Dicono che perseveranza e costanza siano tra le virtù più diffuse tra i vincenti.
A volte, però, anche tra i perdenti quando la cocciutaggine di fare certi errori non conosce limiti e si procrastina nel tempo.
Prendiamo il caso degli investimenti, dove la divergenza di approccio attivo o passivo può fare tanta differenza in termini di soldi e di saldi finali.
Ad esempio, quanto fruttano 200 € al mese per 15 anni sul conto corrente o sul fondo ad accumulo?
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La base di ogni ricchezza: il risparmio
Per moltissimi il punto di partenza è il risparmio mensile, al netto delle eccezioni di chi eredita grandi capitali o di altri casi fortunati. Nulla di nuovo sotto il sole, visto che molte accumulazioni di ricchezza passano per alcuni step obbligati:
- una propensione al risparmio, rapportata all’età, alle esigenze, alle abitudini di vita ai flussi di entrata mensile;
- la costanza nel risparmiare, e qui non c’è regola migliore del pagare per primi se stessi ad ogni singolo incasso;
- una strategia chiara, precisa e definita fin dal principio per evitare di perdere tempo, occasioni e di lasciare fare agli altri e/o al caso;
- il tempo, l’unica variabile esogena del modello che non si può comandare ma solo gestire al meglio nella misura in cui è dato.
Immaginiamo ora un importo di 200 € fissi mensili risparmiati per 15 anni. Sul singolo mese non sono una grande rinuncia da un lato, né danno vita a chissà quali risparmi. Su base annua e pluriennale, invece, il discorso cambia. Stiamo parlando di 2.400 € sul 12 mesi e di 12, 24 e 36mila sulla distanza, nell’ordine, a 5, 10 e 15 anni. Ora, come impegnarli nel mentre li si accumula?
Un capitale nel tempo e a scadenza sul conto corrente
Purtroppo l’alternativa di investimento più seguita è anche la più perdente e deludente: il conto corrente. Si tratta, infatti, di un formidabile strumento di pagamento spesso erroneamente scambiato per uno di investimento. La prima funzione è onerosa (giustamente: la banca eroga servizi per il suo tramite) e non rende niente. Rispetto a tanti anni fa le giacenze libere sul conto sono remunerati a tassi nulli o prossimi al niente e tassati al 26%.
Sempre in tema di costi poi va aggiunta l’imposta di bollo di 34,20 € annui nei casi, tempi e modi di Legge, e i canoni di tenuta conto a favore della banca.
Tuttavia, il danno maggiore deriva dalla perdita di potere d’acquisto, specie nel lungo termine. Di quanto? Facciamo due calcoli semplificando al massimo, tipo il ragionare sulle somme al lordo di tasse e spese e lo scontare i risparmi su base annua e non mensile. Ancora, stimiamo due soli tassi di inflazione media annua futura, di cui uno all’1,60% e l’altro al 2,30%.
Bene, nel 1° caso, i 2.400 € di risparmio del primo anno varrebbero 1.891 € in termini reali dopo 15 anni, mentre i 2.400 € del secondo anno 1.921 € dopo 14. I risparmi del 3°, 4° e 5° anno, invece, rispettivamente sui 1.952 €, 1.984 € e 2.015 €, sempre in termini di effettivo potere d’acquisto. In pratica i danni minori si avrebbero solo sulle somme accumulate negli ultimi anni per “mancanza di tempo”, non per altro. Morale, dopo 15 anni i risparmi effettivi accumulati nel tempo non sono affatto 36mila €, ma molto meno.
Non solo, ma se all’inflazione sommiamo anche le perdite derivati da tasse e spese ne viene fuori un saldo peggiore, che diventa devastante con il 2,3% di inflazione media futura. Qui, ad esempio, il valore effettivo dei risparmi del 1°, 3° e 5° anno al lordo di tasse e spese scenderebbero a 1.705 €, 1.785 € e 1.868 € in termini reali dopo 15 anni.
Risparmiare e investire: il binomio vincente
Risparmiare e investire nel c/c è come depositare i soldi in un colapasta, una metafora che non necessita di tante spiegazioni.
Una seconda alternativa potrebbe essere quella di impiegare i risparmi in strumenti che aiutino almeno a coprire le spese vive e non. Cioè che facciano guadagnare il necessario per ripagare il mix di tasse e costi di gestione, più l’inflazione di periodo. I prodotti del reddito fisso forse potrebbero fare al caso dopo aver valutato l’incidenza delle eventuali spese fisse in caso di investimenti mensili.
Andando oltre c’è, tra gli altri, il PAC in ETF da comporsi con i fondi ritenuti più congrui al rischio e agli obiettivi.
Ragioniamo anche qui per semplificazioni estreme. Immaginiamo un risparmiatore relativamente giovane, con elevata propensione al rischio e desideroso di investire nei mercati azionari. Consideriamo un unico ETF ad accumulazione e 3 diversi, possibili trend futuri dei mercati da qui a 15 anni: uno prudente (4%), uno mediano (6,5%) e uno ottimista (9%). In tutti e tre i casi partiremo sempre da un deposito iniziale nullo, pari a zero, ed effettueremo 200 € di versamento al mese (tralasciamo costi e commissioni).
Quanto fruttano 200 € al mese per 15 anni sul conto corrente o sul fondo ad accumulo?
Usiamo il simulatore di Banca d’Italia per fare dei calcoli approssimativi di quanto potrebbe rendere un piano così strutturato. Le cifre che seguiranno vanno prese con le pinze date le tante variabili in gioco, ma sono più che sufficienti per comprendere come varia lo scenario rispetto al caso del c/c.
Bene, nel primo caso (4,00% medio annuo) i 36mila € di versamenti [€ 200 X 12 mesi X 15 anni] darebbero vita a un capitale finale sui 49mila € lordi.
Al netto di tasse e spese varia, grosso modo sui 9mila € netti, inflazione esclusa. Nel 2° (6,50%) e 3° caso (9,00% medio annuo), invece, i montanti lordi finali salirebbero a 60 e 75mila € circa. Si Al netto delle cifre esatte, variabili da caso a caso per mille ragioni, di fondo c’è che si tratta di scenari radicalmente opposti al c/c. In un caso si depositano soldi in un colabrodo, nell’altro in un piccolo fortino che collabora con il titolare del fondo in vista dell’obiettivo finale. Quando suol dirsi: l’unione fa la forza!