Non è l’AI il problema, ma come viene finanziata. Wall Street usa questo titolo per anticipare un cambio di fase nei mercati.
Lo scoppio di una bolla finanziaria non arriva mai all’improvviso. Non è un boato, ma un rumore appena percettibile. È il fruscio del capitale che cambia direzione. Gli investitori più esperti lo sentono subito. Gli altri se ne accorgono dopo, quando i prezzi iniziano a scendere e le certezze si sgretolano. A quel punto, spesso, è già tardi.
Negli ultimi mesi l’intelligenza artificiale è stata ovunque. Nei risultati trimestrali, nei piani industriali, nei discorsi delle banche centrali e nelle aspettative di milioni di risparmiatori. L’AI è diventata la parola chiave capace di giustificare valutazioni sempre più elevate e investimenti giganteschi, anche in un contesto in cui i tassi, pur in calo, restano lontani dai livelli ultra-accomodanti del passato.
Ma dietro all’entusiasmo, nei corridoi della finanza americana si sta facendo strada un dubbio diverso. E molto più scomodo. Il vero rischio dell’intelligenza artificiale potrebbe non essere tecnologico, né legato alla concorrenza tra modelli, ma finanziario. Il debito necessario per costruire data center, sostenere la potenza di calcolo e alimentare una crescita che corre più veloce dei flussi di cassa. [...]
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