Una ricerca di mercato di Confindustria svela che quasi il 70% delle aziende non trova lavoratori. Mancano tecnici, operai specializzati e competenze digitali
Il mercato del lavoro in Italia sta vivendo una fase di trasformazione profonda con un problema estremamente complesso da risolvere: le aziende hanno sempre più bisogno di lavoratori ma non riescono a trovarli.
A far luce sull’argomento è stata una recente indagine targata Confindustria che ha affermato che il 67,8% delle aziende italiane fatica a reperire i professionisti di cui ha bisogno.
Stupisce la distribuzione della “carenza” di lavoratori. Nell’industria la quota di aziende che non riesce a trovare personale è del 72,9%, mentre nel settore dei servizi scende al 61,3%. Il problema, a sorpresa, colpisce più le grandi imprese rispetto a quelle piccole.
Le aziende hanno bisogno di tecnici e operai specializzati
Lo studio di Confindustria ha evidenziato che le competenze tecniche sono attualmente le più difficili da reperire. Il 57,1% delle imprese fatica a trovare esperti di manutenzione, installatori di impianti, addetti alla logistica, all’informatica di base e alla gestione dei processi industriali.
Un altro dato sorprendente è la scarsità di lavoratori specializzati in mansioni manuali. Gli operai con queste particolari competenze sono difficili da trovare per oltre il 46% delle aziende. Una percentuale che nel settore industriale sale addirittura al 57,6%.
In Italia mancano le competenze digitali
Uno dei dati più significativi che emerge dall’analisi è che, oltre a tecnici ed operai, in Italia mancano lavoratori con competenze trasversali (adattabilità a lavorare in team, capacità di comunicazione e problem solving, gestione delle situazioni di rischio e pericolo) e con competenze digitali, più o meno avanzate.
Per entrambe le categorie la percentuale di difficoltà di reperimento si avvicina al 20%, ma in questo caso sono le aziende specializzate nei servizi a denunciare i problemi maggiori. Un segnale importante, quest’ultimo, di come il terziario sia sempre più digitalizzato e basato sulle piattaforme informatiche.
La risposta delle aziende
Per provare a porre un freno al problema della carenza di personale, circa l’84% delle aziende ha messo in campo almeno una mossa strategica per completare l’organico.
La strada più diffusa (scelta dal 56% delle imprese) è stata quella di formare i lavoratori già in organico con nuove competenze.
Un’altra strada molto battuta è quella di affidare alcune particolari mansioni a consulenti e collaboratori specializzati, mentre altri ancora hanno deciso di allargare il proprio bacino di ricerca sia a livello geografico che di modalità di rectruitment.
I risultati dello studio fanno emergere un quadro generale abbastanza preoccupante. Il bisogno di lavoratori e la difficoltà a trovarli, in un Paese come l’Italia in cui la disoccupazione continua a essere un problema, segnala una discrepanza notevole tra percorsi formativi, mercato del lavoro e rapidità dell’innovazione tecnologica.
La partita del futuro si gioca sulle competenze. Per questo motivo, mai come prima d’ora, servono investimenti sistemici sull’orientamento e sulla formazione tecnica. Ma soprattutto sul miglioramento delle abilità digitali della forza lavoro, fondamentali in un futuro sempre più tecnologico e interconnesso.
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