Il rischio per definizione è ineludibile e fa parte della vita, dell’esistenza stessa. Può riguardare tanto un lavoro alle dipendenze che una ditta individuale o una libera professione, come un hobby o la gestione del denaro. In tema di soldi i manuali di finanza suggeriscono di contenere il rischio ricorrendo almeno a tre strategie:
- puntare sempre al lungo termine;
- propendere su strumenti a basso beta;
- diversificazione adeguatamente il portafoglio senza mai esagerare con i prodotti ivi presenti, altrimenti quello che si guadagna poi lo si perde con i costi di gestione.
Come comporre un portafoglio a basso rischio?
Diciamo subito che l’articolo non mira minimamente a fare consulenza, non ci riguarda e non ci compete. Cerca invece di capire come sarebbe andata a finire poi una data scelta di investimento imbastita seguendo le tre regolette raccomandate agli investitori retail. Così mossi da un mix di sana curiosità e fantasia, ma sfruttando dati e prodotti di investimenti reali, creiamo un portafoglio immaginario e facciamo due calcoli.
Un primo problema riguarda gli ingredienti del paniere. Immaginiamo si trattasse di un buono fruttifero postale Ordinario di durata ventennale, di solito a basso rischio e senza costi di gestione, e un ETF a rischio medio-alto. Per contenere quest’ultimo sovrappesiamo il buono e sottopesiamo il fondo passivo, tipo 90%-10% per esempio. Se volessimo contenerlo ancora di più potremmo anche fare 95% e 5% e così via.
Imponiamo di tenere l’ETF fino ai 20 anni del buono per sfruttarne i maggiori rendimenti a scadenza, un tempo lungo in linea con le raccomandazioni degli analisti. Ci servono quindi ETF che abbiano almeno 10-15-20 anni di storico a seconda della data effettiva di acquisto del prodotto postale. Per semplicità considereremo un ETF sul comparto assicurativo europeo, lo Stoxx Europe 600 Insurance, e l’MSCI World.
Quanto al capitale iniziale, infine, immaginiamo una cifra di 20mila €, e quindi un 18mila € (90%) sul prodotto postale e 2mila € (10%) sull’ETF. Bene, una simile scelta avrebbe generato rendimenti favolosi su questo portafoglio a 2 prodotti con un buono postale Ordinario.
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Prendiamo tre ipotetiche date di acquisto dell’Ordinario a 20, a 15 e a 10 anni fa, ossia il 02/01/2006, il 02/01/2011 e il 02/01/2016.
In data 2 gennaio 2006, venti anni fa, il titolo disponibile in sottoscrizione apparteneva alla serie “B15”. Bene, 18mila € investiti all’epoca avrebbero generato interessi lordi per 12.656,41 € (dati: Cassa Depositi e Prestiti) da cui poi sottrarre 1.582,05 € di ritenuta fiscale. Il montante liquidato sarebbe di 29.074,36 €, il massimo disponibile dato che il titolo è giunto a naturale scadenza.
In data 02/01/2011, 15 anni fa, gli ipotetici 18mila € sarebbero confluiti sul buono Ordinario serie “B75”, oggi ancora in corso di maturazione. Nel frattempo il titolo avrebbe prodotto 7.121,08 € lordi (ritenuta: 890,13 €), che salirebbero a 13.005,29 € lordi a scadenza, il 02/02/’31.
Arriviamo al 02/01/’16 quando la serie dell’Ordinario disponibile era la “C18”. Oggi l’eventuale montante liquidato sarebbe di 18.730,83 €, con interessi lordi nel frattempo maturati pari a 835,23 €. Quest’ultimi saliranno a 4.236,04 € (ritenute fiscali: 529,51 €) tra 10 anni, a naturale scadenza.
In due battute, il prodotto è garantito dallo Stato, non comporta spese di gestione, ha una tassazione agevolata e produce i migliori montanti a scadenza, dopo 20 anni.
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I ritorni del fondo di investimento a gestione passiva
Ora consideriamo le performance che nei 3 tempi di cui sopra (20,15 e 10 anni) avrebbero fatto i due ETF da noi citati.
Tra i fondi passivi sul comparto assicurativo, su JustETF.com incontriamo 4 prodotti concorrenti tutti denominati in euro. I marchi, in ordine di massa gestita, sono quelli di iShares, Amundi (Acc), Invesco e Amundi (Dist). Quanto alle masse e ai rispettivi TER stiamo parlando, nell’ordine, di 418 mln di € e 0,46% p.a., poi 101 mln di € e 0,3% di TER, poi 58 mln e 0,2% e infine 33 mln e 0,3%. In due battute, l’ETF di iShares è quello con la maggiore massa gestita (418 mln €), ma anche il più caro in termini di spese annue di gestione (0,46% p.a.).
In data 02/01/2006 una quota dell’ETF (ISIN DE000A0H08K7) l’avremmo pagata tra i 24-25 €, invece il 02/01/2011 intorno ai 16 € e il 02/01/2016 sui 27 €. Oggi passa di mano a 50,5 € per cui i rispettivi rialzi sarebbero stati, nell’ordine, intorno al +106%, +215% e +87%.
Ragioniamo ora di fantasia e immaginiamo invece che le cose fossero andate molto male, per stimare l’impatto di uno scenario molto avverso. Bene, facciamo finta che l’ETF oggi quotasse sui 7-8 €, per esempio, con perdite tra il 50% e il 70% rispetto ai 3 prezzi precedenti. I 2mila € di partenza oggi varrebbero (controvalore) tra i 600 e i 1.000 € massimo, un risultato devastante, non ci sono dubbi. Tuttavia, sarebbero stati “coperti” dai guadagni certi del buono. In altri termini, la scommessa del prodotto speculativo ad elevato rischio si sarebbe rivelata perdente pure sul lungo termine. Sono finali che capitavano ieri, capitano oggi e capiteranno pure in futuro, e su questo nessuno al mondo ha il minimo dubbio. Anzi, è meglio rimarcarlo!
Rendimenti favolosi su questo portafoglio a 2 prodotti con un buono postale Ordinario
Passiamo ora al trend dell’MSCI World dove sul portale da noi consultato abbiamo incontrato decine di prodotti concorrenti. Una cosa da sottolineare, a discapito del rischio-prodotto che inevitabilmente aumenta, è che molti di essi sono denominati in USD, in dollari USA. Per contenerlo si possono considerare prodotti denominati espressamente in euro oppure del tipo EUR Hedged.
I primi fondi in ordine di massa gestita che abbiamo incontrato sono a marchio iShares, iShares, Xtrackers, SPDR ed HSBC con TER compresi tra 0,12% e 0,2%. Di nuovo, l’iShares Core MSCI World UCITS ETF USD (Acc) con ISIN IE00B4L5Y983 è quello con la maggiore massa gestita ma anche il più caro dei 5. Il fondo è stato lanciato il 25 settembre 2029, ha la valuta in $ USA ed è senza copertura valutaria.
In data 02/01/2011 una quota dell’ETF l’avremmo pagata poco meno di 22 $, e intorno ai 37 $ il 02/01/2016. Al momento passa di mano a 113,3, con elevati, potenziali rialzi sul timeframe sia a 15 che 10 anni. Certo, in questi casi bisognerebbe attendere altri 5 o 10 anni affinché il buono Ordinario giungesse a scadenza, e a quella data nessuno sa dire quanto quoterà l’ETF. Potrà salire ancora come pure scendere a 60 o a 40 o a 20. Nessuno conosce il futuro, nessuno.
Avvertenze al Lettore
Per ovvi motivi di semplicità espositiva non abbiamo considerato dividendi, tasse e/o costi annui di gestione dei fondi, né le dinamiche valutarie per i prodotti in USD. Ancora, ribadiamo che il nostro è un puro esercizio di calcoli e nessun invito a considerare:
- i prodotti qui esposti. Sul mercato ve ne sono davvero tanti altri, anche di più performanti e/o economici e/o più facile comprensione di quelli su visti, e di cui se ne rimanda la selezione al Lettore;
- la composizione su vista, dato che ci sono strategie e panieri decisamente più efficienti in termini di rischio/costi/rendimenti rispetto a quella da noi scelta.
Di fondo resta invariata la morale, e cioè che a volte basta un “pizzico di sale” per trasformare un’esperienza di investimento relativamente tranquilla in una più avvincente. I segreti (di Pulcinella)? Tempo, costi contenuti, prodotti di qualità, diversificazione, contenere sempre al massimo il rischio.