Un dato che dimostra come il Paese stia crescendo a velocità diverse. Parliamo della Bulgaria.
Il Pil della Bulgaria nel 2025 si attesterà attorno a una crescita del 3%, secondo le stime del Fondo Monetario Internazionale. Si tratta comunque di uno dei tassi più elevati in Europa. Tuttavia, all’interno del Paese emerge una particolarità che dimostra come la crescita non sia uniforme: alcune aree stanno correndo molto più velocemente rispetto ad altre. Esiste infatti una regione bulgara che guida addirittura la classifica europea per crescita economica, mentre un’altra si colloca all’ultimo posto. Un dato che evidenzia come diverse zone della Bulgaria viaggino a velocità profondamente differenti.
A fotografare questa situazione sono i dati Eurostat del 2024. Da un lato troviamo la regione centro-meridionale della Bulgaria, composta dalle province di Kardzhali, Plovdiv, Pazardzhik e Haskovo, che si posiziona al primo posto in Europa con una crescita del Pil dell’11%. Dall’altro lato c’è invece la regione sud-orientale, che comprende Stara Zagora, Sliven, Yambol e Burgas, e che registra un calo del 13,2%, risultando ultima nella classifica europea.
Perché c’è un divario così ampio
Come si spiega un divario così ampio all’interno dello stesso Paese? A prima vista, il crollo dell’area sud-orientale appare sorprendente, considerando la presenza di importanti poli industriali. Una possibile spiegazione potrebbe essere legata all’instabilità dei prezzi dell’energia: in questa zona si concentrano grandi centrali elettriche a carbone e l’aumento dei costi energetici ha inciso negativamente sui margini e sulla redditività. Analizzando i dati dal periodo post-pandemico a oggi, si nota una forte volatilità: dal -10% del 2021 si è passati al -2,4% del 2022, poi al -4,9% del 2023, fino al brusco calo del 13% nel 2024.
Le preoccupazioni aumentano guardando al futuro. Il rischio è che l’area possa subire un vero e proprio terremoto economico con la progressiva eliminazione dei combustibili fossili. L’addio alle centrali a carbone, in favore delle fonti rinnovabili, potrebbe accelerare il declino di parte del tessuto industriale locale. Sarà quindi necessario rivedere le priorità di sviluppo, perché la decarbonizzazione comporterà inevitabili ripercussioni sull’industria energetica tradizionale e migliaia di lavoratori dovranno essere riqualificati verso nuovi settori produttivi.
Nell’area centro-meridionale, invece, lo scenario è completamente diverso. Qui si registra una crescita economica sostenuta, trainata in larga parte da Sofia, che da sola rappresenta circa il 44% del Pil nazionale e presenta indicatori economici superiori alla media europea. Il peso economico della capitale è raddoppiato in meno di 25 anni e la tendenza è quella di una crescente separazione dal resto del Paese in termini di sviluppo e ricchezza.
Il divario è ancora più evidente se si guarda al Nord della Bulgaria, che contribuisce con meno dell’1% al Pil nazionale, anche a causa di collegamenti infrastrutturali insufficienti e di una minore integrazione economica con le altre regioni. Con quasi metà della ricchezza concentrata in un’unica città e in un’unica area geografica, la vera sfida per la Bulgaria sarà capire se riuscirà a garantire una crescita più equilibrata e uniforme su tutto il territorio nazionale.
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