L’ipotesi di una quotazione in Borsa di TikTok continua ad agitare mercati e analisti anche nel 2026, nonostante l’assenza di qualsiasi annuncio ufficiale. La piattaforma, controllata da ByteDance, resta privata, ma lo scenario è cambiato in modo sostanziale dopo la riorganizzazione delle operazioni americane.
Quanto può valere TikTok? Dipende da cosa si misura.
Una azienda divisa in tre
La joint venture americana nata a gennaio 2026, TikTok USDS Joint Venture LLC, è stata chiusa su una valutazione di circa 14 miliardi di dollari. ByteDance ha tenuto il 19,9 per cento, mentre Oracle, Silver Lake e MGX hanno il 15 per cento ciascuna. Quella cifra è stata subito giudicata bassa da più analisti, perché il solo mercato americano genera ricavi pubblicitari stimati nello stesso ordine di grandezza, intorno ai 14 miliardi l’anno, con oltre 200 milioni di utenti. In pratica il prezzo della costola USA riflette più il compromesso regolatorio e la licenza dell’algoritmo che un multiplo da piattaforma pubblica.
La casa madre è un altro mondo. Le transazioni secondarie del 2026 hanno portato ByteDance da circa 550 miliardi di dollari a febbraio verso i 600 miliardi in operazioni più visibili, con quotazioni grigie che a giugno si sono avvicinate ai 900 miliardi e all’ipotesi del trilione. Liang Rubo ha detto in giugno che un’IPO “non è all’ordine del giorno”. Restare privati consente riacquisti di azioni e investimenti in intelligenza artificiale senza il ritmo della Borsa. Un banchiere del settore tecnologico ha osservato che i numeri basterebbero a fissare un nuovo benchmark, ma quotarsi ora trasferirebbe troppo valore a chi è entrato tardi. Il valore di marca di TikTok e Douyin è stato indicato da Brand Finance intorno a 153,5 miliardi di dollari nel 2026: è il prezzo del marchio, non dell’azienda operativa. Per TikTok stand-alone, stime più vecchie di analisti come Dan Ives di Wedbush arrivavano oltre i 100 miliardi e, con algoritmo incluso, fino a 200-300 miliardi. Oggi quella forchetta va riletta alla luce dello split americano.
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Il primo utile della branch europea
Il contesto europeo di questa settimana pesa sulla stima perché mostra un pilastro che prima era solo in crescita e ora è anche in utile. I documenti della holding londinese TikTok Information Technologies UK, capofila di Europa, America Latina e Africa, sono stati al centro delle ricostruzioni uscite tra il 20 e il 27 agosto. I ricavi 2025 sono saliti del 45,7 per cento a circa 9,1-9,2 miliardi di dollari. Il risultato operativo è passato da una perdita di 484 milioni a un utile di 451,9 milioni, con un margine vicino al 4,9 per cento. L’utile netto è stato di circa 702 milioni, aiutato da un beneficio fiscale di oltre 400 milioni. È il primo esercizio in utile dalla costituzione del 2016. I vertici parlano di svolta da fase di investimento a redditività operativa sostenibile, con i costi fissi dei data center spalmati su una base più ampia. Resta un miliardo di accantonamenti per rischi legali e, sullo sfondo, le inchieste europee su dati e Digital Services Act, con multe potenziali fino al 4 o al 6 per cento dei ricavi globali. Corriere della Sera ha collegato proprio questi numeri all’idea che una quotazione sia “più vicina”, pur restando un’ipotesi.
Gli utenti europei confermano la scala. La piattaforma parla di una community mensile oltre i 200 milioni in 32 mercati europei. I report DSA indicano una media di destinatari attivi mensili nell’Unione intorno a 178-189 milioni. TikTok Shop nei quattro mercati principali (Germania, Francia, Spagna e Italia) ha generato nel secondo trimestre 2026 un GMV vicino a 499 milioni di euro, con la Germania prima. Questa settimana la società ha anche allargato in Regno Unito, Francia, Belgio, Spagna e Italia il programma pubblicitario fuori dallo schermo, segno che l’Europa non è solo compliance ma anche nuovo inventario. Tutto questo rende la holding europea un asset autonomo, non più un centro di costo coperto dalla casa madre. Non esiste però un prezzo di mercato per quel perimetro: 9,2 miliardi di ricavi e un utile operativo ancora sottile, se applicati i multipli delle piattaforme quotate, darebbero decine di miliardi, non le centinaia attribuite all’intero gruppo.
Cosa determina il valore di TikTok?
Mettendo insieme i pezzi, TikTok “vale” oggi tre cifre diverse. L’America regolamentata sta sui 14 miliardi scritti nel deal, con un potenziale di rivalutazione alto se un giorno la joint venture andasse in Borsa da sola e gli investitori pagassero un multiplo sui ricavi, non sul prezzo politico. L’Europa, Africa e America Latina valgono quanto un business da oltre 9 miliardi di fatturato appena uscito dal rosso, quindi un multiplo da crescita con sconto regolatorio.
L’intero ByteDance, che include Cina, pubblicità globale, shop e intelligenza artificiale, sta tra 550 e 600 miliardi nelle vendite secondarie più solide e verso 900 miliardi-1.000 miliardi solo nelle voci più speculative del mercato grigio. Un’IPO di TikTok, senza Cina e senza la piena proprietà dell’algoritmo originario, cadrebbe con ogni probabilità nella fascia intermedia, più vicina ai 100-200 miliardi evocati dagli analisti quando si separa il prodotto globale dalla holding cinese, che non a 14 e non a 1.000. Finché la liquidità privata regge, quel prezzo resta teorico.