Tra un mese entrerà in vigore il price cap. Il tanto atteso tetto al prezzo del gas, dopo quasi un anno di trattative tra i Paesi membri dell’Ue, sarà finalmente realtà. Gli effetti, ancor prima del suo avvio e di un suo eventuale utilizzo, sono già evidenti, con il metano al Ttf di Amsterdam da settimane sotto i 100 euro al megawattora e addirittura nelle ultime due sotto la soglia degli 80. Tutto questo a fine gennaio dovrebbe produrre una discesa importante del costo del gas in bolletta.
Insomma, un calmieramento di rilievo rispetto alle fiammate dei mesi scorsi, ad esempio ad agosto, quando si erano sfiorati i 350 euro al megawattora, con conseguenze pesanti per i cittadini europei. Decisivo per il via libera del tetto è stato l’ok della Germania, da sempre ago della bilancia delle decisioni comunitarie. Ora, però, emerge che in cambio del sofferto voto a favore del cap, Berlino avrebbe ottenuto qualcosa.
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Non solo, un documento finora segreto dimostra come Ursula von der Leyen nel marzo del 2022 subì pressioni da parte di aziende europee per non dare spazio alla richiesta italiana, dell’allora governo Draghi, di imporre subito un tetto al prezzo del gas, con i prezzi che si erano impennati dopo lo scoppio della guerra in Ucraina.
Price cap, cosa ha ottenuto la Germania in cambio dell’ok
Come rivela l’agenzia di stampa Euractive, la Germania avrebbe accettato il price cap, con limite sul prezzo alle importazioni di gas nell’Ue in cambio di misure ad hoc. Insomma, un intervento straordinario, gradito a Berlino, per limitare le valutazioni di impatto ambientale e poter rendere più efficaci e capillari le reti elettriche limitando la burocrazia.
Un modo per il governo di Olaf Scholz, ma anche per altri esecutivi, come quello olandese (anch’esso scettico sul tetto al prezzo del gas, per usare un eufemismo), per implementare le energie rinnovabili e l’elettrificazione dei consumi. La Germania teme infatti possibili ripercussioni del price cap sulle sue forniture di metano: insomma, che la soglia massima possa limitare la possibilità delle sue aziende di trovare gas sul mercato globale, ora che Mosca ha praticamente chiuso i rubinetti.
Insieme all’istituzione del price cap, i 27 Stati membri hanno quindi dato il via libera alla proposta della Commissione Ue per accelerare sulle rinnovabili e le reti elettriche, rivedendo le norme comunitarie sui processi autorizzativi. Insomma, si potrà evitare di ricevere la valutazione d’impatto ambientale, velocizzando molto la messa a terra delle reti e delle infrastrutture energetiche green.
Il nuovo regolamento Ue su rinnovabili ed energia elettrica
Fonti diplomatiche europee, con la conferma del portavoce del ministero tedesco dell’Economia e del Clima, hanno rivelato a Euractive che il ministro tedesco Robert Habeck riteneva fondamentale questa modifica per dare il via libera all’accordo.
L’effetto diretto sarà infatti una rapida espansione delle rete elettrica in Germania, superando le resistenze di agricoltori e associazioni locali che negli ultimi tempi hanno hanno bloccato l’installazione di nuove linee elettriche nel Sud del Paese. Entro qualche mese, infatti, il governo federale dovrebbe far entrare in vigore una legge per rafforzare il corridoio elettrico che unisce il Nord e il Sud della Germania ed evitando le valutazioni di impatto ambientale i blocchi locali potrebbero essere aggirati.
Per ottenere più rapidamente il permesso, però, il regolamento europeo prevede che l’area deve essere dichiarata come dedicata alle rinnovabili o necessaria ad integrarle nel sistema elettrico. Se poi c’è un impatto sulla fauna locale, le autorità nazionali devono garantire che l’operatore di rete paghi per finanziare dei programmi di protezione delle specie colpite.
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Questo per venire in parte in contro ai gruppi ambientalisti che hanno protestato per la presunta messa in pericolo di alcuni animali e della biodiversità. Le stesse associazioni, comunque, parlano di una cancellazione dannosa delle leggi sulla protezione animale, dicendo che si potevano velocizzare i processi migliorando pianificazione e capacità amministrativa.
Gas, trattativa segreta Von der Leyen-aziende energetiche?
Non solo Scholz e i suoi ministri, anche su un’altra politica tedesca emerge un retroscena, ancora più d’interesse collettivo, visto che si tratta della presidente della Commissione Ue Von der Leyen.
L’Adnkronos ha ottenuto con una richiesta di accesso agli atti, un documento che riferisce del dibattito tra la numero uno dell’esecutivo comunitario e le principali aziende energetiche europee a marzo 2022, un mese dopo l’invasione dell’Ucraina. L’incontro era noto, non altrettanto i suoi contenuti.
Erano presenti i ceo o i dirigenti di Shell, British Petroleum, Total, E.On, Vattenfall, Ert e anche Eni (con l’italiano Claudio Descalzi). Quel giorno la maggioranza delle aziende espresse preoccupazione e perplessità rispetto alla proposta italiana, che sarebbe arrivata ufficialmente nelle ore successive, di un price cap generalizzato sul gas. Il tetto sarebbe stato “problematico in termini di sicurezza degli approvvigionamenti e per la promozione di arbitraggi commerciali”.
Le reticenze della Commissione Ue sul price cap
La maggior parte dei manager avrebbe quindi messo in guardia Von der Leyen dall’interferire con i meccanismi di mercato, suggerendo invece di ridurre la domanda dei cittadini e delle imprese (risparmiando energia) e ricordando, senza alcuna valutazione positiva in merito, che l’incertezza sul prezzo poteva anche essere gestita eliminando “la minaccia delle sanzioni” contro la Russia.
Nella conferenza si sarebbe quindi deciso di creare un gruppo di lavoro con esperti dell’industria energetica per valutare la fattibilità delle misure europee e discutere di soluzioni alternative. Nei mesi successivi la Commissione Ue ha espresso perplessità sul price cap, mostrandosi sensibile a quei suggerimenti. D’altronde Von der Leyen ha avuto negli anni della sua presidenza, in maniera del tutto lecita, ripetuti incontri con importanti industriali di Ert, Air Liquide, Siemens e Volvo.
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Poi, dopo i picchi del prezzo del gas ad agosto e il pressing di Italia, Francia, Spagna e Belgio, a settembre è arrivata l’apertura della Commissione, con l’annuncio della stessa Von der Leyen. In ogni caso, al momento della prima proposta, fu messo sul tavolo un price cap a 275 euro al megawattora: una soglia così alta da renderlo, secondo gli esperti interpellati da Money.it, Davide Chiaroni e Massimo Nicolazzi, “inefficace”.
Bollette gas e luce, il boom del 2022 poteva essere evitato?
Teresa Ribera, ministra spagnola dell’Energia, disse senza mezzi termini che era uno “scherzo di cattivo gusto”. Quindi la lunga trattativa tra novembre e dicembre e alla fine l’accordo sofferto con soglia a 180 euro al megawattora. Che il pressing della Germania e di molte compagnie energetiche europee nel 2022 su Von der Leyen sia stato decisivo per allungare i tempi, facendo nel frattempo schizzare sempre più in alto le bollette di gas e luce? Il dubbio, stando a questi retroscena, potrebbe essere legittimo.