MES: anche con le riforme, rimane una soluzione da evitare. Ecco perché

Raphael Raduzzi

12/01/2023

Sembra ormai deciso che la maggioranza ratificherà la riforma del MES, ciò che stupisce però sono le ipotesi di ulteriore riforma di questo istituto che pare il Governo voglia far proprie.

MES: anche con le riforme, rimane una soluzione da evitare. Ecco perché

In questi ultimi giorni il Governo e la maggioranza stanno facendo filtrare l’ipotesi di ratificare la discussa e discutibile riforma del Meccanismo Europeo di Stabilità (MES) per poi proporre una nuova riforma della stessa istituzione.

A margine dell’incontro tra il Ministro dell’Economia Giorgetti e il Presidente dell’Eurogruppo Paschal Donohoe, quest’ultimo si è infatti detto “convinto che riusciremo a compiere progressi nella ratifica e nell’attuazione del trattato Meccanismo europeo di stabilità”.

Si riferiva certamente all’Italia, unico paese a non aver ancora ratificato la versione riformata del trattato internazionale che riguarda il MES, sottoscritto dai governi ormai quasi due anni fa, precisamente il 27 gennaio 2021. Giorgetti pare subito aver riportato questi desiderata ai colleghi del governo.

Ed in fondo Giorgia Meloni lo aveva preceduto, quando, parlando della stessa istituzione, aveva dichiarato che “se rimaniamo gli unici che non approvano la riforma blocchiamo anche gli altri” sostenendo in sostanza che così il MES non funziona e che ne discuterà il Parlamento.

Parlamento da cui è arrivata l’ennesima – e meno scontata – apertura all’approvazione della riforma per bocca dell’ex Ministro dell’Economia ed attuale Presidente della Commissione Esteri Giulio Tremonti. Il quale, dopo anni di critiche al fondo lussemburghese da posizioni bollate spesso impropriamente come ‘sovraniste’, dalle colonne del Sole24 Ore ha sentenziato: “Giorgia Meloni ha detto in sostanza che non vede alternative al voto italiano sul Mes, e che però intende ridiscuterne la funzione. Sono totalmente d’accordo con lei”.

Ora, possiamo tralasciare la minimizzazione che Tremonti fa della portata della riforma del MES, che non riguarda solo la possibilità di fare da backstop, cioè da prestatore, al Fondo di risoluzione unico nell’ambito della gestione europea delle crisi bancarie. Ma che appunto acuisce i poteri del MES stesso a discapito di quelli attualmente in capo alla Commissione Europea per quanto riguarda la valutazione della concessione del sostegno finanziario allo Stato in difficoltà, o ancora, che la riforma del MES preveda criteri più stringenti e più specifici per accedere al canale di liquidità precauzionale generando un’asimmetria tra i pochi stati “virtuosi” e il resto dei paesi dell’eurozona sulla base di quegli stessi criteri del Patto di Stabilità e Crescita che si vogliono superare.
Oppure che con la riforma del MES ci saranno effetti sostanziali per il nostro paese anche senza chiedere un prestito a ‘rigorose condizionalità’, dato che l’articolo 12 comma 4, prevede l’obbligo di inserire le clausole CACs single limb nei titoli di Stato di nuova emissione.
Cioè delle clausole che facilitano la ristrutturazione (cioè il default di parte del debito) proprio in un momento in cui tra l’alta inflazione e le scelte della BCE i nostri titoli di stato saranno messi a dura prova dal mercato. Come accendere una miccia dopo aver lasciato acceso il gas.

Concentrandoci invece sulle proposte di nuova riforma del Trattato riformato non si può non notare una certa assonanza tra l’idea del Presidente della Commissione Esteri e quella di alcuni eminenti economisti come Alberto Quadrio Curzio o quella del professor Giavazzi, che da consigliere economico di Draghi scrisse un documento analitico su questo tema con altri colleghi francesi, in una proposta poi presentata dallo stesso Draghi assieme a Macone sul Financial Times.

In sostanza ciò che viene suggerito può essere riassunto come segue: il MES ha numerosi limiti, va perciò riconvertito in una sorta di ‘agenzia del debito europeo’. Già perché siccome ‘la BCE sta per cambiare politica monetaria’, come scrive Quadrio Curzio, secondo questa linea di pensiero, sarebbe utile far cedere alla BCE una parte considerevole dei titoli di debito degli stati membri detenuti all’attivo del proprio bilancio grazie al Quantitative Easing classico e pandemico, ed acquistare in cambio i titoli emessi dal MES (previo aumento di capitale degli stati membri, cioè un altro esborso per il nostro paese, dato che la dotazione di capitale attuale è abbastanza risibile).

Questa proposta presenta numerosi profili problematici. In primis viene fatta passare l’idea tale per cui con la nuova politica monetaria per combattere l’inflazione la BCE, o meglio, le Banche Centrali Nazionali (BCN), si metteranno a vendere titoli di stato. Ciò non è vero: l’Eurosistema (BCE più BCN) ha sì iniziato a diminuire il proprio bilancio, ma evitando di comprare nuovi titoli di stato sia azzerando via via il Quantitative Easing, sia evitando di reinvestire la liquidità derivante dai titoli in scadenza.
Quindi perché l’Eurosistema dovrebbe vendere attivamente titoli di stato che offrono un rendimento, che in parte è ritornato allo Stato tramite l’utile della Banca Centrale? Pensate che nel 2022 alle casse del Tesoro, senza considerare le tasse, sono tornati oltre 5,5 miliardi dal bilancio di Banca d’Italia. Se un pacchetto consistente di questi titoli di stato finisse in pancia al MES questi rendimenti finirebbero ad ingrassare i lauti stipendi dei suoi dirigenti e l’utile finirebbe per essere messo a riserva, come già succede oggi, dato che i prestiti concessi dal MES ai vari paesi (Grecia, Irlanda, Portogallo, Spagna e Cipro) sono sì a tasso calmierato, ma hanno comunque permesso a quest’istituzione di generare un utile di più di 300 milioni.

Inoltre, che vantaggio avrebbe il nostro paese a ritrovarsi indebitato non più con la propria Banca Centrale, ma con il MES che non solo sarebbe un creditore privilegiato rispetto agli altri titoli di debito pubblico ma che pure per Trattato finanzia gli stati previo protocollo d’intesa e cioè con un programma di aggiustamento macroeconomico che solitamente si è tradotto in tagli draconiani della spesa pubblica?

Diciamo la verità: in tutto il mondo è la Banca Centrale a fungere da ‘agenzia per il debito’.

Alla luce di tutto ciò possiamo concludere che non solo si sta per approvare l’ennesima riforma dannosa per gli interessi italiani, ma che pure gli auspici di riforma del MES che il Governo pare aver fatto propri rischiano di tramutarsi nell’ennesima delusione.

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