Quale conviene di più, il BTP 6% o buono fruttifero postale a cedola?

Stefano Vozza

26/03/2026

Strumenti di investimento del reddito fisso a confronto tra ritorni a scadenza e profili di rischio differenti

Quale conviene di più, il BTP 6% o buono fruttifero postale a cedola?

Il repentino, e inatteso fino a febbraio, riesplodere dei rendimenti ha riacceso le speranze e le preoccupazioni sul reddito fisso. Per chi ha bond in portafoglio, per esempio, il timore è sul quanto e per quanto altro scenderanno i corsi sul mercato secondario. Detta diversamente, quanto si riveleranno più redditizie le nuove emissioni rispetto ai titoli sottoscritti nel recente passato?

Per chi, invece, ha disponibilità da investire si riprospetta il classico dilemma della scelta. Tra le tantissime alternative di mercato vediamo qui il BTP a tasso fisso al 6% che rende più del doppio del buono fruttifero a Cedola a tassi crescenti. Il tutto a quasi parità di durata residua e più o meno stesso profilo di rischio, ma non identico.

I rendimenti obbligazionari saliranno ancora?

L’ultima settimana di marzo è iniziata sotto il segno delle vendite diffuse e copiose sui mercati finanziari, asset obbligazionario incluso. In Europa (e non) si è assistito a un rialzo generalizzato dei rendimenti sui bond sovrani, con il BTP 10Y salito lunedì al massimo giornaliero del 4,119% prima di stornare velocemente in area 3,8-3,85%. E pensare che a fine febbraio il decennale MEF rendeva sul 3,3% circa.

Alla base ci sono le tensioni generate dalla guerra del Golfo e le ripercussioni sul fronte energetico. Con il petrolio e il gas alle stelle, lo spettro inflazione è realtà concreta e non possibile minaccia a chissà quale futuro. A cascata gli operatori scontano ritocchi tra un quarto e mezzo percentuale da parte delle Banche Centrali per adesso. Se poi le cose dovessero peggiorare rivedranno le stime, ovviamente al rialzo.

Ecco, passa da questo insieme di considerazioni (tensioni energetiche e ripercussioni sull’economia reale) la scelta del “giusto” timing di ingresso sul comparto. Poi, ovvio, andranno fatte anche quelle relative al prodotto e dell’emittente di turno.

Il buono fruttifero a Cedola

Dallo scorso 10 novembre alle Poste è disponibile Buono a Cedola, emesso da Cassa Depositi e Prestiti e quindi garantito dallo Stato. Non ha costi di emissione, ha un regime fiscale pari a quello dei bond MEF e non necessità di MIFID e/o dossier titoli. Il rendimento effettivo a scadenza è tuttavia rimasto invariato rispetto agli scenari attuali di mercato. Al termine dei 5 anni di durata complessiva il rendimento annuo lordo a scadenza è dell’1,59% (serie TC005A251110).

A differenza degli altri buoni postali gli interessi sono riconosciuti ogni 6 mesi, a patto di completare il semestre di turno. L’eventuale riscatto anticipato nell’arco dei 1821-83 giorni darebbe diritto al capitale versato (al netto di eventuali oneri) ma non al rateo in corso di formazione.

Gli interessi sono del tipo step-up, secondo la sequenza 1-1-1-1-1 e tassi all’1,00%, l’1,25%, l’1,50%, l’1,75% e il 2,50% annuo lordo.

Il taglio minimo è di 1.000 € e multipli di 50 € e, rispetto al bond MEF, non espone al rischio di quotazioni, cioè di mercato. Non altrettanto può dirsi in merito al rischio tassi e di inflazione, e con il carovita in risalita è alta la probabilità di un ritorno reale a scadenza negativo.

Il BTP a cedola annua fissa

Sul BTP Tf 6% Mg31 ISIN IT0001444378 permane la garanzia sovrana sul capitale versato e lo stesso regime fiscale di cui al buono. Varia quello delle spese di gestione, date le commissioni bancarie e il costo del dossier titoli (pro quota) di cui tener conto. Inoltre cambia la struttura dei coupon e dei rendimenti e il connesso grado di rischio insito nel prodotto.

La cedola è fissa e costante fino al termine (scadenza: 1° maggio 2031) e pari al 3,00% lordo semestrale. Tuttavia, sul mercato secondario dei titoli di Stato il bond prezza sui 112,85 centesimi, ben sopra la pari, per un credito d’imposta dell’1,43%. A queste quotazioni il rendimento effettivo a scadenza è in area 3,3% annuo lordo, cioè rende poco più del doppio del buono pari durata. Salvo complicazioni, ossia rialzi forti e prolungati dell’inflazione, lo yield del BTP Tf 6% Mg31 dovrebbe garantire almeno un minimo di ritorno reale positivo.

In cambio il prodotto prevede un associato rischio quotazioni, con la duration modificata oggi pari a 4,29. Per comprenderlo meglio basta vedere quali sono stati i valori min-max annui, 111,67 da un lato e 116,50 dall’altro. Molto più ampio, invece, il divario di quotazioni da emissioni a oggi. Tuttavia, considerata la media durata residua, i corsi non faranno chissà quali voli pindarici. Anzi, man mano passeranno gli anni più le quotazioni si approssimeranno alla parità.

Il BTP a tasso fisso al 6% rende più del doppio del buono fruttifero a Cedola a tassi crescenti

Ora non resta che analizzare le dinamiche degli eventi reali e, a cascata, quelle di mercato. In altri termini, comprare ai corsi attuali o attendere nuovi scivoloni dei prezzi? Nessuno lo sa, e quindi è impossibile rispondere con certezza. Se la tregua in Iran arrivasse a stretto giro, e il petrolio a fluire liberamente dallo Stretto di Hormuz, gli yield riprenderebbero a scendere. A scenari invertiti assisteremmo invece a nuovi prezzi di ingresso a sconto sui BTP a tasso fisso già quotati.

Sul fronte del risparmio postale, invece, non resta che attendere le future mosse dell’emittente e vedere se, e di quanto, eventualmente saranno riviste le condizioni.