La prostituzione è reato in Italia? Ecco cosa si rischia e cosa dice la legge

Anna Maria D’Andrea

8 Marzo 2017 - 15:09

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La prostituzione in Italia, è reato o può considerarsi una pratica legale? Ecco cosa dice la legge e cosa si rischia.

La prostituzione è reato oppure si tratta di un’attività legale? Non sono pochi i casi in cui capita di imbattersi in persone che si chiedono se esista una legge volta a disciplinare la pratica della prostituzione in Italia.

Il tema è da sempre attuale: dopo l’entrata in vigore della legge Merlin che ha disposto la chiusura delle case d’appuntamento sono anni che da più schieramenti arriva la proposta di una legge sulla prostituzione in Italia. Come sempre accade, però, quando si affrontano certe tematiche è molto frequente la possibilità di imbattersi in idee bigotte che riflettono molto lontanamente quello che è lo stato attuale delle cose.

Per chi si chiede se la prostituzione in Italia è reato è fin da subito necessario chiarire che la legge la considera un’attività legale, pur ovviamente sottolineando quali sono i casi in cui si rischia di commettere un illecito e di essere puniti. Viene ritenuta sempre illegale la prostituzione minorile.

Nonostante non esista nella normativa italiana uno specifico reato di prostituzione è ad oggi difficile ipotizzare che la proposta di regolamentarne l’attività venga affrontata a livello istituzionale, nonostante siano stati presentati negli anni diversi disegni di legge sulla prostituzione, con la Lega Nord come prima portavoce dell’istanza.

In attesa che a livello politico e culturale venga recepita la necessità di regolamentare la prostituzione in Italia, cerchiamo di fare un po’ di chiarezza. Quando la prostituzione è reato e quando invece è legale? Ecco cosa dice la legge.

La prostituzione in Italia è reato? Ecco cosa si rischia e cosa dice la legge

Che la prostituzione sia un reato sono in tanti a pensalo, erroneamente. In Italia non esiste alcuna legge dove viene reputato illegale esercitare l’attività di prostituzione o scegliere di trascorrere il proprio tempo con una prostituta, eccetto che nei casi di sfruttamento della prostituzione minorile, pratica che secondo quanto disposto dall’art. 600 bis del Codice Penale è punita con la reclusione da sei a dodici anni e con la multa da euro 15.000 a euro 150.000.

Dai tempi dell’approvazione della legge Merlin, che nel 1958 stabilì la chiusura delle case d’appuntamento, si è sempre di più diffusa l’idea che, in via generale, la prostituzione in Italia è reato sempre punito dalla legge.

Ovviamente e come abbiamo già introdotto, anche in Italia sono in vigore leggi nate come conseguenza non tanto della prostituzione considerata come il “lavoro più vecchio del mondo”, quanto per contrastare interessi illegali di terzi. In Italia esiste il reato di sfruttamento della prostituzione, di induzione e di favoreggiamento.

Il reato di sfruttamento della prostituzione, disciplinato dalla legge Merlin n. 75 del 1958 stabilisce che è illegale approfittare dei proventi ottenuti dall’attività di prostituzione di terzi.

La giurisprudenza si è più volte espressa sul reato di favoreggiamento della prostituzione. Quali sono i casi in cui il cliente può essere accusato di favorire l’attività di meretricio? Nel 2000, con la sentenza n. 8345, la Cassazione ha stabilito che si commette reato in caso di “oggettivo aiuto all’esercizio del meretricio in quanto tale”, anche quindi qualora si metta in contatto un cliente con la prostituta.

Stessa interpretazione è da applicare nei confronti di albergatori che, consapevoli delle finalità della frequentazione abituale del luogo da parte della prostituta possono essere accusati di favoreggiamento.

Il cliente che, invece, riaccompagna la prostituta sul luogo in cui è solita esercitare la propria attività, non commette reato di favoreggiamento. Attenzione però: la prostituzione è reato in Italia qualora violi il pubblico pudore: no ad abiti succinti e ad atti osceni in luoghi in cui sono presenti minorenni.

Ecco quando è reato la prostituzione in Italia

Dopo aver constatato che, in via generale, la prostituzione non è considerata un reato in Italia, è bene tener conto di quali sono invece i casi in cui si rischia di essere puniti e di compiere quindi un atto illegale.

La prostituzione è reato quando il cliente e la prostituta compiono atti osceni in luoghi pubblici se in presenza di minorenni. No al reato indifferenziato in caso di atti osceni in luoghi pubblici, a seguito della depenalizzazione stabilita dal D.lgs. n. 7/2016 e n. 8/2016.

La prostituta vestita in modo succinto in luoghi esposti alla visione di minorenni può essere punita con sanzione amministrativa tra i 5.000 e i 10.000 euro.

In più è sempre bene ricordare che a seguito dell’entrata in vigore della Legge Merlin la prostituzione è reato qualora sia esercitata in case d’appuntamento, alberghi, locali o luoghi esplicitamente adibiti all’esercizio dell’attività.

La prostituzione in Italia è reato? Tra contraddizioni e proposte di regolamentazione

La prostituzione, come abbiamo visto, non è reato, almeno non in maniera indiscriminata. Oltre ai casi di favoreggiamento e sfruttamento ormai in Italia le prostitute non sono considerate come un particolare problema a livello sociale. La prostituzione per strada è ampiamente tollerata e, come richiesto dalla stessa Cassazione, con le sentenze n. 7076/2012 e 33160/2013, è necessario pensare ad una disciplina legislativa organica in grado di regolamentarne l’esercizio, anche a fini fiscali.

Per la Cassazione infatti la prostituzione, dal punto di vista fiscale, è assimilabile al lavoro autonomo se viene svolta in forma abituale, mentre rientra nella categoria dei “redditi diversi” se viene svolta, sempre autonomamente, ma in forma occasionale.

Nel corso degli anni sono state presentate diverse proposte di legge: tra le battaglie più note non si può non menzionare quelle della Lega Nord, che da tempo chiedono una legge sulla prostituzione a fini sia sanitari che, soprattutto fiscale. Attualmente però, oltre a riconoscere che la prostituzione non è reato, è difficile ipotizzare che ci sarà una legge, almeno non nel breve termine, per regolamentarne l’esercizio.

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