Alcuni documenti federali emersi negli ultimi giorni svelano gli stipendi di chi lavora dietro ChatGPT. Ecco quanto si guadagna lavorando per OpenAI.
Una delle aziende più in voga degli ultimi anni è senza dubbio OpenAI. E non potrebbe essere altrimenti, considerando l’esplosione di ChatGPT e il ruolo sempre più dominante che sta assumendo l’intelligenza artificiale nelle vite di tutti i giorni. Vale lo stesso anche a livello lavorativo?
Ad inizio 2026, il CEO Sam Altman aveva dichiarato che l’azienda avrebbe rallentato con le assunzioni per evitare i licenziamenti di massa che si stanno verificando in gran parte del settore tech. Alcuni documenti federali dimostrano però il contrario, il colosso americano sta continuando a chiamare nuove risorse soprattutto all’estero (con stipendi da capogiro).
Gli stipendi da top di OpenAI
OpenAI non pubblica dati pubblici in merito alla retribuzione dei suoi dipendenti, ma le dichiarazioni federali che vengono richieste quando le aziende assumono lavoratori stranieri ci danno un’idea più precisa sugli stipendi.
I ricercatori scientifici, che sono al vertice della scala salariale, arrivano a guadagnare 685.000 dollari all’anno di stipendio base. Anche gli ingegneri di fascia medio-alta toccano le sei cifre, mentre i ruoli di vendita e supporto sono al di sopra della media.
E non solo perché, oltre al fisso, OpenAI prevede bonus e compensi azionari non da poco. I dati raccolti dal Wall Street Journal rivelano come gli oltre 4.000 dipendenti dell’azienda di ChatGPT percepiscano oggi 1,5 milioni di dollari in azioni.
Quanto guadagna un dipendente medio
Sono diversi i settori di OpenAI in cui le retribuzioni sono al di sopra di qualsiasi altra media nazionale. Per i ruoli commerciali, un dipendente arriva a guadagnare tra i 240 e i 260.000 dollari all’anno, mentre uno sviluppatore può percepire fino a 310.000 dollari ogni 12 mesi. Ingegneri e data scientist sono tra le figure più alte nella scala gerarchica e, non a caso, vantano stipendi spesso vicini al mezzo milione di dollari annuo.
Intanto, l’azienda di Sam Altman sta continuando la sua “caccia” ai nuovi talenti. Se la maggior parte dei dipendenti arriva da istituzioni d’élite come Stanford, MIT e Carnegie Mellon, sta crescendo velocemente l’importazione di figure junior dall’estero.
Il mercato dell’intelligenza artificiale è uno dei più in sviluppo e tutti i principali protagonisti del settore, al di là di OpenAI, hanno diverse posizioni aperte sia negli Stati Uniti sia nel resto del mondo. Se da una parte c’è la paura di sforare col numero di risorse necessarie e di rischiare un taglio netto nei prossimi anni, dall’altra c’è la voglia di crescere ancora e di creare un ecosistema lavorativo composto dalle migliori menti del pianeta.
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