Quanto guadagna un chirurgo? Gli stipendi in Italia

Veronica Caliandro

2 Febbraio 2026 - 10:43

Ecco a quanto ammonta lo stipendio medio dei chirurghi in Italia, quali sono i settori più pagati e le differenze retributive tra pubblico e privato.

Quanto guadagna un chirurgo? Gli stipendi in Italia

Quanto guadagna un chirurgo? È una domanda che continua a essere al centro del dibattito pubblico, soprattutto in Italia, dove da anni si discute degli stipendi dei medici e del confronto con le retribuzioni offerte all’estero. Il tema è strettamente legato anche alla carenza strutturale di personale sanitario, aggravata negli ultimi anni dalla pandemia e dalla crescente emigrazione di professionisti formati nel nostro Paese.

Nel tentativo di contrastare questa emergenza, il governo ha avviato una revisione dell’accesso alla facoltà di Medicina, modificando il meccanismo del numero chiuso. Si tratta tuttavia di un intervento che produrrà effetti solo nel medio-lungo periodo e che non incide direttamente sulle condizioni economiche dei chirurghi già in attività.

Allo stesso tempo, quando si parla di retribuzioni, è fondamentale chiarirlo subito, non esiste un unico stipendio del chirurgo. Le differenze, ad esempio, dipendono dal settore di impiego (Servizio Sanitario Nazionale o privato), dalla specializzazione, dal livello di esperienza e dall’eventuale attività libero-professionale.

Vediamo quindi nel dettaglio quanto guadagna mediamente un chirurgo in Italia, distinguendo tra pubblico e privato, e quali sono le specializzazioni più remunerative, tenendo conto dei dati aggiornati al 2026, basati su stime del settore.

Lo stipendio di un chirurgo nel Servizio Sanitario Nazionale

Determinare con precisione lo stipendio medio di un chirurgo nel SSN non è semplice, ma gli ultimi dati disponibili consentono di tracciare un quadro attendibile. Il tutto fermo restando il fatto che le retribuzioni sono legate ai contratti della dirigenza medica, rinnovati di recente, con aumenti che però non incidono in modo uniforme su tutte le figure chirurgiche.

Con il nuovo contratto dei medici, ad esempio, sono stati previsti incrementi salariali e una revisione di alcune indennità. Tuttavia questi adeguamenti non colmano il divario con il settore privato né con le retribuzioni estere, soprattutto per i chirurghi con elevata specializzazione.

  • Secondo dati di settore, mediamente un chirurgo neoassunto nel SSN può guadagnare tra 55.000 e 60.000 euro lordi annui.
  • Con 10-15 anni di esperienza, lo stipendio può salire tra 75.000 e 90.000 euro lordi.
  • Un primario di area chirurgica con oltre 20-25 anni di carriera può superare i 110.000 euro lordi annui, arrivando a circa 8.500–9.000 euro lordi al mese per 13 mensilità.

A questi importi possono sommarsi indennità di risultato, indennità di esclusività e compensi per turni, reperibilità e attività aggiuntive.

Libera professione ed esclusività nel SSN

Nel Servizio Sanitario Nazionale il chirurgo può scegliere se mantenere il vincolo di esclusività o rinunciarvi. Chi opta per l’esclusività percepisce un’indennità che varia indicativamente tra 1.000 e 1.400 euro lordi mensili per chi ha oltre cinque anni di anzianità, mentre risulta sensibilmente più bassa per i professionisti più giovani.

Molti chirurghi che operano nel Servizio Sanitario Nazionale affiancano all’attività istituzionale quella libero-professionale intramoenia, ovvero svolta all’interno delle strutture pubbliche.

In questo modo è possibile aumentare il reddito annuo anche di 15.000–30.000 euro, a seconda della specializzazione e del numero di prestazioni effettuate.

Quanto guadagna un chirurgo nel settore privato

Nel settore privato il quadro è più frammentato ma potenzialmente più remunerativo. Le retribuzioni non seguono un contratto unico e dipendono dal tipo di struttura, dal ruolo ricoperto, dalla produttività individuale e dalla notorietà del professionista.

Secondo elaborazioni basate su dati di mercato e rilevazioni di portali specializzati sul mondo del lavoro, un chirurgo dipendente nel privato guadagna mediamente tra 60.000 e 85.000 euro lordi annui.

I chirurghi senior possono arrivare a 100.000–120.000 euro, mentre chi opera come libero professionista può superare ampiamente queste cifre.

Va però considerato che nel privato spesso mancano le tutele tipiche del SSN e il reddito è strettamente legato alla continuità dell’attività, con ferie, malattia e pensione interamente a carico del professionista.

Le specializzazioni chirurgiche più pagate in Italia

La specializzazione incide in modo decisivo sulle retribuzioni. In particolare tra le branche più redditizie si segnalano la chirurgia pediatrica, con compensi che possono arrivare fino a 230.000–250.000 euro annui, la neurochirurgia con retribuzioni tra 150.000 e 180.000 euro, ma anche l’ortopedia e traumatologia, che può attestarsi tra 140.000 e 170.000 euro.

Molto remunerativa anche la chirurgia plastica ed estetica, soprattutto nel settore privato, dove i guadagni possono superare i 160.000 euro annui. La chirurgia generale presenta invece valori medi più contenuti, compresi tra 80.000 e 100.000 euro.

Quanto guadagna un chirurgo all’estero

Il confronto con l’estero resta uno degli aspetti più critici. In termini reali i chirurghi italiani risultano essere tra i meno pagati in Europa occidentale, soprattutto se si considera il potere d’acquisto.

In Germania, si stima, le retribuzioni risultano superiori del 60–70%, in Svizzera possono arrivare fino a 300.000 franchi annui, mentre negli Stati Uniti cardiochirurghi e neurochirurghi superano frequentemente i 300.000 dollari annui. Nei Paesi del Golfo, come Qatar ed Emirati, non sono rari stipendi mensili compresi tra 40.000 e 60.000 euro.

Retribuzioni, carriera e scelte professionali del chirurgo oggi

Il chirurgo in Italia resta una figura di altissima qualificazione, ma con una retribuzione che spesso non riflette pienamente il livello di responsabilità, il carico di lavoro e il confronto internazionale. Il rinnovo del contratto dei medici rappresenta un passo in avanti, ma non risolve le criticità strutturali del sistema, legate soprattutto all’organizzazione del lavoro, ai turni gravosi e alla limitata valorizzazione dell’esperienza professionale.

Le differenze tra Servizio Sanitario Nazionale e settore privato, così come quelle tra le varie specializzazioni, continuano a incidere in modo determinante sulle scelte di carriera. Per molti chirurghi, infatti, la possibilità di integrare il reddito attraverso l’attività libero-professionale o di spostarsi verso il privato rappresenta una risposta concreta a stipendi percepiti come poco competitivi. Inoltre la crescente complessità delle procedure chirurgiche, l’aggiornamento continuo richiesto e la pressione derivante dalla gestione dei pazienti ad alto rischio fanno sì che il ruolo del chirurgo sia sempre più impegnativo.

Garantire sostenibilità economica e qualità della vita professionale diventa quindi cruciale, non solo per attrarre nuovi talenti, ma anche per mantenere un livello elevato di cura e sicurezza all’interno del sistema sanitario nazionale. In questo contesto la tenuta del sistema pubblico dipenderà sempre più dalla capacità di rendere il lavoro chirurgico sostenibile non solo dal punto di vista economico, ma anche sotto il profilo professionale e della qualità della vita.

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