Programma scuola Lega Nord: Mario Pittoni lo anticipa a Money.it

Simone Micocci

24/07/2017

24/07/2017 - 15:22

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Scuola, il programma politico della Lega Nord svelato da Mario Pittoni, responsabile federale Istruzione del carroccio. Duro attacco al Governo: “Renzi e il PD hanno sottovalutato la forza del mondo della scuola”.

Money.it ha intervistato Mario Pittoni, responsabile federale Istruzione della Lega Nord, autore della proposta del domicilio professionale degli insegnanti con il quale si spera di risolvere i problemi legati alla mobilità.

Un’intervista molto importante, perché per la prima volta Mario Pittoni ha parlato di quello che sarà il programma politico della Lega Nord per la scuola, anticipandone i contenuti.

1) Ringraziamo Mario Pittoni, responsabile federale Istruzione della Lega Nord, per aver accettato di rispondere alla nostra intervista. La prima domanda che vorremmo farle è la seguente: a che punto è la redazione del programma politico della Lega Nord sulla scuola? Può darci qualche anticipazione in merito ai contenuti?

Come anticipato alla convention di Piacenza, al primo punto c’è il superamento dei trasferimenti più o meno forzosi di insegnanti da una parte all’altra della Penisola. Il “domicilio professionale” consentirà di scegliere in totale libertà la regione dove proporsi, visto che gli stipendi attuali non consentono più di gestire trasferte di centinaia di chilometri da dove si hanno affetti e interessi.

Stiamo poi lavorando al “costo standard di sostenibilità” delle scuole che, stando ad alcuni studi, potrebbe liberare parecchi miliardi da reinvestire in qualità. Operazione, peraltro, da noi già avviata nel 2010 per l’università e attualmente a circa due terzi del percorso, con buoni risultati recentemente anche per diverse strutture del Sud. Una volta a regime, l’intero Fondo di finanziamento ordinario degli atenei (circa 7 miliardi) sarà distribuito con criteri per il 70% oggettivi (costi standard) e per il 30% premiali, come nei Paesi più avanzati.

Intendiamo pure rivedere l’accesso ai corsi universitari a numero programmato, che oggi avviene tramite test tutt’altro che affidabili. Riteniamo vada garantita una chance a tutti i candidati, scremandoli dopo un certo periodo (un anno?) in base a un adeguato numero di esami da superare. I migliori dovranno poter scegliere il corso di laurea d’interesse, fino all’esaurimento dei posti. In altre nazioni come la Francia è già così: la selezione per Medicina avviene dopo il primo anno di università e un breve tirocinio in ospedale.

3) A proposito del programma della Lega Nord per la scuola, lei da diversi anni ha individuato una soluzione al problema della mobilità: il domicilio professionale per gli insegnanti. Come da lei spiegato, si tratta di trasformare i concorsi da scala nazionale a regionale, lasciando libertà di scelta ai docenti su dove svolgere la propria carriera. Si innescherà così un meccanismo virtuoso ispirato ai principi del federalismo. Vuole spiegarci meglio in cosa consiste questo progetto e in che modo risolverà i problemi legati ai trasferimenti?

Vi sono realtà dove le famiglie minacciano il trasferimento dei figli in altro istituto per i troppi avvicendamenti di docenti. Con la “Buona scuola” il valzer delle cattedre è triplicato.

Nel 2016 250 mila insegnanti, quasi un terzo dell’intero corpo docente, si sono spostati, mettendo in difficoltà 2 milioni e mezzo di studenti (meno continuità didattica si traduce in più fallimenti scolastici). Prima del nostro disegno di legge, i progetti di regionalizzazione si arenavano sul riferimento alla residenza: qualcuno poteva essere tentato di porre il dubbio di costituzionalità.

L’abbiamo allora sostituita con il “domicilio professionale” di ispirazione europea, che è indipendente dalla residenza. Si può infatti eleggere nella regione preferita in assoluta libertà e rappresenta pur sempre una scelta di vita e un primo fattore di equilibrio. Una volta chiarito che in ambito regionale il confronto sarà a pari condizioni, il candidato orienterà la valutazione di dove concorrere, anche sulla base del proprio grado di preparazione in rapporto alla qualità media degli altri iscritti e dei posti disponibili, innescando un meccanismo virtuoso ispirato – appunto - ai principi del federalismo.

3) Ci sembra di capire che con la sua proposta si verrebbero a creare delle nuove graduatorie regionali. Ma dal momento che la maggior parte degli insegnanti italiani ha origini meridionali, non crede che nelle regioni del Nord Italia ci possano essere meno iscritti rispetto ai posti disponibili?

Come ho spiegato, il meccanismo tende a compensarsi da solo. Senza bisogno di forzature, che raramente risultano efficaci. Mette infatti in “competizione” gli aspiranti all’insegnamento iscritti ai vari albi regionali, spingendoli a migliorarsi.

Porto sempre l’esempio del candidato bravo in una regione dove i bravi sono tanti, che sarà tentato di iscriversi nella regione vicina che magari ha meno bravi e offre più opportunità di lavoro. Gli iscritti nell’altra regione avranno tutto l’interesse a darsi da fare per crescere professionalmente e non farsi “soffiare” la cattedra.

4) Mettiamo un attimo da parte il futuro e pensiamo al presente. Qual è secondo lei il motivo principale della rottura tra Governo e personale scolastico, emersa chiaramente con il voto referendario del 4 dicembre scorso?

Renzi e Pd hanno sottovalutato la forza del mondo della scuola, prendendolo letteralmente in giro con finti coinvolgimenti, roboanti promesse mai mantenute e miliardi “fantasma”, come confermato dal DEF (Documento di Economia e Finanza). Sono errori che si pagano...

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