La proprietaria di un ristorante vegano si rifiuta di riscaldare un barattolo di omogeneizzato contenente carne

Ilena D’Errico

26/01/2026

Non scaldano l’omogeneizzato di carne per un piccolo cliente nel ristorante vegano e scoppia un caso. Ecco cosa c’è da sapere.

La proprietaria di un ristorante vegano si rifiuta di riscaldare un barattolo di omogeneizzato contenente carne

Un semplice pranzo al ristorante si è trasformato in un caso mediatico, il che ci stupisce solo moderatamente. Il rifiuto di scaldare un omogeneizzato di carne in un ristorante vegano di Casale Monferrato ha scatenato urla e proteste accalorate tra i tavoli, ma come se non bastasse la vicenda è esplosa sui media, arrivando in questi giorni anche all’estero. Spagnoli, francesi e tedeschi stanno esprimendo le proprie opinioni su quanto accaduto in provincia di Alessandria, anche perché il Comune è famoso per le sue specialità gastronomiche, che lo rendono una meta turistica piemontese molto ricercata.

Non dobbiamo però illuderci che siano le rinomate specialità monferrine a gonfiare l’interesse, che si deve in realtà a due temi caldi in tutta Europa: la dieta vegana e i bambini, ancora peggio se nello stesso dibattito. Al giorno d’oggi, entrambi gli argomenti sono capaci di suscitare fortissimi sentimenti di intolleranza, non importa da quale parte della barricata (che non avrebbe ragione d’esistere) si pongano le persone.

E così i ristoratori sono ricoperti da una pioggia di critiche da quando è stato scoperto l’accaduto, colpa di una recensione negativa, alleviate dal supporto dei clienti abituali. Anche i clienti, tuttavia, raccontano di essere stati presi di mira dopo che la proprietaria ha condiviso la propria versione dei fatti. Insomma, la situazione è evidentemente sfuggita di mano, ancora una volta.

Non scaldano l’omogeneizzato di carne nel ristorante vegano

Possiamo dare per assodati i fatti che combaciano nelle versioni dei clienti e della ristoratrice. Risaliamo al 31 dicembre, quando una comitiva di una decina di persone e qualche bambino ha pranzato presso il “Il Pangolino” di Casale Monferrato, un ristorante vegano. Una coppia ha chiesto di poter scaldare un omogeneizzato di carne per il pranzo del figlio, ma la titolare ha negato questa possibilità. Dopo uno scontro acceso, i clienti in questione hanno lasciato il ristorante, seguiti da alcuni ospiti dei tavoli vicino che hanno voluto mostrare loro la propria solidarietà.

A seconda del narratore, però, cambiano molto i dettagli. La titolare spiega di aver negato la richiesta per il rispetto della normativa Haccp e per un principio etico, ma dichiarando che sarebbe stata disposta a venire incontro alle esigenze del piccolo offrendo una ciotola con acqua calda. La ristoratrice sarebbe però stata insultata e aggredita verbalmente dai clienti, di conseguenza allontanati dal locale. Secondo gli ospiti, invece, sarebbe stato il padre stesso a proporre di scaldare l’omogeneizzato a bagnomaria venendo però colto dalle urla della proprietaria, così la comitiva avrebbe deciso spontaneamente di lasciare il locale.

La vicenda è stata comunque oggetto di una recensione negativa da parte di un ospite della comitiva, scatenando i social su di sé - a difesa del ristorante - e sulla proprietaria. Entrambi gli interessati hanno fornito le proprie versioni dei fatti in più sedi, anche con un’intervista al Corriere in cui la titolare ha dichiarato di aver acquistato delle pappe vegetali per evitare problemi simili.

Ma è legale?

Tralasciando la questione etica e tutto ciò che riguarda la sensibilità personale di ognuno, possiamo chiarire soltanto un aspetto: i ristoranti non devono e non possono introdurre alimenti esterni nelle proprie cucine per i rischi igienico-sanitari correlati. Non a caso, per esempio, quando si porta una torta di compleanno dall’esterno è necessario il consenso del locale oltre a specifici standard (articolo isolato, scontrino, lista ingredienti…). Per la stessa ragione i ristoranti vietano anche di consumare alimenti introdotti dall’esterno, potendo legittimamente prevedere regole interne per la tutela collettiva.

Nessun ristoratore è tenuto a scaldare pappe e similari, pertanto il diniego non è solo legittimo ma spesso pure doveroso, indipendentemente dal motivo specifico addotto. Chiaramente, valutazioni su possibili alternative da offrire o ricevere e modalità di scambio umano sono personali e specifiche. In questo caso, non possiamo sapere come siano andati davvero i fatti. Anche se la soluzione di scaldare a bagnomaria sembrerebbe un compromesso ragionevole, non è comunque un obbligo, a prescindere dal fatto che gli alimenti siano destinati a bambini.

Persino permettere loro di consumare alimenti provenienti da fuori non è doveroso, per quanto sia una comune prassi di buon senso, tant’è che il divieto può estendersi anche ai più piccoli, che sia per ragioni etiche o di altro genere. Naturalmente, i clienti sono altrettanto liberi di scegliere locali in linea con le proprie esigenze e magari apprezzare modalità più accomodanti verso i più piccoli. Non bisogna però confondere la possibilità di richiedere con la pretesa, perché in questo caso è infondata e rischia di rovinare un’esperienza altrimenti piacevole di convivialità.

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