Proteste Hong Kong: muore uno studente manifestante. Cosa sta succedendo?

Proteste Hong Kong: muore uno studente, prima vittima delle manifestazionni. Cosa sta succedendo?

Proteste Hong Kong: muore uno studente manifestante. Cosa sta succedendo?

Proteste Hong Kong: muore lo studente rimasto ferito durante le manifestazioni tra domenica e lunedì scorso. Cosa sta succedendo?.

In queste ore si infiamma di nuovo il clima nelle strade cittadine. Il giovane che ha perso la vita è la prima vittima ufficiale dopo questi complicati mesi di scontri.

Ancora tutta da chiarire la dinamica dell’incidente che ha causato la caduta del ragazzo da un parcheggio durante intense manifestazioni e scontri con la polizia alcune sere fa. Il giovane sarebbe caduto e svenuto.

La sua morte ha riacceso la rabbia dei più giovani, ancora in lotta contro la governatrice e per la democrazia e l’autonomia di Hong Kong.

Cosa significa questo lutto per le proteste ad Hong Kong? Cosa sta succedendo?

Proteste Hongk Kong: muore lo studente. Clima sempre più teso

La morte di Chow Tsz-lok, giovane di soli 22 anni, complica una vicenda, quella di Hong Kong, ancora lontana da una soluzione pacifica.

Mentre si cercano di chiarire le dinamiche dell’accaduto durante le manifestazioni di alcuni giorni fa, gli studenti si sono organizzati per nuovi st-in e proteste. La loro rabbia contro la polizia sta salendo. Già in questi mesi i metodi di intervento durante le manifestazioni sono stati piuttosto decisi e violenti da parte delle forze dell’ordine.

L’escalation verso la vera e propria guerriglia è iniziata con l’introduzione del divieto anti-maschera da parte dell’esecutivo.

La legge stabilisce che i trasgressori, ovvero i manifestanti che continueranno a coprirsi il volto per non essere identificati, verranno puniti con multe ed il carcere fino ad un anno. Sono previste delle attenuanti, in caso si indossi una maschera per motivi di salute, religiosi o per lavoro. Ammende e carcere scattano anche se il manifestante non segue l’ordine dell’agente di polizia di togliere la maschera per consentire il riconoscimento.

Il punto più controverso e pericoloso, però, è il metodo di applicazione della legge: l’apllicazione dello stato di emergenza. La decisione di Carrie Lam di attivare queste disposizioni speciali sta già avendo i suoi effetti sui manifestanti.

Migliaia di perosne sono subito sono scese in piazza migliaia di persone per contestare fortemente le leggi di emergenza, considerate un pericolo per una deriva autoritaria del potere governativo.

L’ultima volta che si è fatto ricorso a questa legge, che ha origine nel periodo coloniale è il 1967, in occasione del movimento di rivolta contro gli inglesi guidato dalla Cina di Mao.

Legge di emergenza: cosa succederà ad Hong Kong?

L’immediata applicazione del divieto anti-maschera è stata possibile grazie al ripristino delle leggi di emergenza. In questo modo, Carrie Lam può introdurre qualsiasi regolamento che ritenga opportuno per garantire la pubblica sicurezza, senza dover passare in Parlamento per la discussione e la votazione.

La gamma dei poteri disponibili è ampia e comprende la censura dei media, il controllo dei porti, la confisca di proprietà e ulteriori poteri di arresto, detenzione e espulsione per la Polizia.

Il governatore può anche autorizzare le ricerche senza mandato del tribunale e la censura e la soppressione delle comunicazioni.

Forte di questi poteri speciali, Carrie Lam ha già dichiarato che prenderà in considerazione la possibilità di adottare nuovi regolamenti in base alla legge di emergenza se la violenza continuerà ad intensificarsi.

In caso di mancato ripristino dell’ordine, il governo di Hong Kong ha ancora altre due opzioni estreme.

Applicando l’articolo 14 della Legge fondamentale - la mini-costituzione di Hong Kong - il governo locale può utilizzare le guarnigioni dell’Esercito popolare di liberazione in situazioni gravi di disordine pubblico.

L’altra opzione è l’articolo 18, che consente al Comitato permanente del Congresso nazionale cinese di dichiarare uno stato di guerra o uno stato di emergenza. A quel punto, Pechino può emanare qualsiasi legge per fronteggiare la crisi di Hong Kong.

L’altra strada che rimane aperta è la concessione di alcune richieste ai manifestanti. Ma questa via non sembra prevalere al momento.

Perché la protesta di Hong Kong continua?

Le manifestazioni di protesta ad Hong Kong sono iniziate il 31 marzo 2019 e continuano ancora oggi dopo aver registrato un’intensificazione a giugno e in estate, quando sono scese in strada migliaia di persone contro la legge sull’estrazione verso Paesi nei quali non c’è accordo di estradizione.

L’allarme dei cittadini è scattato proprio perché la legge consentirebbe le estradizioni verso la Cina, causando probabili violazioni dei diritti umani e ritorsioni sui dissidenti politici cinesi che ad oggi si sono rifugiati ad Hong Kong, anche se i reati politici non erano compresi nel provvedimento. In generale, la legge è stata vista come un segnale delle politica di potenza della Cina.

Nonostante il ritiro dell’emendamento da parte di Carrie Lam, la tensione è rimasta molto alta - anche a seguito dell’eccessiva repressione della polizia - e questo fa capire perché la protesta potrebbe continuare.

Hong Kong si prepara al 2047, data cruciale nella quale non godrà più delle concessioni di autonomia in ambito politico, economico ed istituzionali rispetto al resto della Cina. E questo spaventa i cittadini, soprattutto in considerazione della politica pro-cinese di Carrie Lam.

La protesta, quindi, continua e chiede le dimissioni della governatrice.

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Argomenti:

Hong Kong Cina

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