Prezzo della benzina, il piano per tagliare i costi del carburante: ecco cosa succederà nelle prossime settimane

Giacomo Andreoli

12 Luglio 2022 - 14:59

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Il prezzo di benzina e diesel continua a scendere, ma secondo l’esperto Nicola Pedde, intervistato da Money.it, rimarrà volatile. Intanto M5s e Lega preparano un piano per tagliare ancora le accise.

Prezzo della benzina, il piano per tagliare i costi del carburante: ecco cosa succederà nelle prossime settimane

Il prezzo di benzina e diesel scende, ma i carburanti continuano a costare tanto, rimanendo attorno alla soglia psicologica dei 2 euro al litro, almeno 40 centesimi sopra la media di un anno fa. Secondo i dati del ministero della Transizione ecologica, nella settimana dal 4 al 10 luglio il prezzo medio della benzina è stato di 2.028 euro e quello del diesel 1,981, con riduzioni rispettivamente dell’1,77% e del 2,02% rispetto ai sette giorni precedenti.

Ad oggi il prezzo medio della benzina in modalità self è 2,021 euro/litro (contro il precedente 2,030) e in modalità servito è a 2,163 euro/litro (contro 2,167). In alcuni distributori, però, si arriva a punte di 2,05 e 2,167 euro al litro per le due modalità. Il diesel self è in media 1,977 euro/litro (dai 1,988 precedenti), con il servito a 2,122 euro/litro (da 2,126).

A spingere in basso i prezzi, come conferma a Money.it il direttore dell’Istitute for global studies Nicola Pedde, sono i tagli della scorsa settimana sui prezzi raccomandati e la discesa delle quotazioni del petrolio, con il mercato che andrebbe verso una stabilizzazione. Il Brent al momento oscilla tra i 104 e i 105 dollari al litro, mentre sul mercato europeo il prezzo al barile è quotato tra i 104 e i 106 dollari. Ma la componente finanziaria del prezzo rimane volatile, sulla scia delle incertezze internazionali.

Nel frattempo la politica ragiona su un nuovo taglio delle accise: il prossimo 2 agosto scadrà la riduzione di 30 centesimi (25 di accise e circa 5 sull’Iva) sul prezzo di benzina, diesel e gpl. Il Movimento 5 Stelle, spalleggiato dalla Lega, spinge per portare il taglio verso i 50 centesimi, tenendo saldamente il prezzo sotto la soglia dei 2 euro. Come potrebbe cambiare quindi il costo dei carburanti nelle prossime settimane?

Prezzo della benzina, Pedde: «Scenderà ancora»

Il prezzo dei carburanti - spiega Pedde- è formato da tre fattori: accise, produzione e una parte finanziaria. La volatilità in questo momento è la costante ed è legata a quest’ultima parte, per le percezioni variabili sulla stabilità del sistema di produzione e trasporto. Si tratta di aspettative discrezionali, influenzate dalla guerra in Ucraina e dall’inflazione”.

In un momento di tensioni internazionali importanti, quindi, non ci sono rassicurazioni definitive sul fatto che il prezzo di benzina e diesel non torni a salire. Tuttavia, secondo Pedde, a differenza del mercato del gas, quello del petrolio ha raggiunto un certo equilibrio e questo porta a pensare a ulteriori cali nelle prossime settimane sul prezzo dei carburanti.

Oggi i colli di bottiglia nel settore energetico - aggiunge l’esperto - sono nel mercato del gas, mentre quello petrolifero è flessibile e permette di gestire le crisi in modo più efficiente. Poi il settore ha iniziato la sua fase di declino, la filiera tenderà a portare i prezzi al ribasso”. Difficile, insomma, che si arrivi ai picchi vicini ai 2,5 euro al litro visti a inizio marzo.

Per cambiare radicalmente le cose, secondo Pedde, bisognerebbe modificare il metodo di formazione del prezzo dei carburanti al livello internazionale, ma è un’opzione “praticamente impossibile, soprattutto in questo momento di crisi e tensioni geopolitiche”.

Taglio delle accise, il piano di Lega e M5s

Quindi le forze politiche di maggioranza ragionano su un nuovo intervento di emergenza ad agosto. Il ministro per la Transizione ecologica Roberto Cingolani ha promesso che il taglio delle accise verrà prorogato dopo la scadenza del 2 agosto, ma a Movimento 5 Stelle e Lega non basta.

La richiesta, come detto, è portare il taglio vicino alla soglia dei 50 centesimi al litro. Per farlo bisognerebbe quasi raddoppiare l’attuale dotazione da un miliardo di euro al mese, con i ministeri dello Sviluppo economico e dell’Economia che frenano.

I 5 Stelle fanno notare che il prezzo della benzina è molto simile a quando non c’era il taglio delle accise, nonostante il Brent continui a scendere, e puntano il dito contro la speculazione. Per questo chiedono al governo di fare pressioni sugli operatori, come sta facendo l’esecutivo francese con Total.

Quindi propongono di trovare ulteriori risorse dall’extragettito dell’Iva determinato dall’inflazione e di ampliare la tassa sugli extraprofitti dei settori energetici (attualmente al 25% solo per alcune aziende) alle società di raffinazione o importazione del petrolio. Alcune di queste, negli ultimi mesi, hanno triplicato il costo della commissione di intermediazione (fino a 24 centesimi al litro).

La possibile tassa sugli extraprofitti degli operatori italiani di petrolio

Secondo Pedde, tuttavia, questa ipotesi di ampliare la tassa sugli extraprofitti non sarebbe una soluzione praticabile, perché rischierebbe di penalizzare gli operatori italiani senza risolvere il problema alla radice. “Mi sembra una scelta un po’ campata per aria - dice - non molto risolutiva: i risultati non sarebbero significativi e si rischierebbe di non ricavare tanti soldi”.