Il Qatar ora minaccia le forniture di gas all’Ue. Sempre sicuri siano solo mazzette?

Mauro Bottarelli

18 Dicembre 2022 - 20:52

Doha reagisce all’esclusione di propri funzionari dall’Europarlamento con una nota governativa ufficiale in cui si sottolineano rischi per la collaborazione con l’Europa. Berlino trema, la Nato gode?

Il Qatar ora minaccia le forniture di gas all’Ue. Sempre sicuri siano solo mazzette?

Pochi giorni e il clima parossistico venutosi a creare attorno al Qatargate ha generato la prima reazione ufficiale. Forti di un Mondiale rivelatosi un successo e archiviato senza intoppi, le autorità di Doha hanno emanato una nota ufficiale con la quale sottolineano come la decisione europea di escludere i propri funzionari dall’accesso ai palazzi comunitari configuri un rischio per la collaborazione bilaterale, sia in ambito di sicurezza che energetica

E se questo grafico

Peso percentuale del Qatar per gas e petrolio a livello globale Peso percentuale del Qatar per gas e petrolio a livello globale Fonte: Bloomberg

mostra chiaramente contro quale gigante del settore Bruxelles stia alimentando lo scontro nel momento peggiore possibile, ecco che Bloomberg dedica l’approfondimento domenicale proprio alle prospettive energetiche del Vecchio Continente, sentenziando come la crisi derivante dall’affrancamento forzato dagli approvvigionamenti russi avrà comunque conseguenze di lungo termine, sia a livello di disponibilità che di prezzo.

Insomma, mentre cerca ancora una quadra sul price cap che destinata a divenire operativa in febbraio e con la prospettiva delle prime margherite nei prati, ecco che la vicenda delle mazzette agli europarlamentari rischia di tramutarsi in un problema immediato per la Germania. La quale non più tardi di due settimane fa aveva siglato proprio con il Qatar un contratto di fornitura tramite la nazionalizzata Uniper della durata di 15 anni, vera e propria boccata di ossigeno dopo l’affaire Nord Stream 2 - su cui è sceso un silenzio tombale, quantomeno innaturale stante la portata e le evidenze dell’accaduto - e l’irrimediabile deterioramento dei rapporti con Gazprom.

E se le sempre crescenti titubanze tedesche di fronte all’escalation di forniture militari all’Ucraina lasciavano già intendere una preoccupazione montante per la questione energetica, ora Berlino teme il combinato congiunto di un inverno più freddo del previsto che dreni rapidamente gli stoccaggi e futures ad Amsterdam che prezzino in tempo reale la possibile battuta d’arresto relativa al contratto con Doha.

Al netto di denaro in forme e controvalori inspiegabili e ammissioni giunte a tempo di record da parte di alcuni protagonisti della vicenda, quanto minacciato da Doha risponde chiaramente a una dinamica di causa/effetto che appariva immediatamente in controluce. E il fatto che l’intera inchiesta, esplosa dopo 12 anni dall’assegnazione del Mondiale e nel pieno dell’eco mediatica per il torneo, sia state resa possibile - per stessa ammissione degli inquirenti - dall’intervento di una fantomatica e ovviamente anonima talpa, apre scenari che vanno ben oltre il malaffare e una concezione borderline del lobbysmo.

Qualcuno nella capitale belga certamente non sta condividendo lo stato d’animo improntato alla preoccupazione che caratterizza il governo tedesco. Anzi. Se l’intenzione era quella duplice di far capire ai Paesi del Golfo di evitare aperture eccessive alla Cina e all’Europa di non pensare di poter sostituire alle fonti russe altro che non fosse LNG statunitense, apparentemente la missione pare in via di compimento.

Ovviamente, chiunque osi tratteggiare uno scenario simile e rifugga dalla narrativa di una nuova Tangentopoli verrà tacciato di complottismo. Destinato a tramutarsi in palese scherno quando, come appare decisamente probabile, rinnovate tensioni energetiche potrebbe rinfocolare spinte inflazionistiche.

Con l’ovvia conseguenza di costringere la Bce a nuovi rialzi dei tassi e conseguentemente a stimolare l’arrivo di una stagflazione tout court. Stante quanto accaduto dal 24 febbraio scorso a oggi, non gioverebbe forse cominciare a chiedersi quale titolo meriti chi invece faccia cieco affidamento sul presunto raziocinio del rasoio di Occam atlantista?