Mo.S.E.: un miliardo e mezzo mancante. Dove è finito?

Il Mo.S.E. da un costo iniziale di €1.600 milioni ai €5.493 milioni di oggi. Dalla documentazione invece emerge un costo di €6.992 milioni. Secondo un’analisi della documentazione fatta da un imprenditore, i soldi spesi ammontano a €4 miliardi.

Mo.S.E.: un miliardo e mezzo mancante. Dove è finito?

Un Mo.S.E. con cantieri fermi da un anno. Assenza di analisi tecniche da parte di esperti «terzi» per comprendere se gli aspetti tecnici per i quali persistono tuttora dubbi di funzionalità, sicurezza e costi futuri da manutenzione, possono incidere sulla efficienza del Mo.S.E.

Il progetto del Comune di Venezia a paratie a gravità costava un miliardo di euro e utilizzava tecnologie sperimentate. Il Progetto del Mo.S.E.non tiene conto degli incrementi di altezza delle acque, come determinato da IPCC. La barriera mobile «Maeslantkering Barrier» a protezione del Porto di Rotterdam è costato 450 milioni di euro a fine anni 90. A Venezia sarebbero state sufficienti 4 delle barriere olandesi con costo equivalente alle risorse iniziali possedute per i Mo.S.E.

La vicenda

La vicenda del Mo.S.E. è utile rievocarla soprattutto oggi che si parla di concessioni, appalti, lievitazioni di costi, assenza di approfondimenti sulle soluzioni proposte e soprattutto sulle soluzioni alternative, analisi dei costi e dei benefici. Un Mo.S.E. i cui cantieri sono fermi da più di un anno: fessurazione dei cassoni in calcestruzzo, corrosione, tenuta dei materiali, utilizzo improprio dei soldi pubblici.

Un Mo.S.E. che il 4 giugno 2014 portò a clamorosi arresti per tangenti. Trenta sono gli anni della concessione unica affidata dallo Stato al Consorzio Venezia Nuova che ha agito indisturbato. Un Consorzio che progetta, studia, realizza e controlla se stesso (sic!!). Un progetto con costo indicato a “prezzo chiuso” pari a 5 miliardi e 493 milioni, ma che risultano dal bilancio del Consorzio inscritte opere per 6 miliardi e 992 milioni.

Nessun confronto tra progetti diversi, lievitazione enorme dei costi rispetto al costo iniziale pari a 1,6 mld. Qualcuno ha definito il Mo.S.E. una grande rubinetteria fallita, caratterizzata da affarismo, collusione di una parte della comunità scientifica. Il sistema Mo.S.E, è il modello sperimentato per tutte le cosiddette opere prioritarie (ieri strategiche) strade, autostrade, tav, aeroporti addirittura ospedali.

Il grande business facile delle concessioni a grandi imprese di costruzioni e il modello del concessionario unico rappresentato dal Consorzio Venezia Nuova. Ha svolto una funzione da pioniere. In questo modello di apripista sono stati coinvolti dirigenti regionali, ministeriali, finanzieri, un generale, centri di ricerca, università coinvolte da imprese.

Lo strumento usato? Consulenze, collaudi, direzione lavori, la pratica delle cosiddette porte girevole pubblico/privato. Strumenti, questi ultimi, che sono diventati le regole non scritte, una sorta di Costituzione materiale nella disciplina dei rapporti Stato Impresa. La Concessione Unica ha consentito a un solo operatore privato di disporre per legge di tutte le risorse che lo Stato trasferiva per la salvaguardia di Venezia.

Un Consorzio che decide autonomamente l’architettura di sistema e le soluzioni tecnologiche da utilizzare nell’opera. Come appare simile nell’oggi la decisione da parte del concessionario TAV per la Brescia/Verona di posporre il parere del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici riguardante sismicità e sicurezza idraulica al progetto esecutivo!

A cantiere Mo.S.E. fermo, nessun livello politico si interroga su: a) il progetto sarà efficace per non avere più il problema delle acque alte?; b) c’erano progetti alternativi al Mo.S.E. più funzionali, sicuri, a minor costi, impatti e minori tempi di messa in opera?; c) deve essere comunque completato il progetto del Consorzio come se nulla fosse successo?; d) corrisponde a verità ,che dall’analisi dei documenti risulta un costo di 4,5 mld di euro? (Corriere del Veneto; Venezia e Mestre del 23 agosto 2018). La differenza di circa un miliardo e mezzo rispetto al costo di 5,49 e molto di più rispetto ai circa 7 mld dei documenti è giustificata? Da chi verificata?; e) perché non esiste ancora un piano di bacino idrogeologico delle acque?; f) dove sono finiti i 266 milioni di euro di interventi ambientali richiesti dalla UE per accantonare la procedura di infrazione sui cantieri Mo.S.E.?.

Mo.S.E., che semplificando è un meccanismo formato da quattro sbarramenti con paratoie elettromeccaniche a spinta di galleggiamento, incernierate al fondale delle bocche di porto della laguna di Venezia. In buona sostanza un meccanismo che fa seguito alla riduzione a una questione idraulica del grande problema di tutela e preservazione dell’ecosistema della Laguna. Oggi il Consorzio Venezia Nuova è stato commissariato dal Prefetto di Roma su sollecitazione di ANAC.

Rispondendo alla domanda che ci siamo posti se funziona possiamo dire che si sono già manifestate alcune criticità progettuali o difetti di costruzione del sistema. Di certo si può dire che i criteri di gradualità, speri mentalità e reversibilità del progetto previsti dalla Legge Speciale sono stati disattesi. Inoltre nel decreto di commissariamento c’è scritto che il Consorzio ha esercitato una illecita ingerenza “negli atti di gestione del soggetto controllante ( Magistrato alle Acque)”.

Quindi le autorizzazioni ottenute sono valide senza una seria verifica che dovrebbe avvenire oggi? Esistevano alternative al Mo.S.E? Una soluzione sperimentata e di minore costo era quella delle paratoie ad arco già sperimentata dagli olandesi e anche a difesa di San Pietroburgo. Esisteva anche una proposta alternativa presentata dal Comune di Venezia nel 2006, la “Paratoia a Gravità”. Costava molto di meno, 1 miliardo, basato anch’esso sulle paratie mobili, non presentava criticità funzionali era fondata su mature tecnologie navali.

La ragione della sua bocciatura? Argomentazioni tecnicamente fuorvianti e, ieri come oggi per le grandi opere, la spada di Damocle delle penali rilevantissime nella ipotesi di annullamento del progetto. Una costosissima opera, con costi di manutenzione quantificati in 110 milioni di euro l’anno, elaborata senza tener conto dell’aumento del livello medio del mare per effetto del riscaldamento globale (IPCC) e la subsidenza dovrebbe indurre il ministero delle infrastrutture, le commissioni parlamentari a fare verificare da qualificatissimi esperti “terzi” i problemi tecnici che destano dubbi sulla efficienza, funzionalità, sicurezza e costi del Mo.S.E..

Una prova di riappropriazione non solo della legalità vulnerata ma per i veneziani della “coscienza dei luoghi” come diceva un grande professore di pianificazione territoriale.

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