Petrolio corre dopo accordo OPEC+, ma la crisi è davvero passata?

Cristiana Gagliarducci

8 Giugno 2020 - 07:34

8 Giugno 2020 - 08:10

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Il prezzo del petrolio festeggia l’accordo trovato dall’OEPC+. E adesso?

Petrolio corre dopo accordo OPEC+, ma la crisi è davvero passata?

Il prezzo del petrolio ha messo a segno ottime performance in seguito all’accordo trovato dall’OPEC+.

Dopo intere giornate di discussioni sulla possibile cancellazione del meeting, i Paesi produttori interni ed esterni al Cartello hanno scelto di riunirsi sabato 6 giugno e hanno concordato l’estensione dei tagli alla produzione decisi nel mese di aprile per arginare il collasso del mercato.

I dettagli dell’accordo OPEC+ hanno entusiasmato il prezzo del petrolio a tal punto da permettere alla quotazione del WTI di sfondare persino i $40 al barile. Gli elementi e i fattori da monitorare, però, saranno ancora diversi.

Prezzo del petrolio: cosa prevede davvero accordo OPEC+

A metà aprile i Paesi produttori hanno scelto di ridurre la produzione di greggio di 9,7 milioni di barili nel periodo compreso tra il 1° maggio e il 1° luglio.

L’entrata in vigore dei tagli e il progressivo allentamento dei lockdown in tutto il mondo hanno permesso al prezzo del petrolio di cancellare (anche se solo parzialmente) le perdite registrate durante l’emergenza coronavirus.

Con il passare delle settimane, però, si è fatta strada la necessità di continuare a ridurre per sostenere un mercato ancora non del tutto equilibrato. Per questo motivo, nella giornata di sabato l’OPEC+ ha deciso di estendere i tagli alla produzione di un altro mese, dunque fino alla fine di luglio.

La riduzione, però, non sarà più di 9,7 milioni di barili al giorno bensì di 9,6 milioni: il Messico, la cui quota è di 100.000 di barili, si è detto contrario all’estensione e ha scelto di rimanere fedele all’accordo di aprile.

L’Iraq, la Nigeria e gli altri produttori che fino a questo momento non hanno aderito perfettamente all’intesa si sono detti pronti a recuperare e ad allinearsi entro settembre.

In seguito all’esaurimento dei tagli di aprile la produzione continuerà sempre in modo scaglionato. Da luglio a fine 2020 si scenderà a 7,7 milioni di barili, mentre da gennaio 2021 fino all’aprile 2022 la quota passerà a 5,8 milioni.

E adesso?

Grazie all’entusiasmo scatenato dall’accordo OPEC+, il prezzo del petrolio ha premuto con vigore sul pedale dell’acceleratore.

La quotazione del WTI si è persino riportata sopra i $40 al barile, un livello osservato l’ultima volta all’inizio di marzo, quando la drammaticità della situazione ha iniziato a palesarsi. Il Brent, invece, è tornato a scambiare sopra i $43 al barile, dopo settimane di profonda debolezza.

Il problema principale adesso sarà garantire l’effettiva osservanza dell’accordo OPEC+ trovato sabato, come ribadito anche dal principe saudita Abdulaziz bin Salman:

“Una effettiva conformità è vitale se vogliamo garantire la stabilità conquistata duramente sul mercato petrolifero globale e se vogliamo ripristinare la fiducia nell’unità e nell’efficacia dell’intero gruppo”.

Secondo Bjornar Tonhaugen, head of oil markets di Rystad Energy, l’accordo dell’OPEC+ è qualcosa di positivo e rappresenterà la base su cui ricostruire il recupero del comparto energetico a meno di nuove ondate di COVID-19 che potrebbero mettere i bastoni fra le ruote al Cartello.

“Anche se di piccole dimensioni, questo taglio è tuttavia importante per quadrare la strategia del gruppo, che quest’anno è passata da tagli ai prezzi, alla riconquista delle quote di mercato, alla guerra dei prezzi interna fino a tagli da record,”

ha fatto notare Damien Courvalin di Goldman Sachs.

Al momento in cui si scrive, intanto, il prezzo del petrolio Brent sta festeggiando l’accordo dell’OPEC+ con un rialzo di 1 punto percentuali oltre i $42 al barile, mentre la quotazione del WTI sta salendo dell’1% oltre i $39. Entrambe si sono affievolite rispetto ai massimi di oltre $40 e $43 toccati nelle ultime ore.

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