Processo di Norimberga: cos’è e perché Zelenskyj lo vorrebbe per Putin

Giorgia Bonamoneta

06/04/2022

07/04/2022 - 17:00

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Putin dovrebbe essere processato per crimini di guerra come i nazisti a Norimberga. Queste le parole di Zelenskyj all’Onu, ma cosa significa e cosa c’entra Putin con il processo di Norimberga?

Processo di Norimberga: cos'è e perché Zelenskyj lo vorrebbe per Putin

Il processo di Norimberga si pose in netta contrapposizione a tutto ciò che il nazismo aveva rappresentato in tempo di guerra: crimini contro la pace e crimini contro l’umanità. I vincitori intavolarono un vero processo - non una mera vendetta - contro chi era stato responsabile della guerra e aveva imbastito la “macchina di morte” nazista.

Con processo di Norimberga non si intende però un singolo processo, ma la serie di processi contro gli esponenti dell’élite del nazismo, che si svolsero dal 1945 al 1949.

Non è un caso che si torni a parlare del processo di Norimberga durante il conflitto tra Russia e Ucraina. Fin dall’inizio il rapporto tra Vladimir Putin e Volodymyr Zelenskyj si è basato sulla retorica della Seconda guerra mondiale, con riferimenti più che espliciti al nazismo, come la motivazione stessa della cosiddetta “operazione militare speciale” per la denazificazione dell’Ucraina.

Le immagini dei crimini commessi in Ucraina fanno il giro del mondo ogni giorno, quasi come se l’Occidente non ne avesse mai abbastanza. Le foto dei cadaveri di civili per le strade di Bucha hanno rappresentato un punto di svolta. Non perché siano i primi cadaveri civili o perché ospedali e rifugi distrutti non facessero lo stesso effetto, ma perché questi corpi sono stati ri-scoperti. Erano stati lasciati indietro. I cadaveri di Bucha raccontano, insieme alle testimonianze di chi è sopravvissuto, un guerra senza limiti.

Il Cremlino nega i fatti di Bucha, come nega ogni altro coinvolgimento in azioni criminali nella guerra in Ucraina - come se la stessa invasione non fosse un crimine contro la pace - e lo fa con la consapevolezza che tutti sanno qual è la verità. Nessuna teoria del complotto, video falso o manichino depositato in strada può nascondere quello che per settimane è rimasto sotto il cielo. Casca, o è messa in forte dubbio, anche la narrazione dei giovani soldati russi che non sanno cosa sono andati a fare in Ucraina. Quei crimini a Bucha potevano essere evitati.

Con le immagini di Bucha Zelenskyj ha concluso il suo intervento all’Assemblea delle Nazioni Unite, criticando aspramente la stessa esistenza dell’Onu, non capace di impedire che simili crimini avvengano. Per questo ha chiesto che Vladimir Putin e la sua cerchia decisionale vengano processati come i nazisti a Norimberga.

Cos’è il processo di Norimberga: la definizione del concetto di crimine di guerra

Il 30 ottobre 1943 sul fronte orientale, dopo il massacro di Stalingrado, le truppe tedesche perdono sempre più terreno sotto l’avanzata delle armate sovietiche. A sud la battaglia è persa e da diversi mesi gli alleati sono sbarcati in Sicilia per iniziare l’avanzata di liberazione dell’Italia. In questo scenario, con la consapevolezza che la fine della guerra era ormai vicina, gli alleati si riuniscono per decidere il futuro dell’Europa e la questione dei crimini commessi durante il conflitto da parte dei tedeschi.

Il processo di Norimberga mise sotto accusa gli esponenti nazisti e gli enti tedeschi ritenuti responsabili di crimini contro la pace e l’umanità. Il primo si tenne il 20 novembre del 1945, con 22 imputati e sei organizzazioni alla sbarra. I reati di cui erano accusati furono: crimini contro la pace, crimini di guerra e crimini contro l’umanità. Tra gli imputati si contavano ventiquattro gerarchi nazisti (due suicidati prima del processo), ovvero il vertice del Terzo Reich, al quale mancavano però testa, bocca e braccio, rispettivamente Adolf Hitler, il ministro della Propaganda Joseph Goebbels e il capo delle SS Heinrich Himmler , che si erano suicidati.

Prima del processo di Norimberga il concetto di “crimine di guerra” non esisteva. Esisteva però una risoluzione votata all’unanimità da una proto-Onu, risalente al 1938. In questa si leggeva che gli attacchi aerei su obiettivi non militari, cioè civili, erano illegali. Ciò che successe dal 1939 va oltre la concezione di crimini di guerra, cioè gli effetti collaterali di un bombardamento. Il processo a Norimberga e il riconoscimento dello stato di civile servirono a mettere dei paletti, dei limiti, anche se l’essere umano quei limiti li ha più volte valicati.

I processi ai vinti e non ai vincitori: perché non ci fu una Norimberga anche per la boma nucleare

Porsi la domanda non è scontato, soprattutto perché se si dovesse decidere di processare Putin per crimini di guerra, la propaganda filo putiniana si muoverà proprio in questa direzione. “E allora gli Stati Uniti?” sarà un mantra. Partendo dal presupposto che chiunque abbia commesso dei crimini vada punito in maniera consona, è anche vero che dalla legge “chi vince amministra” non si scappa.

La fine della Seconda guerra mondiale ha lasciato il mondo in uno stato di profondo disordine, fatto di fame e distruzione. Il processo ai vincitori avrebbe impedito a tutti di rimettersi in piedi in tempi brevi. “È la logica dell’impunità”, dice Carla Del Ponte, ex procuratore capo dei tribunali dell’ONU per i crimini di guerra nell’ex Jugoslavia e in Ruanda. La priorità nel post guerra fu la pace e non la giustizia. Così i civili giapponesi uccisi da due bombe nucleari e quelli rifugiati nella città aperta di Dresda non hanno mai ottenuto giustizia.

Zelenskyj chiede una Norimberga per i crimini di Putin: quanto è (o non è) fattibile

Nella guerra in Ucraina non ci sono ancora vinti e vincitori e la fine dello scontro è difficile da inquadrare. Nel frattempo le organizzazioni internazionali non perdono tempo, come la Corte penale internazionale che ha annunciato l’inizio dell’indagine per crimini di guerra e crimini contro l’umanità ai danni di civili ucraini.

Incriminare Putin potrebbe non essere la parte più difficile. La raccolta di prove, tra cui le milioni di testimonianze riportate dai civili in fuga nei Paesi confinanti, è facilitata dalla tecnologia. Le immagini, foto e video, di Mariupol, Irpin e Bucha hanno invaso internet, ma per produrre delle prove valide in un processo si deve trovare il colpevole e provare che i crimini siano intenzionali. Corpi legati, bruciati e violentati non lasciano molto dubbio sul genere di crimine intenzionale, ma al momento sembra davvero utopistico vedere Putin in un’aula di tribunale.

Quando Joe Biden ha definito Vladimir Putin un “criminale di guerra” lo ha fatto con l’intenzione non di insultarlo, ma di dichiararlo primo imputato di un processo che potrebbe avere le sembianze di quello di Norimberga. Zelenskyj se lo augura, tanto da proporlo all’Assemblea delle Nazioni Uniti. Lo ha fatto con parole dure, senza la prudenza che i leader coinvolti nella realpolitik, fatta di scambi commerciali e interessi nazionali, hanno dimostrato nei confronti del leader russo.

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