Regime forfettario 2019 e cause d’esclusione, i chiarimenti delle Entrate

Con la risposta all’interpello numero 501 del 27 novembre 2019 l’Agenzia delle Entrate fornisce dei chiarimenti sul regime forfettario e sulle cause d’esclusione. Rimane invece in sospeso la questione dei controlli di fatto.

Regime forfettario 2019 e cause d'esclusione, i chiarimenti delle Entrate

L’Agenzia delle Entrate torna a occuparsi del regime forfettario tramite la risposta all’interpello numero 501 pubblicata il 27 novembre 2019.

L’istante, che nel 2018 era rientrato nel regime forfettario, chiede se tale condizione può permanere anche nel 2020, anno in cui costituirà una società tra professionisti in forma di Srl.

I dubbi dell’istante nascono dalla riformulazione di alcune cause d’esclusione all’applicazione del regime forfetario introdotte dalla Legge di Bilancio 2019, in particolare quella che esclude la formula agevolata per gli esercenti attività d’impresa, arti o professioni, che controllano direttamente o indirettamente le società a responsabilità limitata o associazioni in partecipazione.

Con la sua risposta l’Agenzia delle Entrate chiarisce che il regime forfettario può essere applicato anche nel 2020, supponendo che le condizioni per continuare a usufruire dell’aliquota agevolata siano presenti per tutto il periodo d’imposta.

L’Agenzia delle Entrate conclude lasciando in sospeso la questione del controllo di fatto, che potrebbe avvenire poiché l’istante ritrae il 40% del suo fatturato dalla Stp.

Regime forfettario 2019 e cause d’esclusione, i chiarimenti delle Entrate

Con la risposta all’interpello numero 501 del 27 novembre 2019 l’Agenzia delle Entrate fornisce dei chiarimenti sul regime forfettario e sulle cause d’esclusione allo stesso.

In particolare, l’istante è un lavoratore autonomo che nel 2018 è rientrato, grazie ai ricavi inferiori ai 65.000 euro, nel regime forfettario.

L’anno prossimo però, quindi nel 2020, ha intenzione di costituire una società tra professionisti in forma di Srl con altri due soci.

La quota dell’interpellante sarebbe pari al 9% del capitale sociale e l’amministrazione sarebbe stata affidata all’altro socio. Infine, l’istante precisa che l’attività svolta dalla Stp sarebbe stata riconducibile a quella da lui esercitata in regime forfettario.

L’istante chiede se la costituzione di una Stp così organizzata possa essere causa d’esclusione dal regime agevolato.

L’Agenzia delle Entrate nella sua risposta ha fornito due importanti chiarimenti: innanzittutto, ha riepilogato le cause ostative al regime forfettario, e in secondo luogo ha precisato che l’assenza di cause di esclusione per l’applicazione dell’aliquota agevolata deve verificarsi per tutta la durata del periodo d’imposta.

Il contribuente quindi può rimanere nel regime forfettario anche nel 2020, ma si devono continuare a verificare le condizioni previste, ovvero:

  • l’istante non può svolgere un ruolo di controllo sulla società;
  • le mansioni dell’istante non possono configurarsi come lavoro dipendente.
Risposta AdE n. 501 del 27/11/19
Cause ostative all’applicazione del regime cd. forfetario

Le cause d’esclusione dal regime forfettario 2019, i chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate

La causa d’esclusione che ha dato il via a questo interpello si trova nella legge 190 del 2014, ripresa dalla Legge di Bilancio 2019, per cui non si può applicare il regime forfettario agli esercenti attività d’impresa, arti o professioni che controllano direttamente o indirettamente società a responsabilità limitata, le quali esercitano attività economiche direttamente o indirettamente riconducibili a quelle svolte dai medesimi.

L’Agenzia delle Entrate ha però precisato, richiamando la circolare 9/E/2019, che la causa d’esclusione in questione “si attiva” solo se si verifica la compresenza di due situazioni:

  • il controllo diretto o indiretto della società;
  • l’attività economica esercitata dalla società sia riconducibile a quella svolta dagli esercenti attività d’impresa, arti o professioni.

Se manca anche solo una delle due condizioni, la causa ostativa non scatta.

Nel caso specifico, non si verifica la partecipazione di controllo da parte dell’istante, quindi in teoria il regime forfettario può continuare ad essere applicato.

Fino a qui, i chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate sono limpidi.

Tuttavia, l’Agenzia sottolinea che in base alle informazioni fornite, ovvero il fatto che l’istante ritragga il 40% del suo fatturato dalla Stp, non si possa escludere la possibilità di un controllo di fatto:

“circostanza comunque che richiede un esame fattuale che esula dalle competenze esercitabili dalla scrivente in sede di interpello, poiché non è in alcun modo valutabile la struttura dei rapporti economici della costituenda STP.”

In un’altra risposta, precisamente la numero 398 dell’8 ottobre 2019, come evidenzia il Sole 24 Ore, l’Agenzia delle Entrate aveva affermato che il controllo di fatto può scattare se l’imprenditore o il professionista è l’unico o principale fornitore di una società di cui detiene una partecipazione.

Per ora, dunque, la questione dei controlli di fatto rimane in sospeso.

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