Vantaggi e svantaggi dei principali investimenti a 6 mesi sul reddito fisso tra tasse e potenziali ritorni a scadenza
Gli scossoni di marzo sul comparto obbligazionario hanno rotto molte posizioni di equilibrio sul reddito fisso. Se fino a febbraio i prodotti concorrenti erano più o meno allineati nei loro ritorni a scadenza, a marzo le cose non stanno proprio così. Si contano divergenze tanto tra i prodotti quanto sulle durate, con quelle brevi e medie di matrice sovrane ad essere “scappate” di più in termini di rendimento.
Soffermiamoci sul timeframe a 180 giorni, mezzo anno di durata, anche alla luce dell’ultima novità sul fronte dei prodotti postali. Vediamo quanto rende oggi il reddito fisso a 6 mesi alle Poste o su BOT e conti deposito.
La novità di questi giorni alle Poste
Sul fronte del risparmio postale, lato libretti di risparmio, la recente novità è nella nuova serie del Deposito Supersmart Plus. Da giovedì 19 marzo l’emittente Cassa Depositi e Prestiti (CDP) ha ritoccato i tassi all’insù. I nuovi rendimenti annui lordi a scadenza sono al 3,25%, ma vanno dette almeno tre cose al riguardo.
La prima è che la durata del Deposito è di 181 giorni, in linea l’orizzonte temporale a 6 mesi qui oggetto di indagine. Tuttavia, poiché il tasso è espresso su base annua allora va diviso per due per parametrarlo al tempo effettivo del vincolo. Depurato dalla ritenuta fiscale al 26%, stiamo parlando di un 1,193% netto del capitale investito a scadenza. Ovviamente gli stessi adeguamenti al semestre andranno fatti anche per i calcoli riguardanti il BOT e il conto deposito che seguiranno.
La seconda è che l’incasso arriva solo se Deposito Plus viene tenuto attivo fino a naturale scadenza. Un suo eventuale svincolo anticipato porterebbe alla perdita dei maggiori interessi fino ad allora maturati.
La terza è che CDP ne limita la disponibilità ai titolari di libretto Smart monointestato che abbiano attivato Opzione Risparmio Smart. Cioè è un’opzione riservata ai clienti, già in essere o di prossima attivazione, e non per chi ha rapporti attivi soltanto con altri intermediari finanziari.
Poi il prodotto non prevede spese di gestione da apertura a chiusura, è disattivabile sempre e gode della garanzia sovrana sul capitale. Il taglio minimo di attivazione è di 500 € incrementabile per 50 € e multipli, e dal 19/03/’26 l’accantonamento complessivo attivato sul Deposito Plus non può essere eccedere i 10mila €.
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L’esplosione degli yield sui Buoni Ordinari del Tesoro
La garanzia dello Stato Italiano sul capitale la ritroviamo anche sul BOT, cioè il Buono ma lato MEF e non CDP. Da inizio mese le tensioni sui bond sovrani hanno fatto da detonatore sui rendimenti a scadenza. Siamo passati dal 2,157% del 02/01/’26 al 2,077% del 02/02/’26 e al 2,108% del 02/03/’26 (dati: Investing). Da lì in poi è stata una corsa al rialzo: al 2,308% il 06/03, al 2,401% il 13/03, al 2,467% il 18/03 e al 2,694% alle ore 10 di martedì 24. A fine febbraio questi yield erano appannaggio dei BTP a medio termine, ma la guerra in Iran ha impennato la yield curve già sulle scadenze cortissime.
Consideriamo due BOT con una vita residua tra i 170 e i 200 giorni. Lo zero coupon in scadenza il 12/09/’26 e identificativo IT0005669269, lunedì ha chiuso a 98,896% per un effettivo a scadenza del 2,35% (dati: Borsa Italiana). Il suo rischio di mercato, di quotazione, è dello 0,47 e vanta una discreta liquidità sul MOT. Quest’ultima vale anche per il BOT Zc Oct26 con ISIN IT0005674335 e scadenza un mese dopo il BOT precedente, il 14/10/’26 per la precisione. Ha chiuso la scorsa ottava a 98,667 per un effettivo a scadenza del 2,43% annuo lordo (ma durata a 200 giorni circa) e duration modificata a 0,55.
Rispetto al Deposito Plus qui vanno conteggiate le spese bancarie di gestione e la ritenuta sugli interessi è al 12,50% e non al 26%. Il taglio minimo di ingresso è di mille euro nominali a titolo e la rivendita è sempre ammessa da lunedì a venerdì. In caso di liquidazione anticipata si incassa il “rateo pro tempore” dato non dagli interessi di periodo ma dal rialzo delle quotazioni. Man mano che si approssima il rimborso finale, i corsi in genere si portano lentamente verso la parità.
Quanto rende oggi il reddito fisso a 6 mesi alle Poste o su BOT e conti deposito
Sul fronte bancario, infine, vediamo i conti deposito (CD) vincolati data la relativa abbondanza di scelta tra gli emittenti e la durata del vincolo, 6 mesi. Si presume, infatti, un’apprezzabile certezza se il capitale da investire possa o meno servire per il tempo dell’operazione.
Tra gli istituti di credito emittenti le migliori offerte del momento tra il 2,45% e il 2,60% annuo lordo, cioè tra l’1,81% l’1,92 al netto del 26% di imposta sostitutiva. Vista dal punto di vista dei rendimenti, quindi, il ritorno annuo a scadenza del prodotto postale “batte” i ritorni a scadenza del BOT e del CD pari durata.
Tornando al CD, c’è che il prodotto non prevede spese di gestione e che il capitale è garantito in primis dalla solidità patrimoniale della banca emittente. In seconda battuta, ossia in caso di default della controparte, la tutela FITD sul capitale è fino a 100mila €. Poi scattano “i distinguo” tra le offerte, dove ogni istituto detta le proprie regole del gioco (condizioni commerciali), da accettare o meno in base alle proprie preferenze.
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