Non sempre quanto si prestano soldi ai parenti c’è la sicurezza che vengano restituiti perché la legge tutela la solidarietà familiare. Vediamo come proteggersi.
Quando si prestano soldi ai parenti con un bonifico non basta la ricevuta per riavere indietro il denaro, ma servono determinate prove. Non accade raramente che in momenti di bisogno ci si rivolga a un familiare per avere un prestito: il vantaggio immediato è che, a differenza della banca, nella maggior parte dei casi il familiare non chiede interessi sul denaro.
Ma chi presta soldi a un familiare deve fare molta attenzione perché il prestito potrebbe essere interpretato come solidarietà familiare senza obbligo di rimborso. Ecco a cosa prestare attenzione quando si prestano soldi a un familiare e come fare in modo che questi vengano realmente restituiti.
Cosa dice la legge sui prestiti?
L’articolo 2740 del codice civile stabilisce che:
Il debitore risponde dell’adempimento delle obbligazioni con tutti i suoi beni presenti e futuri. Le limitazioni della responsabilità non sono ammesse se non nei casi stabiliti dalla legge.
L’articolo 1813 del codice civile, invece, chiarisce:
Il mutuo e’ il contratto col quale una parte consegna all’altra una determinata quantita’ di danaro o di altre cose fungibili, e l’altra si obbliga a restituire altrettante cose della stessa specie e qualita’.
In teoria, quindi, non ci sono sostanziali differenze tra un prestito ricevuto dalla banca e quello ricevuto da un privato. Bisogna, però, fare attenzione ai prestiti che nascono tra familiari perché in questo caso la situazione può essere diversa.
Prestiti tra familiari, cosa dice la legge?
La giurisprudenza considera le somme scambiate tra familiari come donazioni per solidarietà e non c’è un vero e proprio obbligo di restituzione.
Se Paolo chiede un prestito di 10.000 euro al fratello Pietro, anche se Pietro elargisce la somma con bonifico, non basta la ricevuta del bonifico a provare che si tratta di un prestito e che Pietro si aspetta che la somma venga restituita.
Nello scambio di soldi tra parenti, infatti, i giudici tendono a qualificare il passaggio delle somme come donazione. E poco conta che tra chi ha elargito la somma e chi l’ha ricevuta ci sia un accordo verbale. Il problema vero nasce quando i rapporti tra le parti si deteriorano: un litigio tra i due fratelli, infatti, in mancanza di prove porterà Paolo a poter tenere i 10.000 euro a meno che Pietro non riesca a dimostrare che si trattava realmente di un prestito.
La legge tutela chi ha ricevuto denaro da un parente e serve una prova contraria molto solida per poter dimostrare che si trattava di un prestito e non di un regalo (al di là di quelli che possono essere gli accordi presi a voce). Infatti, in assenza di prove, il giudice presume che tra parenti ci si aiuti.
Come si dimostra che si tratta di un prestito?
Per poter dimostrare che si tratta di un prestito e ottenere, quindi, la restituzione delle somme è necessario che si dimostri che esiste un contratto provando che fin dall’inizio ci fosse un accordo che prevedeva la restituzione.
La Corte di Cassazione con la sentenza 17050 del 2014 è stata molto chiara al riguardo: chi ha prestato il denaro deve provare che si tratta di un prestito con elementi concreti. Tra le prove che possono essere concrete rientrano scambi di sms o email in cui il beneficiario riconosce che si tratta di un prestito da restituire. Altra prova che dimostra la sussistenza del debito potrebbe essere la restituzione anche parziale della somma o testimonianze di terzi che confermino che tra le parti c’era un accordo per il rimborso delle somme.
La prova più efficace, in ogni caso, rimane una scrittura privata tra le parti con la quale si attesti che i soldi trasferiti sono frutto di un prestito. Nella scrittura, inoltre, è bene indicare anche i termini per la restituzione.
La ricevuta di un bonifico, anche se specifica che si tratta di un prestito, non basta per dimostrare che le somme vanno restituite. Scrivere «Prestito» nella causale del bonifico è un’azione unilaterale: chi elargisce il denaro scrive «prestito», ma chi lo riceve potrebbe dire di non aver mai concordato la restituzione. Serve un documento firmato da entrambi (scrittura privata). Nei prestiti tra parenti, quindi, si deve fare molta più attenzione perché il rischio che le somme non vengano restituite dipende dalla propria capacità di dimostrare con prove reali che l’accordo in origine prevedeva, appunto, la restituzione.
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