su cui l’Esecutivo non è disposto a fare passi indietro, è quello per cui la nuova riforma non dovrà avere costi aggiuntivi per lo Stato, vista anche la crisi economica che stiamo attraversando.

L’utilizzo delle risorse in arrivo con il Recovery Fund non è assolutamente un’ipotesi: dall’Unione Europea non daranno mai l’autorizzazione all’utilizzo dei fondi per un incremento della spesa previdenziale.

Per questo motivo qualsiasi nuova misura di flessibilità, che a questo punto potrebbe essere anche una conferma di Quota 100 a determinate condizioni, dovrà prevedere dei tagli sull’assegno. Al momento le indiscrezioni ci dicono che per ogni anno di anticipo, quindi per un totale di cinque anni per chi va in pensione a 62 anni, ci dovrebbe essere un taglio della pensione che va dal 2,8% al 3%.

In ogni caso le risorse saranno limitate: per la misura di flessibilità, dovrebbero esserci a disposizione non più di 4 miliardi di euro, frutto della minor spesa di Quota 100, per la quale i numeri sono stati inferiori a quelli attesi.

Per questo motivo non potrà mancare una penalizzazione in uscita, così che coloro che decidono di anticipare l’accesso alla pensione pagheranno di tasca loro senza gravare ulteriormente sulle casse dello Stato.

Argomenti:

Pensione Quota 100

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