Il prezzo del cioccolato potrebbe aumentare sempre di più in Europa

Alessandro Nuzzo

26 Giugno 2026 - 19:45

Dopo il boom e una fase di stabilizzazione, le previsioni parlano di un nuovo aumento per il cacao.

Il prezzo del cioccolato potrebbe aumentare sempre di più in Europa

Chi compra una tavoletta di cioccolato al supermercato probabilmente non ci pensa, ma dietro quel prodotto c’è una delle crisi delle materie prime più violente degli ultimi anni. Il cacao, nella primavera del 2024, ha toccato un record storico di 12.000 dollari a tonnellata, quattro volte in più rispetto al 2022. E anche se c’è stato un parziale rientro dei prezzi, il cioccolato per i consumatori continua a rimanere costoso, con un nuovo rischio che si sta profilando all’orizzonte.

Circa il 70% del cacao mondiale è prodotto in soli due Paesi: Costa d’Avorio e Ghana. Tra il 2023 e il 2024, una combinazione di siccità, malattie delle piante e scarsa gestione delle coltivazioni ha provocato una riduzione drastica dei raccolti. Il risultato è stato un deficit globale di cacao, nella stagione 2023-2024, di 494.000 tonnellate, il più ampio da almeno sessant’anni. Di conseguenza, i prezzi sono schizzati alle stelle, arrivando a superare addirittura quelli del rame.

Nei mesi successivi, grazie a condizioni meteo più favorevoli e a un calo della domanda, dovuto proprio ai prezzi elevati che hanno spinto i consumatori a ridurre gli acquisti, c’è stata una parziale normalizzazione. Questo ha portato a un surplus di 400.000 tonnellate nella stagione 2025-2026. Quest’anno il cacao ha registrato un ribasso del prezzo di circa il 40% e, su base annua, il calo potrebbe sfiorare il 70%. Ma questa tregua potrebbe essere soltanto un’illusione, perché nei prossimi mesi i costi potrebbero tornare nuovamente a salire.

Perché il prezzo del cacao potrebbe tornare a salire

Gli esperti hanno infatti aggiornato al ribasso la previsione sul surplus globale di cacao nella stagione 2026-2027, portandola a 149.000 tonnellate rispetto alle 267.000 tonnellate previste a gennaio. A causare questa revisione sono le preoccupazioni legate all’impatto di El Niño sulla produzione in Africa occidentale. Questo particolare fenomeno atmosferico, che può provocare siccità e temperature molto elevate, rischia di ridurre nuovamente i raccolti e quindi di far aumentare di diverse migliaia di dollari il prezzo di una tonnellata di cacao. Attualmente i futures sul cacao oscillano tra i 4.000 e i 5.000 dollari a tonnellata e nelle ultime settimane si sono già registrate fiammate superiori al 5-6% in una sola seduta.

L’Europa rischia di essere il mercato più esposto a un nuovo aumento delle quotazioni del cacao. Il problema, infatti, non riguarda soltanto il prezzo della materia prima. L’Europa è il più grande mercato mondiale del cioccolato, con circa il 35% delle vendite globali, ma è anche uno dei mercati più vincolati dai regolamenti. Il regolamento europeo sulla deforestazione, ad esempio, impone che il cacao importato non provenga da terreni deforestati dopo il 2020. Si tratta di una misura giusta sul piano ambientale, ma che rischia di escludere una quota significativa dell’offerta disponibile, perché oggi pochissime aziende africane soddisfano pienamente questi requisiti.

Il risultato è una riduzione dell’offerta ammissibile, che può far salire ulteriormente i prezzi. Regole molto stringenti, in un mercato globale già sotto pressione, finiscono quindi per limitare la disponibilità di cacao, aumentando i costi e riducendo la competitività soprattutto delle piccole aziende locali.

I grandi produttori, invece, hanno più strumenti per difendersi. Possono utilizzare sostituti del burro di cacao, ridurre le dimensioni delle confezioni senza abbassare il prezzo oppure spostare parte della produzione in Paesi con normative meno stringenti. Le piccole aziende, che puntano sulla qualità senza compromessi, non hanno la stessa flessibilità e molte sono già entrate in difficoltà negli anni scorsi proprio a causa della crisi. Alla fine, come spesso accade, a pagare le conseguenze maggiori sarà il consumatore finale, perché il cioccolato rischia di costare sempre di più.

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