Riforma pensioni, Quota 100 subito ma con delle penalizzazioni

Il Governo ha deciso: Quota 100 (ma con delle penalizzazioni) e Opzione Donna (forse) già nel 2019, mentre per l’estensione della Quota 41 si dovrà attendere il 2020.

Riforma pensioni, Quota 100 subito ma con delle penalizzazioni

La Quota 100 per rendere più flessibile l’uscita dal lavoro sarà introdotta già nel 2019; la conferma è arrivata dall’ultimo vertice di Palazzo Chigi prima delle vacanze estive, durante il quale il Consiglio dei Ministri ha individuato in 20 miliardi di euro nella Legge di Bilancio 2018 come la somma necessaria per attuare i primi provvedimenti su riforma delle pensioni, flat tax e reddito di cittadinanza. Risorse che inoltre saranno necessarie per scongiurare l’aumento dell’IVA.

Tornando alla Quota 100 questa dovrebbe essere l’unico provvedimento con il quale - almeno per il momento - il Governo intende rivedere la Legge Fornero.

Come confermato da Di Maio prima e da Salvini poi, infatti, la riforma Fornero sarà “smantellata pezzo per pezzo”, ma questo processo sarà lungo e richiederà diversi anni visto che non ci sono abbastanza risorse per cancellare fin da subito tutto l’impianto della Legge che dal 2011 - data in cui è entrata in vigore - sta facendo molto discutere.

Per questo motivo la Quota 100 sarà l’unica misura di flessibilità che vedrà la luce il prossimo anno. E non solo, perché allo stesso tempo verranno introdotti degli strumenti con i quali si cercherà di limitare l’utilizzo di questo strumento. Insomma, è come se il Governo volesse dire: “La Quota 100 c’è ma usatela con moderazione”.

Al momento, l’Esecutivo sta vagliando diverse possibilità al fine di ridurre i costi per la Quota 100, ma solo a settembre, quando le discussioni sulla Legge di Bilancio 2019 entreranno nel vivo, ne sapremo di più su quali saranno le decisioni intraprese.

Vediamo quindi come potrebbe cambiare la Quota 100 e quali interventi il Governo intende attuare per limitare le uscite anticipate dal lavoro.

Cos’è la Quota 100

Quando si parla di Quota 100 si fa riferimento a quello strumento con cui l’accesso alla pensione è consentito quando la somma dell’età anagrafica del lavoratore e degli anni di contributi maturati dà come risultato 100.

Con questo strumento, quindi, è possibile anticipare l’uscita dal lavoro di diversi anni; ricordiamo, infatti, che con la pensione di vecchiaia sono richiesti 66 anni e 7 mesi di età (67 dal 2019) e 20 anni di contributi, mentre per quella anticipata 42 anni e 10 mesi di contribuzione per gli uomini e un anno in meno per le donne.

Con la Quota 100, invece, un lavoratore che ha iniziato la propria carriera all’età di 20 anni potrebbe andare in pensione al compimento dei 60 anni di età, purché nel frattempo ne abbia maturati 40 di contributi.

Tuttavia questo non vale per la Quota 100 che il Governo ha intenzione di introdurre dal 1° gennaio prossimo; per ridurre i costi, infatti, l’Esecutivo ha deciso di prevedere un’età anagrafica minima per accedere a questo strumento.

Nel dettaglio, si potrà anticipare l’uscita dal lavoro solo se compiuti i 64 anni (età non ancora confermata ufficialmente) e di conseguenza, visto quanto detto in precedenza, si sia raggiunta un’anzianità contributiva di 36 anni. In questo modo l’accesso alla pensione può essere anticipato fino ad un massimo di 3 anni, dal momento che sotto i 64 anni non sarà possibile beneficiare della Quota 100 neppure se viene rispettato il requisito “età + contributi = 100”.

Gli altri limiti alla Quota 100

Ma l’età minima non è l’unico limite che il Governo intende attuare per ridurre le uscite anticipate dal lavoro (e di conseguenza anche i costi della riforma).

Per ridurre il numero degli aderenti a questo strumento per l’uscita anticipata si stanno studiando diverse opzioni. Una di queste potrebbe essere una penalizzazione sull’importo dell’assegno previdenziale per coloro che accedono alla Quota 100; in questo modo la pensione sarebbe più bassa perché ricalcolata interamente con il sistema contributivo.

Un’altra possibilità potrebbe essere quella per cui ai lavoratori che pur potendo accedere alla Quota 100 restano a lavoro venga riconosciuto un bonus in busta paga; in questo modo il lavoratore sarebbe incentivato economicamente a continuare la propria attività.

Infine, ci sarà una stretta sulla possibilità di cumulare la pensione con altri redditi da lavoro per tutta la durata dell’anticipo. Ergo, per i tre anni che separano il neo pensionato dal raggiungimento dei requisiti per la pensione di vecchiaia questo non potrà riprendere a lavorare.

Le altre misure di flessibilità

L’estensione della Quota 41 a tutte le categorie di lavoratori, invece, dovrebbe essere attuata solamente nel 2020. Solo tra due anni, quindi, tutti i lavoratori (e non solo i precoci come avviene oggi) potranno smettere di lavorare se maturari i 41 anni di contributi (più altri 5 mesi a partire dal prossimo anno).

Nel frattempo per il 2019 il Governo sta pensando di approvare un provvedimento “tampone”, scongiurando l’aumento dei requisiti per la pensione anticipata. Ricordiamo, infatti, che per effetto dell’adeguamento con le aspettative di vita, dal 2019 per la pensione anticipata saranno necessari 5 mesi in più rispetto ad oggi, quindi 43 anni e 3 mesi per gli uomini e 42 anni e 3 mesi per le donne.

Già nella Legge di Bilancio 2019, invece, ci dovrebbe essere la conferma dell’Opzione Donna, con un ampliamento delle platee; ancora da decifrare, invece, il futuro dell’Ape sociale, in scadenza il 31 dicembre 2018.

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