La stagione d’oro dei corporate bond, intesa come abbondanza di emissioni, è solitamente l’inizio dell’anno quando si tende a fare incetta di risorse.
Per dare pieno sostegno alle proprie attività, le imprese emettono prestiti obbligazionari con cui finanziare i propri business di competenza.
A primavera inoltrata, tuttavia, non mancano emittenti che necessitano di mezzi e si rivolgono a risparmiatori desiderosi di mettere a frutto i loro capitali.
Tra i vari bond di aprile, per esempio, ci sono quelli di UniCredit (già illustrato in un precedente articolo) e banca Intesa Sanpaolo. La banca guidata da Carlo Messina ha emesso due bond di durate differenti (5 e 10 anni) entrambi denominati in $ USA. In particolare, questo corporate bond a 5 anni paga interessi a tasso fisso e parte dall’8% e decrescono poi.
L’obbligazione a medio termine di banca Intesa Sanpaolo
L’obbligazione ha codice ISIN IT0005642761 ed è negoziata sul MOT e sul sistema multilaterale di negoziazione EuroTLX gestito da Borsa Italiana. Ha una durata quinquennale, con data emissione e godimento il 2 aprile (data inizio negoziazione: 04/04/’25) e scadenza alla stessa data del 2030.
L’ammontare raccolto dal prestito è di 60 milioni di $ USA mentre il taglio minimo di sottoscrizione è di 2mila $. Al cambio attuale €/$ di 1,1370 vuol dire che per sottoscrivere 1 lotto minimo servono 1.759,01 € di capitale. Ad esso vanno aggiunte le spese di commissione bancaria, fisse o proporzionali a seconda delle condizioni economiche poste dalla propria banca. In soldoni, servono all’incirca 8.815 € (commissioni incluse) per avere 10mila $ di questo debito Intesa in portafoglio.
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Quanto rende il bond a 5 anni di banca Intesa Sanpaolo?
L’emittente ha previsto una struttura cedolare del tipo a tasso fisso e decrescente, in gergo finanziario detta step-down. Si tratta di un meccanismo inverso a quello previsto dal Tesoro del MEF per i BTP Futura o Valore o il Più. Mentre quest’ultimi vanno in crescendo con il passare del tempo, l’”Isp Sc Apr30 Usd” parte con un tasso fortissimo e poi va a diminuire. Nello specifico il payout è il seguente:
- 8,00% annuo lordo per il 1° anno, cioè dal 2/04/’25 incluso al 2/04/’26 escluso, e pari al 5,92% al netto dell’aliquota fiscale del 26% sugli interessi lordi maturati;
- 4,00% annuo lordo (2,96% netto) per il 2° e 3° anno, cioè dal 2/04/’26 alla stessa data del 2028;
- 3,50% annuo lordo per il 4° e 5° e ultimo anno, quando arriverà il rimborso integrale del debito nominale sottoscritto. Al netto delle tasse si tratta di un 2,59% annuo per l’ultimo biennio di vita utile del prestito.
La periodicità della cedola (ovviamente pagata in $ USA) è trimestrale, con date di stacco al 2 luglio, 2 ottobre, 2 gennaio e 2 aprile fino al 2030. Sommando invece tutte le cedole annue lorde ne verrebbe un 23% complessivo dal principio alla fine. Invece dividendole per i 5 anni di durata complessiva ne verrebbe fuori un ritorno annuo lordo ponderato del 4,6%.
Questo corporate bond a 5 anni paga interessi a tasso fisso e parte dall’8%
Al pari di tutte le strutture step-down, anche per questo bond bancario in valuta estera un punto di forza è l’interesse fisso iniziale. Nei primi 12 mesi il titolo sfiora il 6% netto, non è poco, poi il payout si sgonfia in linea con le previsioni di un prossimo rientro dei tassi di riferimento. Tuttavia, le recenti e forti tensioni sui mercati finanziari alimentano dubbi circa la celerità di questo processo di rientro. Ad ogni modo riguarda il futuro, ignoto a tutti, per cui staremo a vedere cosa succederà di concreto.
Un altro aspetto che può considerarsi un “pro” del bond rimanda alla durata di medio termine del prestito: ne beneficerebbe la duration.
Quanto al rischio emittente, il rating è BBB per Fitch, DBRS e S&P, e Baa1 da parte di Moody’s. Un altro aspetto da considerare è il flottante esiguo (spread bid/ask) per chi eventualmente volesse rivenderlo anzitempo o non fosse sicuro di tenerlo fino al termine.
Tuttavia, la vera incognita dell’obbligazione sta nel rapporto di cambio €/$ da qui a scadenza o alla data di possibile, futura rivendita anticipata. Se a quella data il $ americano si sarà rafforzato sulla valuta comunitaria, c’è che il rendimento reale sarà superiore al netto, e viceversa.
Facciamo un semplice esempio. Se tra 3 o 5 anni il biglietto verde si sarà rivalutato del 15% sull’euro, a quella data ne deriverà un extra gain da cambio oltre al flusso cedolare nel frattempo percepito. In caso contrario le cedole serviranno per coprire le perdite da cambio per effetto del $ svalutatosi nel frattempo. Nella peggiore delle ipotesi il rendimento reale potrebbe essere negativo.