Putin in crisi di liquidità, anzi no: qual è la verità sull’economia della Russia?

Federico Giuliani

18 Novembre 2024 - 06:27

L’economia della Federazione Russa rischia davvero un crollo imminente oppure ha ancora diverse cartucce da poter sparare?

Putin in crisi di liquidità, anzi no: qual è la verità sull’economia della Russia?

Surriscaldamento in corso, crisi di liquidità dietro l’angolo, grave recessione in vista, probabile stagnazione di lunga durata. Si moltiplicano le voci secondo cui l’economia della Russia si troverebbe in difficoltà, o potrebbe comunque presto raggiungere uno stato critico.

Eppure, di pari passo, gli stessi critici che vanno predicando il collasso del Cremlino – almeno quello economico – sono più o meno implicitamente convinti che Vladimir Putin sia in grado di finanziare la guerra in Ucraina per molti altri anni grazie alle ingenti entrate petrolifere e ai fallimenti delle sanzioni occidentali. Se così fosse, dunque, la Rust Belt del Paese, le grandi aziende metalmeccaniche connesse al settore della Difesa e i consumi autarchici delle aziende russe continueranno a far volare i conti finanziari di Mosca.

Dove sta, dunque, la verità? La Federazione Russa rischia davvero un crollo imminente oppure ha ancora diverse cartucce da poter sparare? Putin farebbe bene a preoccuparsi, come gli suggeriscono gli analisti occidentali, oppure potrebbe dormire sonni tranquilli per chissà quanto altro tempo? Dipende dalle prospettive...

Crollo e crisi: gli apocalittici

Per il sito Politico “i maghi della finanza del Cremlino stanno esaurendo i conigli da tirare fuori dal cilindro”. Il motivo sarebbe da individuare nel bilancio nazionale rivisto per il 2025 appena reso noto. Se, come legge nel documento, il Cremlino intenderà davvero spendere la sbalorditiva cifra di 145 miliardi di dollari per la Difesa su una spesa governativa di circa 436 miliardi, allora significherebbe che Mosca impiegherebbe oltre il 6,3% del suo pil per questioni più o meno belliche.

Pare però che i tecnocrati di Putin abbiano nascosto nel bilancio annuale tanti altri pagamenti aggiuntivi legati alla guerra in Ucraina, come gli stipendi che Mosca paga ai lavoratori nelle regioni conquistate nel territorio ucraino; l’assistenza sanitaria per i soldati feriti; la rimozione dei detriti; la riparazione delle infrastrutture colpite e le spese «classificate» non divulgate. Sommando tutte queste voci fantasma, il peso dell’economia russa sulla guerra arriverebbe a circa il 10% del pil nazionale.

Sempre secondo i fautori di un tale ragionamento, il governo russo arriverà a un punto oltre il quale non sarà più in grado di coprire simili costi (l’anno scorso era in rosso di circa 34 miliardi). Attenzione poi al Fondo nazionale di ricchezza (NWF), il cosiddetto fondo di emergenza a disposizione di Putin il cui contenuto sarebbe passato dai 117 miliardi di dollari del 2021 agli attuali 55 miliardi. E se questo salvadanaio dovesse svuotarsi completamente? In tal caso, la Russia dovrebbe alimentare il conflitto tassando le élite e la classe media, oppure affidandosi a prestiti più pesanti o stampando rubli senza valore. O ancora: tagliando sussidi sociali e i pagamenti di assistenza sociale che avevano fin qui mantenuto tranquilla la popolazione.

La verità? A metà strada

Foreign Policy ha invece paragonato la Russia ad “una famiglia a corto di soldi che finge che tutto vada bene mentre brucia silenziosamente i risparmi di emergenza”. Sull’Atlantic Council, Alexander Mertens, professore di finanza ed economia presso l’International Institute of Business di Kiev si è spinto addirittura oltre, scrivendo che la Russia sarà comunque spacciata indipendentemente dal proseguimento o meno della guerra in Ucraina.

Eppure, lo stesso Mertens sostiene che l’attuale stato dell’economia russa sia tutt’altro che critico, pur ponendo Putin di fronte ad un dilemma. Il 22 ottobre, intanto, il Fondo Monetario Internazionale (FMI) ha pubblicato l’ultima edizione del suo World Economic Outlook.

Pubblicato due volte l’anno, il rapporto di ottobre ha confermato che l’organizzazione prevede che l’economia russa crescerà del 3,6%, in aumento rispetto all’espansione del 3,2% dichiarata nell’edizione precedente pubblicata ad aprile. Si tratta di una crescita maggiore rispetto a quella di Stati Uniti (2,8%), Germania (0%), Francia (1,1%) e Regno Unito (1,1%).