Prescrizione Tari 2023, i termini entro cui il Comune può pretendere la tassa sui rifiuti

Ilena D’Errico

18 Gennaio 2023 - 23:45

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Anche la Tassa sui rifiuti va in prescrizione. Ecco cosa non si deve più pagare nel 2023.

Prescrizione Tari 2023, i termini entro cui il Comune può pretendere la tassa sui rifiuti

Il pagamento della Tassa sui rifiuti, o semplicemente Tari, spetta a tutti i possessori o detentori di immobili e aree in grado di produrre rifiuti urbani. Questa tassa, oltretutto, non dipende dall’effettivo utilizzo del servizio, ma deve essere sempre pagata. L’unico caso in cui è possibile evitare il pagamento consiste nella prescrizione della Tari. Questo significa che se il comune supera i limiti per pretenderne il pagamento, il debito è nullo.

Termini entro cui il comune può richiedere il pagamento della Tari

La tassa sui rifiuti è un’imposta di tipo locale, pertanto ha tempi di prescrizione decisamente più brevi rispetto alle imposte statali. Di preciso, i tributi locali, compresa la Tari, hanno un termine di prescrizione pari a 5 anni. Il conteggio deve partire dal 1° gennaio dell’anno successivo all’anno in cui matura il tributo e bisogna effettuare il versamento. In sostanza, il comune ha tempo per richiedere il pagamento entro il 31 dicembre del quinto anno. In tal proposito, bisogna considerare la data della raccomandata.

Il conteggio degli anni utili alla prescrizione inizia dal 1° gennaio perché ogni comune prevede diverse scadenze temporali per il pagamento. Questa regola permette quindi di avere una disciplina uniforme e più semplice da verificare.

Prescrizione della Tari nel 2023

Essendo da poco iniziato l’anno, sono di recente andati in prescrizione alcuni debiti sulla Tari. In particolare, dal 1° gennaio 2023 non è più dovuto il pagamento della tassa relativa all’anno 2017. Il comune potrebbe comunque inviare ancora un avviso di pagamento legittimo. Il debitore, infatti, non può limitarsi a non pagare, bensì deve impugnare la richiesta entro 60 giorni dal ricevimento. Oltre questo limite, oppure senza l’impugnazione, l’atto diventa definitivo e il pagamento è dovuto nonostante la prescrizione. Quest’ultima, infatti, non viene rilevata d’ufficio ma deve essere richiesta dalla parte interessata.

Allo stesso tempo, prima di agire con il ricorso, è possibile anche presentare direttamente al comune un’istanza di autotutela per chiedere l’annullamento della richiesta di pagamento per via della prescrizione. La presentazione dell’istanza di autotutela al comune, tuttavia, non influisce sul termine di 60 giorni entro cui deve essere presentato il ricorso formale davanti al giudice. Questo, tuttavia, è possibile soltanto se non è stata interrotta la prescrizione della Tari. Ogni richiesta di pagamento, infatti, fa ripartire il calcolo dei 5 anni dal giorno successivo al ricevimento.

Prescrizione della cartella di pagamento Tari

La medesima normativa prevista per la prescrizione della Tari si applica anche alla cartella di pagamento della Tari. Questo è rilevante nel caso in cui il comune abbia provveduto a richiedere il pagamento nei tempi previsti, ma che per il mancato saldo del tributo, questo sia stato iscritto a ruolo. In questo caso, il comune affida a un agente per la riscossione esattoriale il recupero coattivo dell’importo. Il primo passo di questa procedura è proprio l’invio della cartella di pagamento che, al pari della Tari stessa, va in prescrizione dopo 5 anni, contati questa volta dal giorno successivo al ricevimento.

Nel concreto, va in prescrizione anche una parte delle cartelle esattoriali inviate nel 2017, a prescindere dall’anno cui fanno riferimento. Anche in questo caso, tuttavia, è necessario che la prescrizione non sia stata interrotta, e il debitore è tenuto comunque al ricorso presso la Commissione tributaria provinciale.

Come pagare meno la tassa sui rifiuti

Prima di arrivare alle spiacevoli conseguenze della riscossione coattiva, senza attendere i tempi di prescrizione (che potrebbero venire interrotti da un giorno all’altro) si può usufruire delle riduzioni Tari. Oltre a quelle previste in modo specifico dai comuni, la legge nazionale prevede infatti una serie di riduzioni che consentono di pagare mano la tassa. Le riduzioni permettono di pagare di meno, ma per adempiere al pagamento di un debito già presente è possibile richiedere una rateizzazione. Quest’ultima è stata disciplinata dalla legge di bilancio 2020, che consente la ripartizione fino 72 rate mensili, purché il debitore sia in difficoltà oggettiva.

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