Questo titolo da 8,5 miliardi di capitalizzazione potrebbe raddoppiare a Wall Street secondo gli analisti. Negli ultimi mesi, questo brand iconico sta mostrando segnali evidenti di rilancio, con margini in ripresa e piani di buyback da oltre mezzo miliardo.
I conti pubblicati a metà luglio hanno battuto le attese, la strategia direct-to-consumer accelera e la fedeltà dei consumatori più giovani sorprende. Se tutto andrà secondo i piani (crescita degli utili, riacquisto di azioni e valorizzazione del marchio) il valore delle azioni potrebbe realisticamente raddoppiare nel medio termine. Ecco perché.
Levi Strauss
Parliamo di Levi Strauss & Co., icona globale della moda casual e storico produttore di jeans, oggi quotato al NYSE. Da quando è tornata in Borsa nel 2019, l’azione si è mossa poco, oscillando intorno ai 20 dollari. Oggi vale esattamente quanto all’IPO di sei anni fa. Ma sotto questa calma apparente, si nasconde una trasformazione concreta e numeri in forte miglioramento.
Nel secondo trimestre del 2025, i ricavi sono saliti del 6%, a 1,4 miliardi di dollari, mentre l’utile per azione rettificato è balzato del 37%, a 0,22 dollari. Ancora meglio i margini: il lordo è salito al 62,6%, il netto è tornato al 6,4% dopo un 2024 debole, e il ROE ha toccato il 20,4%. Numeri che segnalano una società di nuovo efficiente, con le idee chiare su dove andare.
Gran parte del merito va alla spinta sul direct-to-consumer (DTC), ormai cuore della strategia. Le vendite dirette hanno registrato una crescita organica del 10% nel primo trimestre, battendo il wholesale (+7%). Il segnale è chiaro: il brand Levi’s continua a parlare alle nuove generazioni, con una fedeltà sorprendente. Un recente sondaggio ha rivelato che il 40% degli adolescenti americani considera Levi’s il brand di riferimento per i jeans, ben sopra American Eagle (17%).
Anche sul fronte finanziario qualcosa si muove. Il management ha appena ceduto il marchio Dockers per 311 milioni di dollari, più un potenziale earn-out da altri 80 milioni. Almeno 100 milioni saranno destinati al riacquisto di azioni proprie: un messaggio forte al mercato. Levi intende premiare gli azionisti e valorizzare ogni dollaro generato.
Grafico Levi
Fonte Tradingview
Non a caso, anche le principali banche d’affari hanno rivisto al rialzo il target price: UBS lo ha portato da 20 a 28 dollari, Bank of America da 20 a 21 (rating buy), Morgan Stanley da 16 a 19 dollari, mantenendo un giudizio neutrale. Da un punto di vista tecnico, la formazione di un potenziale doppio minimo dai minimi di ottobre 2023 potrebbe portare a un target distante circa il 74% dai livelli attuali. Conferme in tal senso giungerebbero oltre il massimo di giugno 2024 a 24,50 dollari circa. Dunque il mercato sta iniziando a svegliarsi. Ma il meglio potrebbe ancora dover venire.
Perché può raddoppiare (e perché no)
Il potenziale c’è. Ma Levi può davvero raddoppiare? Alcuni analisti ci credono sul serio. Il target price medio è attorno ai 21 dollari, ma tra fondamentali in ripresa e sentiment crescente, c’è chi immagina per Levi una traiettoria simile a quella di altri marchi “risorti” a Wall Street, come Crocs o Abercrombie. Il problema è che il mercato non regala nulla. E il percorso è tutt’altro che lineare.
Primo ostacolo: la ciclicità del settore moda. In un contesto macro ancora fragile, con consumi volatili e tassi d’interesse ancora elevati (nonostante i tagli graduali della Fed), l’abbigliamento resta una delle prime voci su cui si taglia. Se la spesa discrezionale rallenta, anche un marchio forte come Levi può trovarsi esposto, soprattutto nei mercati maturi.
Secondo: la concorrenza. Il segmento denim è saturo e aggressivo. Tra brand digitali, fast fashion e retailer verticali come Zara, H&M e Uniqlo, la battaglia si gioca sul prezzo. Levi’s ha l’heritage, ma non può vivere di storia: deve continuare a innovare su prodotto, comunicazione e posizionamento. Soprattutto per restare al passo con le nuove generazioni.
Terzo: la valutazione. Sulla carta, il titolo non è caro: il P/E rispetto al cash flow operativo è 23,4x, sotto la media dell’S&P 500. Ma con un EPS atteso tra 1,25 e 1,30 dollari, per raddoppiare di valore Levi dovrebbe crescere gli utili a doppia cifra ogni anno per almeno cinque anni. Possibile? Sì. Scontato? No.
Detto questo, c’è una leva che potrebbe fare la differenza: il buyback. Il piano da 560 milioni di dollari, pari a oltre il 6,5% della capitalizzazione, combinato a un dividendo del 2,4%, rende Levi un titolo da costruire con pazienza, perfetto per chi cerca crescita e ritorni costanti. Più che una scommessa da trader, una posizione da investitore. E come tutte le maratone, vince chi sa tenere il ritmo.
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