Quanto rendono (o costano) €30.000 sul conto corrente e sul BTP Short Term per 2 anni?

Stefano Vozza

27 Maggio 2025 - 07:51

Strumenti di investimento contro strumenti di pagamento sul breve termine: qualche confronto tra costi e benefici

Quanto rendono (o costano) €30.000 sul conto corrente e sul BTP Short Term per 2 anni?

La vita è fatta di scelte, si sa, ma a volte alcune costano più delle altre a quasi parità di circostanze di fondo. Prendiamo il caso del classico parcheggio della liquidità di breve periodo.

Quali strumenti finanziari potrebbero eventualmente fare al caso?

Ragioniamo di fantasia e consideriamo il c/c contro un titolo di Stato di breve termine, per esempio. Bene, quanto rendono e quanto costano € 30.000 per 2 anni sul conto corrente e sul BTP Short Term?

Conto corrente e BTP Short Term

In verità potremmo partire già dalle conclusioni e analizzare successivamente i numeri a suffragio dei due punti di arrivo.
Ora, spesso il c/c viene scambiato per uno strumento di investimento o, meglio, viene erroneamente impiegato come se fosse tale.

In realtà il c/c, bancario o postale che sia, funge da mezzo di pagamento per gestire i flussi di pagamento in entrata e in uscita, e lo fa pure bene. Utenze e rate del mutuo, canoni d’affitto da pagare o da riscuotere, stipendi e pensioni, abbonamenti vari e acquisti in rete, etc, passano in genere per questo canale. Raramente l’intermediario finanziario riconosce un tasso attivo sulle somme liquide ivi presenti, e in caso affermativo si tratta di interessi molto esigui.

I titoli di Sato, invece, nascono appunto come strumenti di investimento sul reddito fisso e a garanzia sovrana. Con i bond non si può andare al supermercato a fare la spesa o acquistare un viaggio online o fare rifornimento al distributore. In compenso si acquista un pezzettino di debito nazionale in cambio di due certezze:

  • rimborso integrale del valore nominale del debito a naturale scadenza;
  • riscossione di un interesse periodico già noto a priori.

Le caratteristiche del BTP Short Term in asta il 27

Sul portale ministeriale MEF è apparso il Comunicato relativo all’asta di martedì 27 della 9° tranche del BTP Short Term. Come lascia facilmente intendere la dicitura inglese, è un’obbligazione di breve respiro. Detta in numeri, meglio: in date, è nata il 30/01/2025 e scadrà il 25/02/2027, tra 22 mesi esatti.

Il bond ha codice ISIN IT0005633794 e la settimana prossima verrà offerto per un ammontare compreso tra i 2,5 e i 2,75 mld di € (0,55 mld nell’asta supplementare). La cedola annuale lorda è del 2,55%, con stacco semestrale al 25/08 e al 25/02, pari all’1,275% lordo ogni 6 mesi.

Sul MOT il titolo già negoziato prezza al momento 100,84, per un rendimento effettivo a scadenza del 2,07%, e del 3,79% lordo il complessivo. Sempre in numeri, immaginando di investirvi 30mila € (ai prezzi di mercato) il guadagno da qui al termine sarebbe di quasi 1.000 € netti di sola ritenuta fiscale. Poi andranno sottratte le spese bancarie (conto titoli e commissioni) e l’imposta di bollo, per un netto definitivo complessivo superiore ai 900 €.

Quanto rendono e quanto costano € 30.000 per 2 anni sul conto corrente e sul BTP Short Term?

Ora, 900epassa euro di guadagno in 22 mesi su ipotetici 30mila di capitale sono tanti o sono pochi? Nessuno può dirlo, tutto è relativo.

Prendiamo il caso del parcheggio della somma su un c/c, sicuri e consapevoli che non verranno toccati da qui a fine febbraio 2027. In altri termini, quei soldi non verranno mai toccati per pagare luce acqua e gas, o un semestre dell’RCAuto, o per comprare un paio di scarpe online, etc.

Bene, al netto delle eccezioni quei soldi non frutteranno nulla mentre comporteranno delle spese, di cui due attive e una passiva. Una rimanda al canone di conto corrente, al netto di quelli gratuiti (pochi, per la verità). Le spese variano da un intermediario a un altro e a seconda del canale, banca fisica o banca online. Immaginando una spesa media mensile di € 5, verrebbero all’incirca 110 € in 22 mesi. L’altra spesa chiama in causa l’imposta di bollo di 34,20 € annui (quindi da moltiplicare quasi per due nel nostro caso) per giacenze superiori ai 5mila €.

L’uscita passiva riguarda invece l’inflazione, che a dirla tutta coinvolge anche l’ipotetico capitale investito. Tuttavia, in quest’ultimo caso la considerazione del carovita serve a ottenere il rendimento reale, mentre per le somme infruttifere si tratta di un’altra spesa in più.

Argomenti

# Btp
# Soldi
# Cedola