Previsioni materie prime 2025: dove andranno i prezzi petrolio e del gas naturale

Laura Naka Antonelli

11/12/2024

Le previsioni sui prezzi del petrolio e del gas naturale per il 2025 stilate dagli analisti tra tensioni geopolitiche e dinamiche della domanda e dell’offerta.

Previsioni materie prime 2025: dove andranno i prezzi petrolio e del gas naturale

Cosa faranno i prezzi delle materie prime, o anche commodities, nel corso del 2025?

Il focus è sul petrolio, dopo l’ultima decisione sulla produzione annunciata dall’OPEC+, ma anche sui prezzi del gas.

Occhio dunque alle previsioni che gli analisti stanno stilando sia sul trend dei prezzi dei contratti sul crude oil WTI e Brent che sulla direzione dei contratti futures sul gas naturale scambiati ad Amsterdam, dunque del Dutch TTF Natural Gas.

Al momento, vale la pena di ricordare che i contratti futures sul petrolio WTI con scadenza a gennaio 2025, scambiati sul Nymex, oscillano attorno alla soglia di $69 al barile, mentre il contratto Brent quotato all’ICE di Londra con scadenza a febbraio 2025 oscilla poco al di sotto di quota $73 al barile.

Sulla piazza TTF di Amsterdam il gas naturale è scambiato attorno a 45 euro al MWh (per megawattora).

Le previsioni sui prezzi del petrolio nel 2025 stilate da UniCredit

Nel rapporto dedicato alle previsioni per il 2025, gli analisti di UniCredit hanno dedicato una sezione al trend stimato per le commodities: nella prima parte, gli esperti hanno annunciato l’outlook stimato per i prezzi del petrolio e del gas naturale.

Per quanto riguarda il petrolio, va ricordata l’ultima mossa di quest’anno dell’OPEC+, l’organizzazione di cui fanno parte i Paesi OPEC come l’Arabia Saudita e i Paesi non OPEC come la Russia che, preoccupata in modo evidente per il trend ribassista dei prezzi del crude oil, ha deciso di posticipare all’aprile del 2025 la decisione di riaprire i rubinetti del petrolio, e dunque di iniziare a ribaltare i tagli alla produzione ancora in essere.

La divisione di ricerca di UniCredit ha fatto riferimento proprio alla “congiuntura difficile” che l’organizzazione sta attraversando, che la sta portando a destreggiarsi con i propri attuali limiti produttivi in un contesto in cui alcuni suoi Paesi membri “puntano a normalizzare la produzione”, che continua per l’appunto a essere ancora frenata da quei tagli di 2,2 milioni di barili al giorno. Tagli che potrebbero tra l’altro continuare a essere confermati, per un tempo che potrebbe essere più lungo rispetto a quanto l’OPEC ha annunciato.

Nel report di UniCredit si legge infatti che, “volgendo lo sguardo al 2025, alla luce della robusta offerta di petrolio dal Nord America (che potrebbe beneficiare del sostegno all’industria promesso dalla nuova amministrazione Trump) e considerata la previsione di una domanda globale fiacca, l’OPEC+ potrebbe trovarsi costretta a prorogare gli attuali tagli alla produzione per tutto l’anno”, dunque per tutto il 2025, andando ben oltre il mese di aprile, identificato per ora come il momento in cui quelle sforbiciate all’offerta inizieranno a essere ridotte.

Detto questo, le condizioni in cui versa la domanda sono tali che “ anche il mantenimento degli attuali livelli di produzione potrebbe portare a un leggero surplus nel mercato petrolifero globale”.

Praticamente, anche con quei tagli attivi, l’offerta di petrolio rimane eccessiva in rapporto alla domanda.

Ripresa prezzi petrolio solo nel 2026? La previsione bullish con fattore Medio Oriente

Di conseguenza, la view degli esperti è che, in assenza di tensioni geopolitiche in Medio Oriente che si trasformino in un conflitto regionale più ampio, “l’OPEC+ cercherà di stabilizzare il prezzo del Brent attorno a 75 USD al barile ”.

Successivamente, “entro il 2026”, quando la domanda inizierà a migliorare, “l’OPEC+ tornerà probabilmente ad incrementare l’offerta di petrolio sul mercato, con il prezzo del Brent che dovrebbe muovere verso gli 80 dollari al barile”.

UniCredit nel suo outlook non esclude uno scenario bullish per i prezzi del petrolio, facendo notare che un eventuale “allargamento del conflitto in Medio Oriente potrebbe spingere il prezzo del Brent oltre i 100 USD al barile ”.

Queste previsioni si farebbero ancora più bullish, “se venissero presi di mira giacimenti petroliferi o impianti di raffinazione in Iran o in Arabia Saudita, o nel caso di un blocco temporaneo dello Stretto di Hormuz, attraverso il quale transita circa il 20% dell’offerta mondiale di petrolio”.

In questi casi, infatti, le quotazioni del Brent potrebbero schizzare anche oltre i 130 dollari al barile, un valore che verrebbe confermato, si legge nell’analisi, “fino all’arrivo di chiari segnali di completo ripristino dell’offerta mondiale di petrolio”.

Le previsioni sui prezzi del gas naturale

Per quanto riguarda invece l’outlook sui prezzi del gas naturale, viene fatto notare che, “grazie ad un inverno 2023-2024 mite, già a metà dello scorso agosto lo stoccaggio di gas in Europa aveva raggiunto il 90% della capacità”.

Tuttavia, “la domanda si sta comunque stabilizzando su livelli bassi, probabilmente per effetto dei cambiamenti strutturali determinati dagli incrementi dell’efficienza energetica, dalla diversificazione a favore di combustibili diversi dal gas e da stringenti vincoli relativi ad obiettivi climatici”.

In particolare, “nei settori industriali, parte di questa debolezza deriva da perdite permanenti di produzione in settori ad alta intensità energetica, che stentano a competere a livello globale a causa dei prezzi del gas naturale che rimangono al di sopra dei livelli precedenti la guerra in Ucraina”.

In ogni caso, spiega UniCredit, il meteo come al solito avrà grande voce in capitolo nel trend dei prezzi. Infatti, proprio “un possibile aumento della domanda di riscaldamento dovuto alla diminuzione delle temperature potrebbe spiegare la recente volatilità dei prezzi e probabilmente manterrà i prezzi del TTF nell’intervallo 40-45 EUR/MWh per tutto l’inverno ”.

Europa più indipendente da gas Russia, ma fino a che punto?

Dall’altro lato, gli esperti hanno fatto notare comunque che “ l’Europa ha di fatto ridotto la propria dipendenza dal gas russo attraverso la diversificazione delle forniture”, al punto che “attualmente la produzione interna costituisce il 45% circa dell’offerta europea, seguita dalle importazioni di GNL (35%) e gas trasportato attraverso gasdotti (20%)”.

In questo contesto, “un incremento del 20% della domanda di riscaldamento potrebbe comportare una carenza di circa 20 miliardi di metri cubi, che renderebbe necessario aumentare le importazioni di GNL. Interruzioni temporanee potrebbero rompere gli equilibri nelle forniture di gas, soprattutto se l’inverno sarà più rigido della media”.

La verità infatti è che, “nonostante gli sforzi di diversificazione, l’Europa dipende ancora dal gas e dal GNL russi per il 12,5% circa dei suoi consumi complessivi”.

Di conseguenza, la previsione bullish annunciata da UniCredit indica che “un’escalation del conflitto Russia-Ucraina probabilmente spingerebbe i prezzi del TTF verso i 100 EUR/MWh ”.