Questi BTP sono ora un’occasione di acquisto. Grazie a Trump

R. F.

10/04/2025

Il mercato obbligazionario volatile offre ora splendide opportunità. Basta avere pazienza e saperle cogliere.

Questi BTP sono ora un’occasione di acquisto. Grazie a Trump

Non c’è che dire. Gli investitori sono stati sollevati dopo che Trump ha annunciato una “pausa” di 90 giorni sulle tariffe per tutti i Paesi colpiti, che comporta la riduzione della tariffa a un “universale 10%” durante il periodo “di grazia”.

Questa tregua esclude la Cina, che ha visto le tariffe sui suoi beni salire al 125%. Il mercato obbligazionario è stato al centro dell’attenzione nella sessione di mercoledì, poiché gli investitori obbligazionari (con lo “zampino” della Banca centrale cinese) hanno venduto le loro obbligazioni, il che ha comportato un calo dei prezzi e un aumento dei rendimenti. Un evento inaspettato poiché di solito accade il contrario: gli investitori si rifugiano nei titoli di stato USA durante i periodi di volatilità del mercato. Mercoledì abbiamo invece assistito alla tempesta perfetta - aumentava la volatilità dell’equity, aumentavano i rendimenti dei Treasury.

Fate attenzione, quindi: nelle fasi di turbolenza, se lo scenario macroeconomico deflattivo non la giustifica assolutamente, la volatilità dei rendimenti su i titoli di Stato è un’occasione proficua per comprare, portandosi a casa ottimi rendimenti e avendo la pazienza di aspettare. Anche nel caso dei BTP.

Si ritiene che Trump abbia cambiato idea sulla sua politica tariffaria a causa della pressione del mercato obbligazionario, con il presidente che ha dichiarato: “Stavo guardando il mercato obbligazionario - il mercato obbligazionario è molto complicato. Ma se lo guardi ora è bellissimo. Il mercato obbligazionario ora è bellissimo, ma sì, ho visto ieri sera che la gente stava diventando un po’ nervosa”.

Naturalmente non è vero. Trump di obbligazioni non capisce nulla, e tutti sanno che dietro c’è stato il consiglio del segretario al tesoro Scott Bessent. Le pericolose oscillazioni dei rendimenti del Treasury (al quale sono parametrati i mutui, i prestiti personali, i prestiti universitari ecc) se protratte nel tempo sarebbero diventate recessive, come se la Fed avesse aumentato i tassi sui Fed funds invece di abbassarli.

Qualcuno vocifera anche che nella serata di mercoledì Powell fosse sul punto di considerare un intervento massiccio sul mercato tramite a acquisti in massa di titoli di Stato (un Quantitative Easing fulmineo e chirurgico) per evitare scossoni sul mercato interbancario e sul mercato monetario delle commercial papers.

Infine, la forte domanda di titoli di Stato a 10 anni all’asta del debito di mercoledì ha alleviato le preoccupazioni degli investitori (qui invece la Fed è intervenuta realmente, dicono gli addetti ai lavori).

È innegabile che ci sia stato un sollievo - comprensibile - dopo l’annuncio della pausa di 90 giorni sulla applicazione delle tariffe poiché è riemersa con tutta la sua forza l’efficacia dell’intervento di Trump, e proprio a seguito delle condizioni di mercato estreme che si erano realizzate contemporaneamente sui 3 comparti fondamentali dei mercati finanziari, ovvero mercato azionario, mercato dei cambi e mercato obbligazionario.

Ma attenti: nessun pericolo è stato azzerato completamente circa il rischio di nuovi scossoni sui rendimenti. Il problema è l’imprevedibilità di Trump.

Infatti, una tariffa universale minima del 10% rappresenta comunque il più grande aumento tariffario degli ultimi decenni e l’incertezza commerciale è destinata a persistere, con una visibilità limitata su quali tipi di accordi gli Stati Uniti troverebbero accettabili. Insomma, finché Trump non firma i nuovi accordi bilaterali col suo pennarello gigante nero bene in evidenza, non possiamo dire conclusa la guerra sui dazi.

Gli investitori guarderanno anche all’indice dei prezzi al consumo nelle prossime settimane, che offrirà preziose informazioni sulla salute dell’economia statunitense. Questo sarà seguito dall’osservazione delle richieste settimanali di sussidi di disoccupazione.

Dopo una settimana di preoccupazione degli investitori che Trump non fosse più preoccupato per le perdite del mercato azionario, alcuni hanno ipotizzato che proprio i mercati obbligazionari avessero spinto la decisione di Trump di annunciare la pausa, inclusa una svendita massiccia nel mercato obbligazionario da parte dei cinesi (che detengono 760 mld di dollari di Treasury) che ha raggiunto il culmine mercoledì e ha portato a un forte aumento dei rendimenti dei titoli di Stato.

Lo stesso Kevin Hasset, consigliere economico della Casa Bianca, ha esplicitamente affermato in un’intervista che l’accellerazione della volatilità sui Treasury ha spinto Trump ha placare il mercato con l ‘annuncio dei 90 giorni di pausa nella applicazione delle tariffe.

E comunque era questione di giorni. Gli investitori avevano già precedentemente fatto affidamento sulla teoria di un intervento “calmante” di Trump. Per esempio, le parole di Bill Ackman e quelle di James Dimon nelle ultime 48 ore erano un chiaro riferimento alla convinzione degli investitori che erano certi che Trump avrebbe invertito la politica aggressiva se i mercati avessero incontrato ulteriori, gigantesche difficoltà.

Nel mercato dei derivati infatti si vocifera che qualche grosso hedge fund che aveva posizioni lunghe sul future su SP500 e su Nasdaq fosse in serio pericolo a causa dell’obbligo di liquidare posizioni “long” sui listini gravemente in perdita, oppure di dover pagare salati margini di variazione per il mantenimento delle posizioni medesime improntate al rialzo.

Comunque questo rafforza una mia opinione già radicata nella mia mente: non è possibile che la guerra sui dazi duri oltre i 2/3 mesi a partire da oggi. Penso che questo che è successo sui mercati obbligazionari ed azionari dal 2 al 9 aprile sia un promemoria per Trump: il “giocattolo” gli stava scappando di mano e si poteva arrivare ad un innesco della recessione non più arrestabile, proprio per effetto del rialzo dei rendimenti dei Treasury. Per questo penso che Trump non voglia un mercato ribassista nelle azioni e nelle obbligazioni e non vuole una recessione, quindi questo sta costringendo a ripensare l’approccio.

Di qui un’importante annotazione sulla strategia da adottare per i prossimi 6-9 mesi.

La volatilità del mercato obbligazionario americano e - di riflesso - la volatilità dei Bund e dei BTP è temporanea e non duratura, e rappresenta un’occasione di acquisto in un orizzonte a 6-12 mesi, visto che il destino delle economie occidentali è verso la deflazione e non verso la inflazione, e la conferma di ciò è venuta con i dati sul CPI negli USA delle 14.30 del 10 aprile, al di sotto delle stime del mercato.

La pressione delle vendite di Treasury di mercoledì, dopo il sell-off dell’equity, si è concentrata su quel mercato obbligazionario che progressivamente stava diventando illiquido, a causa di quella svendita brutale dei titoli di stato USA, con alcuni partecipanti al mercato che - lo ripeto - hanno detto che i fondi stavano vendendo attività liquide come i titoli di stato (e a qualsiasi prezzo!) per soddisfare le richieste di margine delle varie clearing houses nel mercato dei derivati.

«C’è sicuramente molta sensibilità degli investitori a ciò che accade nel mercato dei titoli di Stato», ha detto Matt Orton, capo stratega di mercato presso Raymond James Investment Management in una’intervista alla Reuters del 10 aprile: «Se qualcosa si rompe nel mercato dei titoli di stato, potrebbe essere molto, molto brutto».

Inevitabilmente Trump, alla fine di tutto ciò, ha persino detto mercoledì sera che il mercato obbligazionario si è ripreso bene dopo che gli investitori sono diventati nervosi a causa delle sue tariffe. «Il mercato obbligazionario ora è bellissimo», ha detto ai giornalisti con un sorriso a 32 denti, e sembrava addirittura che si stesse accollando il merito di aver calmato i bond (anche se era stato lui l’artefice del terremoto iniziale).

In sintesi:

  • la deflazione sta per arrivare in USA e nella zona euro: considerate attentamente che il dollaro si è indebolito nelle ultime settimane (e, complice la Fed, si indebolirà ancora). Le importazioni nella zona euro, che sono pagate in dollari, costeranno meno. Inoltre, la BCE continuerà ad abbassare i tassi e, infine, i prezzi delle materie prime, sia energetiche che non, continueranno a scendere, prima fra tutte il petrolio, con il Brent che è sceso verso i 60 dollari al barile ultimamente.
  • l’indice S&P GSCI, che traccia le materie prime globali nei settori dell’energia, dei metalli e dell’agricoltura, mostra che i prezzi sono diminuiti di oltre l’8% dal 2 aprile al 9 aprile, appena dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump aveva annunciato una serie di tariffe all’import a dir poco devastanti.
  • questa fase di volatilità sui Treasury, e di riflesso quella sul Bund e sul BTP, è destinata ad affievolirsi con tassi sui decennali che sono destinati a ridursi decisamente nei prossimi mesi, al pari dei prezzi delle commodities e della inflazione al consumo.

E comunque nei prossimi mesi vedo le banche centrali pronte ad intervenire a placare i mercati obbligazionari in due modi:

  • con una massiccia riduzione dei tassi ufficiali, anche oltre le aspettative
  • con Interventi di acquisto sul mercato secondario dei governativi, attuando una sorta di “resurrezione” del Quantitative Easing che era morto e sepolto fino a ieri, al fine di normalizzare i tassi di mercato e renderli più coerenti con lo scenario deflattivo.

Fate attenzione, quindi: nelle fasi di turbolenza, se lo scenario macroeconomico deflattivo non la giustifica assolutamente, la volatilità dei rendimenti su i titoli di Stato è un’occasione proficua per comprare, portandosi a casa ottimi rendimenti e avendo la pazienza di aspettare.

Prima o poi la curva dei rendimenti in euro e in dollari si adegueranno alle mutate aspettative inflazionistiche e ei rendimenti si aggiusteranno – al ribasso – di conseguenza.

Date un occhiata sin da ora a questi BTP:

  • Btp 4,75% settembre 2044
  • Btp 4,30% ottobre 2054
  • Btp 4,50% ottobre 2053
  • Btp 5% settembre 2040

E abbiate la pazienza di aspettare.

|DISCLAIMER
Le informazioni e le considerazioni contenute nel presente articolo non devono essere utilizzate come unico o principale supporto in base al quale assumere decisioni relative agli investimenti. Il lettore mantiene la piena libertà nelle proprie scelte d’investimento e la piena responsabilità nell’effettuazione delle stesse, poiché egli solo conosce la sua propensione al rischio e il suo orizzonte temporale. Le informazioni contenute nell’articolo sono fornite a mero scopo informativo e la loro divulgazione non costituisce e non è da considerarsi un’offerta o sollecitazione al pubblico risparmio.|

Argomenti

# Btp
# Dazi