Quando Piazza Affari scende, ecco i 6 titoli più difensivi sul FTSE MIB

Gerardo Marciano

23 Luglio 2026 - 16:58

Mercato al ribasso e ricerca di protezione. Beta, raccomandazioni e pivot point sui titoli più difensivi sul FTSE MIB.

Quando Piazza Affari scende, ecco i 6 titoli più difensivi sul FTSE MIB

Quando le vendite prendono il controllo del mercato, la ricerca di protezione diventa più complessa di quanto possa sembrare. Un titolo che ha perso molto non è automaticamente conveniente, così come un’azione che ha resistito meglio non è necessariamente immune da ulteriori discese.

Nelle fasi di forte instabilità, inoltre, gli indicatori utilizzati in condizioni normali possono cambiare significato. I dividendi possono essere ridotti, i target price possono essere rivisti e le correlazioni tra i titoli possono aumentare rapidamente. Persino società considerate tradizionalmente difensive possono subire ribassi consistenti quando gli investitori cercano liquidità o riducono indiscriminatamente l’esposizione azionaria.

Per distinguere una debolezza temporanea da un deterioramento più profondo occorre osservare più variabili contemporaneamente. La stabilità del modello di business rappresenta il punto di partenza, ma deve essere affiancata dalla sensibilità storica al mercato, dalle valutazioni degli analisti e dai livelli tecnici sui quali potrebbero concentrarsi domanda e offerta.

Che cosa rende difensiva un’azione

Un’azione viene generalmente definita difensiva quando appartiene a una società i cui ricavi e utili risultano relativamente poco sensibili al ciclo economico. È il caso delle imprese farmaceutiche, delle utility regolamentate e delle società che forniscono servizi essenziali.

Questa definizione non deve però essere confusa con quella di investimento privo di rischio. Un’azione difensiva può perdere valore, soprattutto quando viene acquistata a valutazioni elevate, quando presenta un indebitamento significativo o quando il rialzo dei tassi riduce l’attrattiva dei dividendi.

Tra gli indicatori più utilizzati per misurare il comportamento difensivo di un titolo figura il beta. Il coefficiente confronta storicamente le oscillazioni dell’azione con quelle del mercato di riferimento.

Un beta pari a 1 indica che il titolo ha mostrato una sensibilità sostanzialmente analoga a quella del mercato. Un beta inferiore a 1 segnala oscillazioni storicamente più contenute, mentre un valore superiore a 1 indica una maggiore reattività. Un beta di 0,60 suggerisce che, a fronte di una variazione del mercato del 10%, il titolo abbia registrato mediamente una variazione nella stessa direzione vicina al 6%.

Il beta non misura direttamente la perdita potenziale e non garantisce che il comportamento passato venga replicato durante una nuova crisi. Il risultato cambia in funzione del periodo di osservazione, della frequenza dei dati e dell’indice utilizzato come benchmark. Durante gli shock più violenti, inoltre, le correlazioni tra le azioni tendono ad aumentare e la protezione indicata dal beta può rivelarsi meno efficace.

Per rendere omogeneo il confronto sono stati considerati valori indicativi di beta mensile calcolati su cinque anni. I dati disponibili riportano circa 0,90 per Enel, 0,84 per Hera, 0,69 per Italgas, 0,53 per Recordati, 0,64 per Snam e 0,63 per Terna. Tutti i titoli esaminati hanno un beta inferiore a 1, ma con differenze non trascurabili: Recordati, Terna e Snam hanno mostrato la minore sensibilità storica, mentre Hera ed Enel si sono mosse in modo più vicino al mercato. Questi valori sono dinamici e possono variare nel tempo.

Come utilizzare le raccomandazioni e i pivot point

Le raccomandazioni degli analisti forniscono una valutazione prospettica basata sugli utili attesi, sulla struttura finanziaria e sulle caratteristiche del settore. Non rappresentano previsioni certe e non sono tutte formulate nello stesso momento o sulla base delle medesime ipotesi.

Il confronto tra quotazione e target price consente di misurare il potenziale teorico previsto dall’analista alla data della raccomandazione. Tale differenza deve però essere interpretata con prudenza: in un mercato in rapido deterioramento, il prezzo può diminuire più velocemente di quanto gli analisti riescano ad aggiornare le proprie stime.

I pivot point svolgono una funzione differente. Sono livelli tecnici calcolati utilizzando massimo, minimo e chiusura del periodo precedente. Il pivot centrale viene considerato uno spartiacque tra forza e debolezza, mentre S1 e S2 rappresentano i primi supporti e R1 e R2 le prime resistenze.

I livelli riportati nell’analisi sono stati calcolati sulla settimana compresa tra il 13 e il 17 luglio 2026 e sono riferiti alla settimana dal 20 al 24 luglio. Non indicano punti nei quali il prezzo debba necessariamente arrestarsi. Servono piuttosto a identificare aree nelle quali verificare la reazione del mercato.

Hera: diversificazione e beta moderato

Hera presenta un beta indicativo di 0,84. Il valore è inferiore a 1, ma più elevato rispetto a quello delle società concentrate esclusivamente sulle infrastrutture regolate.

La differenza riflette la composizione del gruppo, che affianca alle reti e ai servizi essenziali attività maggiormente esposte alle condizioni del mercato. La società opera nella distribuzione di energia, nel ciclo idrico, nella raccolta e nel trattamento dei rifiuti e nella vendita di servizi.

La diversificazione riduce la dipendenza da una singola fonte di ricavi, ma rende il comportamento del titolo meno protetto rispetto a quello di una utility interamente regolamentata. Il beta suggerisce comunque una sensibilità storica inferiore a quella del FTSE MIB.

Nel trimestre compreso tra il 22 aprile e il 22 luglio 2026 non emergono nuove raccomandazioni individuali particolarmente significative tra quelle considerate. Il consenso disponibile indica un target medio di 4,52 euro, con un intervallo compreso tra 4,30 e 4,80 euro.

Rispetto alla chiusura di 3,928 euro del 17 luglio, il target medio implicava una differenza positiva del 15,1%. L’estremo inferiore risultava superiore del 9,5%, mentre quello più elevato corrispondeva a un margine teorico del 22,2%.

I pivot settimanali risultano collocati a:

  • S2: 3,72 euro
  • S1: 3,83 euro
  • Pivot centrale: 3,90 euro
  • R1: 4,00 euro
  • R2: 4,07 euro

La vicinanza della quotazione al pivot centrale rende l’area compresa tra 3,83 e 3,90 euro tecnicamente significativa. Una permanenza sotto S1 confermerebbe una maggiore pressione ribassista, mentre il recupero stabile del pivot segnalerebbe una prima riduzione della debolezza.

Snam: bassa sensibilità al mercato e peso del debito

Il beta indicativo di Snam è pari a circa 0,64. Il dato è coerente con la natura prevalentemente regolamentata del gruppo e con la relativa prevedibilità dei flussi generati dalle infrastrutture di trasporto, stoccaggio e rigassificazione.

Snam dipende meno dall’andamento quotidiano del prezzo del gas rispetto a una società energetica integrata. Non significa però che il titolo sia insensibile al contesto finanziario. Il livello dell’indebitamento rende la valutazione sensibile all’andamento dei tassi e del costo della raccolta.

Nel primo trimestre del 2026 i risultati sono rimasti leggermente superiori alle attese e la società ha confermato gli obiettivi annuali. Il debito netto si è però avvicinato a 18,5 miliardi di euro, elemento da considerare soprattutto in uno scenario caratterizzato da rendimenti obbligazionari crescenti.

Le raccomandazioni emesse nell’ultimo trimestre restituiscono un quadro non uniforme. Il 30 aprile Intesa Sanpaolo ha confermato Buy con target a 6,90 euro. Il 15 maggio Equita ha mantenuto Buy con obiettivo a 7,30 euro, Kepler Cheuvreux ha indicato Hold con target a 6,80 euro e Banca Akros Neutral con obiettivo a 6,60 euro.

Il 15 luglio JPMorgan ha assegnato Neutral con target a 6,22 euro, mentre Kepler Cheuvreux ha confermato Hold e un prezzo obiettivo di 6,80 euro.

Prendendo come riferimento una quotazione di 6,194 euro, il target di JPMorgan risultava sostanzialmente allineato al prezzo, con una differenza positiva dello 0,4%. Gli altri obiettivi implicavano margini teorici del 6,6% per Banca Akros, del 9,8% per Kepler Cheuvreux, dell’11,4% per Intesa Sanpaolo e del 17,9% per Equita.

I pivot settimanali sono:

  • S2: 5,959 euro
  • S1: 6,091 euro
  • Pivot centrale: 6,177 euro
  • R1: 6,309 euro
  • R2: 6,395 euro

La quotazione si colloca vicino al pivot centrale. La tenuta di 6,091 euro manterrebbe il titolo all’interno dell’area di consolidamento, mentre la perdita del livello renderebbe rilevante il supporto successivo a 5,959 euro.

Italgas: beta contenuto, ma maggiore complessità finanziaria

Italgas presenta un beta indicativo vicino a 0,69. Il valore conferma una sensibilità storica inferiore al mercato, pur risultando leggermente superiore a quella di Terna e Snam.

La natura regolamentata dei ricavi costituisce un elemento stabilizzante. Allo stesso tempo, l’integrazione di 2i Rete Gas ha ampliato le dimensioni del gruppo e aumentato la complessità del bilancio.

Il piano industriale prevede investimenti per circa 13 miliardi di euro entro il 2032, un Ebitda atteso intorno a 3,3 miliardi e una crescita media annua dell’utile per azione superiore al 9%. Obiettivi rilevanti, che devono essere letti insieme all’evoluzione del debito e alla capacità di realizzare le sinergie previste.

Il 22 aprile UBS ha confermato Buy con target a 11,80 euro. Il 24 aprile Barclays ha indicato Equalweight con obiettivo a 9,80 euro, mentre il 30 aprile Intesa Sanpaolo ha assegnato Neutral con target a 10,20 euro.

Il 9 giugno Citi ha migliorato il giudizio a Buy con obiettivo a 11,60 euro. Il 24 giugno Equita ha ridotto la raccomandazione a Hold, elevando però il target a 11,20 euro. Il giorno successivo Intesa Sanpaolo ha confermato Neutral con obiettivo a 10,60 euro.

Rispetto a una quotazione di 10,04 euro, il target di Barclays risultava inferiore del 2,4%. Gli altri obiettivi indicavano differenze positive dell’1,6% per il precedente target di Intesa Sanpaolo, del 5,6% per quello successivo, dell’11,6% per Equita, del 15,5% per Citi e del 17,5% per UBS.

I pivot settimanali risultano pari a:

  • S2: 9,743 euro
  • S1: 9,937 euro
  • Pivot centrale: 10,073 euro
  • R1: 10,267 euro
  • R2: 10,403 euro

L’area compresa tra 9,937 e 10,073 euro rappresenta il principale intervallo tecnico di breve periodo. Il superamento di R1 indicherebbe un miglioramento della forza relativa, mentre la perdita di S1 aumenterebbe la probabilità di un ritorno verso 9,743 euro.

Terna: il beta più basso tra le utility considerate

Terna presenta un beta indicativo di circa 0,63, leggermente inferiore a quello di Snam. Il dato riflette la prevedibilità del modello di business e la centralità della rete elettrica nazionale.

La società beneficia di ricavi regolamentati e di un programma di investimenti destinato ad ampliare la Regulatory Asset Base. Caratteristiche che tendono a ridurre la dipendenza dall’andamento del ciclo economico.

La qualità difensiva non coincide però necessariamente con una valutazione contenuta. Un titolo con flussi prevedibili può essere negoziato a multipli elevati proprio perché il mercato attribuisce un premio alla sua stabilità.

Il 24 aprile Barclays ha assegnato Equalweight con target a 10,20 euro. Il 30 aprile Intesa Sanpaolo ha indicato Neutral con lo stesso obiettivo. Il consenso disponibile a metà luglio mostrava un prezzo obiettivo medio di circa 9,90 euro, con una prevalenza di giudizi neutrali.

Con una quotazione intorno a 10,20 euro, il target medio risultava leggermente inferiore al prezzo di mercato. Le valutazioni degli analisti suggerivano che una parte significativa delle caratteristiche difensive fosse già incorporata nelle quotazioni.

I pivot settimanali sono:

  • S2: 9,910 euro
  • S1: 10,130 euro
  • Pivot centrale: 10,245 euro
  • R1: 10,465 euro
  • R2: 10,580 euro

La fascia compresa tra 10,13 e 10,245 euro rappresenta il primo riferimento tecnico. Una discesa sotto S1 renderebbe più importante il supporto a 9,91 euro. Il recupero del pivot, invece, segnalerebbe una migliore capacità del titolo di assorbire le vendite.

Enel: un beta vicino al mercato nonostante il profilo utility

Enel presenta un beta mensile su cinque anni pari a circa 0,90. Il valore è inferiore a 1, ma più elevato rispetto a quelli di Terna, Snam e Italgas.

La differenza deriva dalla maggiore articolazione del gruppo. Enel non è soltanto una società di reti regolate: opera nella generazione, nella vendita di energia e in numerosi mercati internazionali. Il titolo è pertanto esposto ai prezzi energetici, ai cambi, agli interventi normativi nei diversi Paesi e all’andamento del debito.

La diversificazione geografica e operativa può ridurre la dipendenza da un singolo mercato, ma non produce necessariamente una volatilità inferiore. Il beta conferma che Enel ha seguito storicamente il comportamento generale del mercato più da vicino rispetto alle utility regolate considerate nell’analisi.

Il 4 maggio Morgan Stanley ha ridotto il giudizio a Underweight con target price di 9 euro. Il 19 maggio Citi ha confermato Neutral con obiettivo a 9,40 euro.

Rispetto alla chiusura di 10,168 euro del 17 luglio, i due target risultavano inferiori rispettivamente dell’11,5% e del 7,6%. Le valutazioni indicavano un rapporto meno favorevole tra quotazione e prezzo obiettivo rispetto agli altri titoli esaminati.

I pivot settimanali sono:

  • S2: 9,777 euro
  • S1: 9,973 euro
  • Pivot centrale: 10,131 euro
  • R1: 10,327 euro
  • R2: 10,485 euro

La quotazione si trovava poco sopra il pivot. La perdita dell’area 9,973 euro segnalerebbe un deterioramento tecnico, mentre il superamento di 10,327 euro mostrerebbe una maggiore forza relativa. Il livello di 9,777 euro rappresenta il secondo riferimento in caso di ampliamento della correzione.

Recordati: beta molto basso, ma quotazione condizionata dall’offerta

Recordati presenta il beta più contenuto tra i titoli analizzati, pari a circa 0,53. Il valore è coerente con la limitata ciclicità della domanda farmaceutica e con la stabilità dei ricavi legati ai farmaci specialistici e ai trattamenti per malattie rare.

In condizioni ordinarie, queste caratteristiche renderebbero il titolo particolarmente significativo in un’analisi delle società difensive. La situazione è però cambiata dopo l’offerta annunciata da CVC e GBL.

Il corrispettivo di 51,29 euro per azione, calcolato al netto del dividendo, ha ancorato la quotazione intorno al prezzo dell’operazione. Il titolo ha assunto una natura prevalentemente event driven: il suo andamento dipende non soltanto dagli utili e dal settore farmaceutico, ma anche dalla probabilità di completamento dell’offerta e dall’eventuale modifica delle condizioni.

Il 26 maggio Intesa Sanpaolo ha posto rating e target sotto revisione. I prezzi obiettivo formulati prima dell’annuncio sono diventati meno rappresentativi, poiché non incorporavano pienamente la nuova situazione societaria.

I pivot settimanali risultano molto ravvicinati:

  • S2: 51,10 euro
  • S1: 51,25 euro
  • Pivot centrale: 51,40 euro
  • R1: 51,55 euro
  • R2: 51,70 euro

La distanza limitata tra i livelli tecnici deriva dalla riduzione della volatilità successiva all’offerta. Il beta storico descrive correttamente il comportamento passato, ma è meno utile per interpretare la dinamica futura del titolo, ormai legata soprattutto all’operazione straordinaria.

Che cosa emerge dal confronto

L’inserimento del beta modifica e rende più rigorosa la lettura dei titoli. Recordati, Terna e Snam mostrano i valori più bassi, ma per ragioni molto differenti.

Per Recordati prevale la natura poco ciclica dell’attività farmaceutica, anche se l’offerta pubblica ha modificato il profilo del titolo. Nel caso di Terna e Snam, la minore sensibilità deriva soprattutto dalla regolamentazione dei ricavi e dalla prevedibilità dei flussi.

Italgas presenta a sua volta un beta contenuto, ma l’analisi deve considerare l’integrazione di 2i Rete Gas e l’evoluzione dell’indebitamento. Hera offre una maggiore diversificazione operativa, accompagnata però da una sensibilità storica più elevata. Enel ha un beta vicino a 1 e risulta quindi meno difensiva in termini strettamente statistici rispetto alle utility concentrate sulle reti.

Le raccomandazioni degli analisti aggiungono un’informazione differente. Hera, Snam e Italgas presentavano, sulla base dei prezzi utilizzati, target medi o individuali generalmente superiori alle quotazioni, sebbene con una dispersione significativa. Per Terna il consenso risultava sostanzialmente allineato ai prezzi, mentre per Enel le indicazioni considerate erano inferiori alle quotazioni. Recordati non può essere confrontata nello stesso modo a causa dell’offerta in corso.

I pivot point consentono infine di distinguere la qualità fondamentale dalla condizione tecnica. Un beta basso non impedisce al prezzo di rompere un supporto, così come un target superiore alla quotazione non garantisce un recupero nel breve periodo.

Una lettura prudente dei dati

In una fase fortemente ribassista, nessun singolo parametro è sufficiente per definire un’azione realmente difensiva. Il beta misura una relazione storica con il mercato, ma non anticipa gli shock. Il dividendo può sostenere il rendimento complessivo, ma non protegge automaticamente dalle perdite in conto capitale. I target degli analisti dipendono da ipotesi soggette a revisione, mentre i pivot point devono essere aggiornati ogni settimana.

Per valutare il comportamento dei titoli esaminati è opportuno verificare congiuntamente la stabilità degli utili, la copertura del dividendo, la struttura del debito, la sensibilità ai tassi e la posizione rispetto ai livelli tecnici.

Una particolare attenzione dovrebbe essere riservata alla causa del ribasso. Una recessione accompagnata da tassi in diminuzione può favorire le utility regolate. Uno shock sui rendimenti obbligazionari può invece penalizzare le società indebitate, anche quando dispongono di ricavi prevedibili. Una crisi settoriale o un’operazione straordinaria può rendere poco significativo il confronto con il mercato generale.

Il quadro descritto non individua un titolo da acquistare né stabilisce una graduatoria di convenienza. Evidenzia, piuttosto, come sei società del FTSE MIB presentino combinazioni differenti di beta, stabilità dei ricavi, valutazioni degli analisti e configurazione tecnica.

Prima di assumere decisioni finanziarie è necessario aggiornare prezzi, target e pivot, verificare le successive comunicazioni societarie e considerare la propria capacità di sostenere eventuali perdite. L’appartenenza a un settore difensivo può ridurre la ciclicità degli utili, ma non elimina il rischio associato all’investimento azionario.