Profitti record, ma non basta. Il piano segreto di Samsung per dominare l’era dell’IA

Federico Giuliani

22 Gennaio 2026 - 08:49

Samsung punta su acquisizioni e investimenti per recuperare terreno nella corsa all’IA. Il boom dei chip spinge profitti record ma accentua tensioni e colli di bottiglia nella filiera

Profitti record, ma non basta. Il piano segreto di Samsung per dominare l’era dell’IA

Samsung è tornata al centro della corsa globale all’intelligenza artificiale. Il suo rilancio, se così può essere definito, passa attraverso una strategia che combina investimenti industriali, manovre finanziarie e una rinnovata aggressività sul fronte delle acquisizioni.

Dopo anni di esitazioni e qualche passo falso nella corsa ai chip di memoria avanzati, il colosso sudcoreano sta adesso cercando di recuperare terreno in un momento in cui la domanda di semiconduttori per l’IA sta ridefinendo gli equilibri dell’intero settore tecnologico globale.

La posta in palio è altissima: difendere considerevoli quote di mercato, ma anche preservare il ruolo di Samsung come fornitore chiave dell’infrastruttura su cui si reggerà l’economia digitale dei prossimi decenni.

Il contesto è quello di un “superciclo” dei semiconduttori alimentato dall’esplosione dei data center e dalla fame di memoria dei modelli di IA, che ha già riportato utili e valutazioni ai massimi storici. Ebbene, come ha spiegato il Financial Times, per affrontare questa fase Samsung ha deciso di tornare con decisione sul terreno delle fusioni e acquisizioni.

A quasi dieci anni dall’acquisto di Harman, che aveva segnato l’ingresso del gruppo nell’elettronica per l’automotive, la società ha creato una vera e propria unità dedicata all’M&A, affidandola a manager di lungo corso.

Samsung volta pagina

L’obiettivo di Samsung? Colmare rapidamente i ritardi accumulati in settori cruciali come i chip di memoria avanzata, il design dei semiconduttori, il software e le applicazioni dell’intelligenza artificiale.

La pressione degli investitori, ha sottolineato ancora lo stesso FT, è del resto aumentata con il crescere delle riserve di liquidità del gruppo, che superano i 100mila miliardi di won, e con la percezione che il tempo per recuperare il vantaggio tecnologico non sia infinito.

Negli ultimi mesi Samsung ha concluso diverse operazioni mirate, dalla climatizzazione per data center alla sanità digitale e alla robotica, ma senza quell’“effetto trasformativo” che molti azionisti auspicavano. Il dibattito interno ed esterno al gruppo resta aperto: da un lato c’è chi vede nelle grandi acquisizioni l’unico modo per accelerare nell’era dell’IA, seguendo il modello delle Big Tech statunitensi; dall’altro, analisti e fondi sottolineano i rischi legati all’integrazione post-acquisizione e a valutazioni sempre più elevate.

Di pari passo la leadership di Lee Jae Yong, rafforzata dalla chiusura delle vicende giudiziarie che per anni hanno frenato le decisioni strategiche, sta cercando di imprimere un cambio di passo anche attraverso alleanze e partnership con i protagonisti globali dell’ecosistema IA, da Nvidia a OpenAI.

Profitti record e colli di bottiglia

Il cambio di strategia arriva in un momento favorevole sul fronte dei conti. Samsung ha recentemente previsto utili trimestrali record, segnando una netta inversione di tendenza rispetto alle difficoltà del passato recente.

L’aumento dei prezzi dei chip di memoria, spinto dalla scarsità di offerta e dalla concentrazione dell’industria sull’hardware per l’IA, ha permesso al gruppo di beneficiare pienamente del boom in corso. Le azioni hanno registrato uno dei migliori rialzi degli ultimi decenni e l’intero mercato sudcoreano ha tratto vantaggio dal ruolo centrale del Paese nella catena globale dei semiconduttori. Tuttavia, dietro i numeri positivi si nascondono tensioni strutturali.

La domanda di chip – non solo di HBM per l’IA, ma anche di memorie “tradizionali” utilizzate in smartphone, automobili ed elettrodomestici – continua a superare l’offerta. Questo crea un paradosso per Samsung: mentre il segmento dei semiconduttori traina gli utili, l’aumento dei costi mette sotto pressione altre divisioni storiche del gruppo. Inoltre, molti analisti avvertono che l’attuale scarsità potrebbe protrarsi fino alla fine del decennio, perché l’espansione della capacità produttiva richiede investimenti enormi e tempi lunghi.

In questo scenario, la vera sfida per Samsung non è solo cavalcare il ciclo favorevole, ma trasformarlo in un vantaggio strutturale duraturo. Alcuni osservatori ritengono che, più delle acquisizioni, saranno decisivi i piani di investimento in nuovi impianti e tecnologie produttive, necessari per sostenere la domanda futura e difendere la leadership nei chip di memoria. Altri sottolineano che senza un rafforzamento nelle aree a più alto valore aggiunto – software, progettazione e integrazione dei sistemi di IA – il gruppo rischia di restare esposto a cicli sempre più volatili.