Riaprire subito tutte le scuole, Bella (M5S): “Pochi rischi in classe, lo dicono gli esperti”

Antonio Cosenza

14/04/2021

14/04/2021 - 16:39

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Marco Bella, deputato del Movimento 5 Stelle e primo firmatario della mozione che impegna il Governo a riaprire tutte le scuole anche in zona rossa, ha spiegato a noi di Money.it perché è importante far tornare gli studenti in classe il prima possibile.

Riaprire subito tutte le scuole, Bella (M5S): “Pochi rischi in classe, lo dicono gli esperti”

Ormai le scuole hanno riaperto in quasi tutta Italia: la serrata va però avanti nelle classi di seconda e terza media - come pure in tutte le scuole superiori - in quelle Regioni che ancora oggi si trovano in zona rossa.

A tal proposito, la scorsa settimana la Camera dei Deputati ha approvato la mozione che impegna il Governo ad adottare una serie di misure finalizzate alla riapertura di tutte le scuole anche nelle zone rosse. Il primo firmatario di questa mozione è il deputato Marco Bella (Movimento 5 Stelle), il quale è stato contattato dalla nostra redazione per avere una spiegazione riguardo a questa importante - e in alcuni casi anche “impopolare” - decisione.

Ci sono degli insegnanti, infatti, che non hanno preso con entusiasmo la notizia del ritorno in classe, spaventati dalle conseguenze che ciò potrebbe avere. C’è chi teme che la scuola non sia un posto sicuro e che riaprendo possa scattare un nuovo aumento dei contagi.

L’onorevole Bella - come tutti coloro che hanno firmato la mozione (approvata con il sostegno di tutte le forze della maggioranza) - ritiene però che sia “giustoautorizzare il rientro in classe; vediamo quali sono le motivazioni a supporto della sua tesi.

Onorevole Marco Bella, lei è il primo firmatario della mozione che chiede al Governo di autorizzare la riapertura di tutte le scuole, comprese le superiori, anche nelle Regioni che si trovano in zona rossa. Una richiesta che tuttavia non sembra piacere alla maggior parte degli insegnanti, molti dei quali credono che con il ritorno in classe ci sarà una risalita dei contagi e che la vostra mozione pensi più agli studenti che al personale della scuola. Cosa si sente di rispondere a questa categoria?

Intanto mi sento di dire che spesso si è parlato di “medici eroi”, ma anche gli insegnanti hanno svolto un lavoro eccezionale in questa pandemia. Il loro merito è riconosciuto e l’applauso spontaneo nell’Aula di Montecitorio, quando si è votata la mozione, dedicato a questa categoria lo testimonia.

Capisco che sui mezzi d’informazione è stato fatto molto allarmismo sulle scuole, ma la nostra percezione del rischio deve basarsi sui fatti. Proprio pochi giorni fa l’Oms ha detto che, anche con le nuove varianti del virus, non c’è nessuna prova che l’apertura delle scuole provochi un incremento significativo dei contagi, e diversi studi erano già arrivati a questa conclusione.

I Paesi europei che hanno riaperto le scuole già a maggio 2020 non hanno visto alcun aumento di contagi. Il caso della regione Campania, che pur chiudendo le scuole più di tutte le altre non ha affatto controllato meglio la pandemia, è emblematico. Chiudere le scuole, quindi, ha senso nell’ambito di un lockdown totale, quando anche l’eventuale minimo contributo delle chiusure può servire.

Ormai mancano davvero pochi giorni alla fine della scuola e se si tiene in considerazione la turnazione al 50% nelle superiori ci saranno studenti che saranno in classe per non più di 30 giorni. A questo punto, non sarebbe stato meglio aspettare che la curva dei contagi scendesse ulteriormente, rinviando a settembre il ritorno in classe?

Sono convinto che due mesi di scuola siano comunque molto importanti, considerati i sacrifici che studentesse e studenti hanno fatto finora, privati del loro principale luogo di socialità, e i danni sulla loro crescita e formazione.

Credo sia importante usare questi due mesi per reimparare a stare insieme, ancor prima che per interrogazioni e verifiche, che chiaramente rimangono attività fondamentali.

Oggi siamo in una situazione molto simile a quella di maggio 2020, quando riaprendo le scuole nella maggior parte dei Paesi europei non c’è stata ripresa dei contagi. Allora, eravamo da poco stati colpiti dalla pandemia e in Italia si è scelta, giustamente, la strada della massima prudenza.

A distanza di un anno però, non si possono ignorare le evidenze scientifiche emerse. E, soprattutto, non si può continuare a far pagare un prezzo così alto ai nostri studenti, che tra l’altro vedrebbero aumentare spaventosamente il divario con quelli di altri Paesi europei. Non possiamo mandare il messaggio che due mesi di scuola tutto sommato non sono granché, perché indirettamente diremmo che la scuola e gli insegnanti sono sacrificabili e il loro lavoro non è fondamentale. Mentre sappiamo, invece, che non è assolutamente così.

La domanda che molti si fanno è: le scuole sono sicure oppure no? Gli esperti appaiono divisi, c’è chi dice che non ci sono problemi di contagio in classe (e chi invece sostiene il contrario), ma personalmente fatichiamo a credere che stare più ore in uno spazio chiuso non possa essere considerato un fattore di rischio.

Tutti dobbiamo sapere che durante una pandemia non esiste e non può esistere un luogo “sicuro” in assoluto, perché il rischio zero non c’è. Quello che però possiamo dire è che la scuola è un luogo a basso rischio, basandoci su quello che dicono le autorità sanitarie, come ad esempio l’ECDC, il Centro europeo per il controllo delle malattie, secondo il quale la scuola non ha innescato la seconda ondata e gli insegnanti non sono a maggior rischio di altre professioni.

L’Istituto superiore di sanità afferma che solo il 2% dei focolai identificati ha origine nel contesto scolastico. A conclusioni simili arriva anche uno studio della Società italiana di pediatria e dell’Ospedale Bambino Gesù, che ha coinvolto due plessi scolastici per un totale di 1.262 persone tra studenti, insegnanti e personale tecnico. Gli screening, svolti da settembre a novembre hanno evidenziato che nel primo round sono stati testati 1.099 campioni e solo un soggetto è risultato positivo; nel secondo a fronte di 1.075 solo 7 sono risultati positivi e nel terzo, su 1.257 test, solo 3 studenti. In totale, quindi, 11 persone. I positivi sono entrati nella scuola, ma non c’è stato alcun contagio individuato all’interno del contesto scolastico.

Stiamo parlando di fonti autorevolissime.

Apertura delle scuole e andamento dei casi confermati di SARS-CoV-2:la situazione in Italia
Clicca qui per scaricare il «Rapporto ISS COVID-19», n. 63/2020, con i risultati dello studio con il quale è stata effettuata una correlazione tra apertura delle scuole e andamento dei casi confermati.

Poi c’è anche il recente e importante studio di Sara Gandini, pubblicato su Lancet Regional Health Europe, che ha avuto grande risonanza sui mezzi d’informazione, ma non dice davvero nulla di nuovo rispetto a quanto già noto.

Prestiamo attenzione al fenomeno degli “esperti improvvisati”, che purtroppo si è diffuso pericolosamente in questa pandemia. I veri esperti pubblicano su riviste scientifiche sottoposte a revisione, non scrivono le proprie opinioni personali sulla propria pagina Facebook per cercare visibilità mediatica. Ascoltiamo le autorità sanitarie (ECDC, ISS, OMS), perché solo loro possono avere un quadro globale della situazione.

La riapertura delle scuole arriva proprio nel momento in cui viene fermata la campagna vaccinazione per gli insegnanti, con le Regioni che dovranno prima completare le inoculazioni nelle fasce ad alto rischio. Ad oggi, secondo dati ufficiali, un milione di dosi sono state somministrate a docenti e ATA; quando pensate si potrà riprendere anche con queste categorie? E soprattutto, vista la raccomandazione ad utilizzare il vaccino Vaxzevria (ex AstraZeneca) per gli Over 60, ci saranno dei cambiamenti?

Oltre il 70% del personale scolastico ha ricevuto la prima dose e ovviamente a queste persone sarà garantita anche la seconda, dello stesso vaccino. Per chi appartiene alle categorie a rischio o al personale over 60 la vaccinazione non è stata sospesa. Sul vaccino AstraZeneca penso ci sia un allarmismo non giustificato dai dati. Tutti i vaccini proteggono quasi al 100% dalla malattia grave, che è l’aspetto più importante, e il rapporto rischi/benefici pende enormemente dalla parte dei benefici. Io stesso, pur avendo avuto l’offerta del vaccino Pfizer per la mia particolare situazione, l’ho declinata per vaccinarmi con AstraZeneca. L’ho fatto con grande serenità.

La scuola esce profondamente cambiata da questa pandemia. State già pensando a cosa tenere di questa esperienza e dove, invece, intervenire per risolvere i problemi che sono emersi in questi mesi? Ovviamente servirà un percorso di digitalizzazione trasversale a più ambiti, così da permettere - ad esempio - che la didattica a distanza sia accessibile a tutti. Ma davvero sentiremo ancora parlare di DAD nell’a.s. 2021-2022?

Ha detto Papa Francesco “il dramma di questa crisi sarebbe sprecarla” e io lo condivido, anche per quanto riguarda la scuola.

Alunni e insegnanti hanno acquisito competenze digitali che sarebbe un peccato non sfruttare nel futuro. Già prima di questa esperienza la scuola aveva grande bisogno di innovarsi, di stare al passo con i tempi: ora abbiamo uno slancio in più verso la digitalizzazione.

Più che di DAD, mi auguro che nei prossimi tempi sentiremo parlare di DDI, ovvero didattica digitale integrata: un mix di strumenti “tradizionali” di insegnamento e strumenti innovativi, che rendano l’apprendimento stimolante per i bambini e li preparino al mondo fuori la scuola, in cui il digitale è già ovunque. Questa è la direzione in cui stiamo andando, anche grazie al lavoro dell’ex ministra Azzolina e al Next Generation Ue.

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